Pace e Giustizia. Una fonte di stabilità in tempi incerti”: è il titolo di una lettera che i vescovi olandesi hanno pubblicato il 15 Aprile 2026 e che riflette sui cambiamenti in corso nell’ordine mondiale che portano “disordini, instabilità e conflitti”, le cui conseguenze si sentono anche nei Paesi Bassi in termini di “libertà, prosperità e sicurezza”, scrivono i vescovi.

Ma in questo tempo, “la fede offre un punto d’appoggio, una direzione, una speranza e conforto”.

La lettera, spiega un comunicato stampa che ne accompagna l’uscita, risponde anche a sollecitazioni che i cappellani militari hanno veicolato ai vescovi perché “l’instabilità mondiale si ripercuote all’interno delle forze armate”, suscitando domande e facendo aumentare “la richiesta di assistenza spirituale con l’aggravarsi della minaccia”, spiega la nota.

La lettera pastorale è un distillato di dottrina sociale della Chiesa: la pace nasce dalla giustizia, si spiega, pace non è disarmare e sconfiggere l’avversario, ma restituirgli la dignità, lavorare per un futuro condiviso, ricercare il bene comune.

L’uso della forza per autodifesa è giustificato “solo come ultima risorsa, ad esempio quando il proprio Paese è sotto attacco o in caso di violazioni dei diritti umani”, ma deve rimanere “proporzionato, efficace e limitato”.

Poi si citano la Pacem in Terris e Papa Francesco e Leone XIV. E, sostengono i vescovi, “abbiamo bisogno di una prospettiva europea sulla sicurezza ampiamente condivisa, fondata sulla pace, in cui la dignità umana, l’integrità territoriale, la sovranità nazionale e la solidarietà internazionale siano i valori guida”.

La Chiesa deve impegnarsi con le altre organizzazioni della società civile per comprendere come diventare più resilienti. E pregare, mentre si continua a lavorare per la pace e la giustizia.

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