SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nella chiesa di San Giuseppe si conservano due interessanti dipinti, molto utili per parlare delle iconografie mariane. Stiamo parlando della Madonna del Rosario di Andrea Tavernier (1858-1932) e della Sacra Famiglia di Armando Marchegiani (1902-1907).

Andrea Tavernier, pittore piemontese, soggiornò a San Benedetto del Tronto, ospite dei baroni Cornacchia. In questo suo dipinto riprende un soggetto molto ricorrente nella storia dell’arte, ovvero la Madonna del Rosario, nel quale la Vergine, per mezzo del suo Divin Figlio distribuisce corone del rosario allo “spagnolo” San Domenico Guzman e all’ “italiana” Santa Caterina da Siena. Domenico (1170-1221) fondò l’Ordine dei Predicatori per combattere con l’evangelizzazione l’eresia catara che si era diffusa nel sud della Francia e che aveva un profondo odio per tutto ciò che è materiale. Si racconta che nel 1212 la Madonna apparve a San Domenico e gli consegnò la corona del rosario come arma spirituale per sconfiggere questa pericolosissima visione del mondo e della vita. Proprio per questo motivo ci si rivolge alla Madonna con le parole «Tu sola cunctas haereses interemisti» ovvero «Tu da sola hai sconfitto tutte le eresie». Caterina (1347-1380), figlia spirituale di San Domenico, ha avuto il grande merito di aver riportato il 17 gennaio 1377 a Roma il papa Gregorio XI dopo il lungo periodo della cattività Avignonese nel quale per una settantina di anni i pontefici risiedettero, quasi come ostaggi del sovrano, in Francia. L’iconografia della Madonna del Rosario si diffuse soprattutto dopo la Battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571, quando la flotta cristiana – in modo del tutto inaspettato vista l’inferiorità delle sue forze – sconfisse quella islamica. Il felice esito di questo scontro fu attribuito da Papa San Pio V, anch’egli domenicano, alla potente intercessione della Vergine Maria. Detto per inciso, questo pontefice è anche all’origine della istituzione della Diocesi di Ripatransone, proprio nel 1571. Egli fu anche il mentore del nostro cardinale Felice Peretti, il futuro Sisto V. Altre Madonne del Rosario nel nostro territorio si trovano presso la chiesa di San Benedetto Martire e presso la sede di Montalto dei Musei Sistini, però queste due tele, a differenza di quella che abbiamo sotto i nostri occhi, hanno dei medaglioni con rappresentati i 15 misteri del rosario. È una Madonna del Rosario anche quella nella seicentesca tela fatta restaurare e collocare da San Bartolo Longo nel celebre santuario di Pompei. Questo edificio sacro ha una cupola decorata al suo interno dal pittore Angelo Longo che ha rappresentato la bellezza di 327 personaggi. Di questo valente artista conserviamo nella Pinacoteca del Mare due tele: in una l’artista ha rappresentato delle donne che aspettano sulla riva del mare il ritorno dei loro mariti in mare e nell’altra l’asciugatura delle vele.

Alfredo Marcheggiani, artista locale e allievo di don Luigi Sciocchetti, è l’autore dell’altro bel dipinto presente nella nostra chiesa. Prima di parlarne, cerchiamo di vedere come la Sacra Famiglia è stata rappresentata nell’arte. Dei quattro vangeli canonici scritti fra il 50 e il 100 solo Matteo e Luca forniscono delle informazioni sulla infanzia e sull’adolescenza di Gesù. Le successive generazioni di cristiani, desiderose di avere maggiori informazioni su questa parte della vita del Signore, produssero quelli che chiamiamo vangeli apocrifi che, essendo scritti fra il II e il IV secolo, non hanno alcuna attendibilità storica, ma sono stati sovente fonte di ispirazioni per numerosi artisti. Fra questi scritti tardivi spicca il Protovangelo di Giacomo scritto fra il 140 e il 170. Qui leggiamo che numerosi pretendenti si presentarono con le loro verghe per prendere Maria come sposa, ma solo quella di Giuseppe fiorì, indicando che egli era il prescelto da Dio e infatti fu proprio lui a sposare la Vergine. Questi passi del Protovangelo di Giacomo sono stati rappresentati da Giotto nella Cappella degli Scrovegni. Ovviamente la prima scena nella quale troviamo rappresentata la Sacra Famiglia è quella della Natività: nelle rappresentazioni più antiche, come quelle delle icone orientali, la Madonna è stesa, Giuseppe è pensieroso e il bambino è deposto nella culla. Più tardi, a seguito delle visioni di Santa Brigida di Svezia (1303-1373), Giuseppe fu rappresentato in piedi e la Vergine Maria in atteggiamento orante davanti al bambinello, come vediamo nel presepe. Frequenti sono le scene di vita familiare ispirate ancora una volta dagli apocrifi o dalla fantasia degli artisti: nel Ritorno di Gesù dal Tempio Simone Martini ha rappresentato Gesù come un adolescente imbronciato davanti al richiamo dei suoi genitori; il seicentesco Lucio Massari ha rappresentato Giuseppe mentre stende il bucato; Josip Botteri Dini nella chiesa di Cristo Re in Porto d’Ascoli ha rappresentato Giuseppe intento a insegnare a suo figlio il mestiere di falegname mentre la Vergine tesse, tema molto ricorrente visto che secondo il Protovangelo di Giacomo Maria lavorò alla tessitura del velo del Tempio di Gerusalemme, lo stesso che si ruppe al momento della morte di Cristo. Quest’ultimo soggetto iconografico fu rappresentato nel seicento dal pittore barocco Esteban Murillo, autore anche di un altra interessate tela dal particolare titolo Due Trinità nella quale alla Trinità vera e propria (Padre Figlio e Spirito Santo), rappresentata in verticale, si affianca la “trinità terrena” della Sacra Famiglia (Maria Giuseppe e Gesù). Veniamo dunque alla nostra Sacra Famiglia dipinta da Alfredo Marchegiani. La Sacra Famiglia è sotto un pergolato. Giuseppe – raffigurato come un adulto, ma non come un anziano – si appoggia a un bastone; la Vergine è seduta, indossa una veste rossa mentre si è tolta il manto blu e tiene per mano il bambino che sta dando a mangiare a delle colombe, forse le stesse che ha animato dopo averle realizzate col fango, come descritto ancora una volta nel Protovangelo di Giacomo. Sullo sfondo ci sono degli aranci, pianta molto diffusa nel Settecento nel nostro territorio, e la città di San Benedetto sullo sfondo con il campanile di San Benedetto Martire e il Torrione.

Altre celebri rappresentazioni della Sacra Famiglia sono quelle del Tondo Doni di Michelangelo e quella di Raffaello per la famiglia Canigiani: qui Elisabetta e San Giovannino fanno compagnia a Gesù, a Maria e a Giuseppe, vestito di giallo e verde, come il San Giuseppe sopra le nostre teste di cui adesso andiamo a parlare. Nel 1964 Michelangelo Bedini ha rappresentato nella volta San Giuseppe in gloria. Gli fanno corona 4 angeli con gli attributi delle Virtù Cardinali, esercitate in modo eccellente da Giuseppe. La Prudenza è la prima delle virtù ed è per questo definita “Auriga virtutum” e infatti è l’unica che ha un diadema. Grazie ad essa sappiamo scegliere quali azioni buone compiere e quali evitare come Giuseppe che decise di prendere Maria come sposa dopo la visione dell’angelo e di fuggire in Egitto per salvare la sua famiglia. La Giustizia, con una spada e un globo, ci fa dare agli altri quello che loro spetta e a Dio il culto che egli desidera; l’evangelista Matteo dice di Giuseppe che era un uomo giusto davanti a Dio. La Fortezza, con uno scudo, ci infonde coraggio davanti alle circostanze avverse della vita come quelle affrontate da Giuseppe quando a Betlemme gli rifiutarono un alloggio. Infine, la Temperanza, che mescola con un’ampolla vino e acqua, ci insegna a essere moderati e a contenerci, come Giuseppe lo fece nei confronti della Madonna.

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