DIOCESI – Nell’ambito del progetto su comunicazione ed informazione denominato “La foresta che cresce“, il giornale L’Ancora ha indetto un concorso rivolto agli studenti e alle studentesse delle Scuole Superiori del Territorio: ogni giovane che ha preso parte al progetto potrà scegliere una notizia della settimana precedente e commentarla con un articolo scritto singolarmente o a più mani. Tutti gli articoli verranno pubblicati, di volta in volta, sul giornale L’Ancora e durante il Meeting Nazionale dei Giornalisti e delle Giornaliste, che si terrà tra la fine di Maggio e l’inizio di Giugno 2026 a San Benedetto del Tronto, verranno decretati i vincitori o le vincitrici.
Oggi pubblichiamo l’articolo scritto dalle studentesse Cesarina Mariani, Matilde Modesti ed Aurora Razzè, della classe 3ª B del Liceo Scientifico “Orsini” di Ascoli Piceno.
Di Cesarina Mariani, Matilde Modesti ed Aurora Razzè
La Liberazione non è stata solo la fine di un’occupazione straniera (nazista) e di una dittatura ventennale (quella fascista), ma l’atto di nascita della nostra libertà.
Tutto prende inizio l’8 Settembre del 1943 con l’Armistizio di Cassibile. L’esercito italiano rimane senza ordini e i Tedeschi occupano la zona centro-settentrionale dell’Italia. Proprio in questa situazione di pericolo, l’Italia si unisce in quella che è la prima formazione partigiana: il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) che riunisce tutti i partiti antifascisti. Per mesi i partigiani combattono una specie di “guerra nella guerra”, subendo stragi feroci, ma non perdendo mai la speranza di vittoria e di un’Italia libera.
Nell’Aprile del 1945 gli Alleati anglo-americani volano in Italia e nel frattempo il CLNAI decide di muoversi prima del loro arrivo per tentare di mostrare una certa autonomia.
L’Italia in quel momento storico è divisa in due:
a sud il Regno d’Italia già liberato dagli alleati, a nord resiste la Repubblica Sociale Italiana (RSI) di Mussolini, uno stato fantoccio sotto il controllo della Germania nazista.
Si rafforza intanto una formazione partigiana di circa 20000 combattenti attivi dietro le linee nemiche.
Alle ore 8:00 del 25 Aprile del 1945 l’Italia riceve l’ordine generale da parte del Comitato di “Salire o Perire”: l’obiettivo è quello di imporre la resa e prendere il controllo delle centrali elettriche, delle fabbriche e le prefetture per evitare che i Tedeschi in una eventuale ritirata distruggessero le infrastrutture.
Benito Mussolini fugge da Milano travestito da soldato tedesco, ma viene catturato a Dongo e giustiziato in pubblica piazza il 28 Aprile.
La guerra in Italia termina il 3 Maggio con la resa formale delle truppe tedesche.
Prima del 25 Aprile l’autorità proviene dall’alto, ma dopo la liberazione dal regime fascista passa nelle mani dei rappresentanti del popolo che nel 1948 generano la Costituzione Italiana.
Importante è ricordare anche il fondamentale ruolo delle “staffette partigiane”, giovani donne che trasportano ordini, comandi, messaggi in codice e giornali clandestini tra le città e le brigate di montagna. Spesso in bicicletta portano cibo, vestiti, munizioni, medicinali nascosti sotto la spesa o nelle doppie fodere dei vestiti. Il loro punto di forza è l’invisibilità: i nazifascisti non si aspettano che una giovane ragazza possa in realtà essere una soldatessa attiva della resistenza. Partecipano quindi alla sfilata della Liberazione, rivendicando il loro ruolo.
Con la proclamazione del 25 Aprile 1945, si vuole dimostrare al mondo che gli Italiani stanno cacciando i nazifascisti con le proprie forze, per avere più voce nel trattato di pace, gettando le basi per la futura Repubblica e Costituzione.
“Arrendersi o morire” è l’ultimatum lanciato dai partigiani alle truppe occupanti.
A distanza di 81 anni da quel 25 Aprile, nella nostra Provincia la scorsa settimana è stato organizzato un programma ricco di attività istituzionali, cerimonie di memoria e momenti di partecipazione popolare.
Ecco come si è svolta la giornata: come di consueto la giornata ha preso avvio con la deposizione della corona davanti al Palazzo del Governo ad Ascoli Piceno, in Piazza Simonetti; successivamente a Piazza Roma è stata deposta la corona sul monumento ai caduti la cui deposizione è stata accompagnata dalle note del Silenzio e con gli onori militari resi dal picchetto del 235° Reggimento Piceno. Presenti tutte le autorità e numerosi anche i rappresentanti del mondo economico, sociale, produttivo e professionale.
Poi le celebrazioni si sono spostate al Colle San Marco, luogo importante perché il 3 Ottobre 1943 fu il centro di un’eroica resistenza partigiana contro le truppe nazifasciste.
Qui, dopo aver posto corone davanti al Cippo e sul Sacrario, ci sono stati gli interventi delle autorità che hanno sottolineato l’importanza di questo giorno e il nostro vescovo Giampiero Palmieri ha celebrato la messa in suffragio di tutti i caduti.
Molte persone hanno trascorso questa giornata su questo Colle soprattutto sul Pianoro, una tradizione che ogni anno si rinnova che richiama giovani e famiglie per trascorrere una giornata all’ aria aperta tutti insieme tra musica, divertimento e tanto altro.
Il 25 Aprile non è una data qualsiasi sul calendario, bensì ricorda il momento in cui l’Italia civile si è ripresa la sua dignità, smettendo di obbedire ed iniziando a decidere.
La Liberazione ha portato alla democrazia, che però è un sistema dinamico che richiede energia e partecipazione per non scivolare nuovamente nel disordine e nell’autoritarismo.
Oggi, invece, si vede molto spesso indifferenza e “l’indifferenza è il peso morto della storia” (Gramsci).
L’indifferenza porta ad accettare le decisioni altrui, invece noi giovani siamo chiamati a conoscere e ricordarci della Liberazione, perché ci insegna che “prendere parte”, essere partigiani, è l’unico modo per non subire le decisioni altrui.





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