Sorelle Clarisse: “Gesù chiede a noi discepoli di fare comunità, di non essere battitori liberi e di vivere la fraternità”

Condividi questo articolo sui social o stampalo

DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

«Ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali…»: ecco alcuni tratti del discepolo di Gesù!

Innanzitutto il discepolo è un agnello, non si presenta forte, come colui che sa tutto e non ha bisogno di nulla e nessuno, non si presenta come il più grande, ma come colui che è mite e, attraverso questa sua mitezza, porta la Buona Notizia dell’incontro con il Pastore Bello, Colui che, ogni istante, si prende cura del suo gregge, lo custodisce, lo nutre, lo consola, lo cura.

Nessuna borsa ha con sé il discepolo, perché l’annuncio del Vangelo è nel segno della gratuità, della testimonianza di vita, perché il nostro tesoro è lo Spirito che non prende, non possiede, non scambia ma dona!

Nessuna sacca per le provviste perché, prima di tutto, il pane che ci dà vita è quello della Parola e della fraternità. Nemmeno i sandali ai piedi perché i sandali li calzano i soldati e i padroni, e, da discepoli, vogliamo solo porci a servizio della Parola, a servizio dell’uomo!

Da discepoli siamo chiamati ad entrare nelle case, nell’umanità di ogni uomo e donna, non da padroni ma ricchi solo della pace di Cristo.

«Restate in quella casa mangiando e bevendo di quello che hanno…non passate di casa in casa»: non sorvolate sulla vita umana, dice Gesù, ma accompagnate ciascuno nella quotidianità della propria esistenza, aiutandolo ad incontrare Cristo in essa.

Entrare nelle case e nelle città, non essere al di fuori della realtà concreta ma, prendere dimora, stare dentro la storia.

Tutto questo mettendo in conto il rifiuto, l’ostilità, la mancanza di fiducia: non si tratta di vincere o perdere, fare proselitismo e acquisire adepti per la propria causa ma avere coscienza della pazzia, della illogicità di un amore, quello di Cristo per l’umanità, che possiamo donare solo “sprecandolo” a piene mani, senza riserve.

«…li inviò a due a due davanti a sé…»: non ultimo, Gesù chiede a noi discepoli di fare comunità, di non essere battitori liberi e di vivere la fraternità, la solidarietà e l’aiuto reciproco. Ci chiede di precederlo, non di sostituirlo, perché è sempre Lui che converte e non noi, è Lui che ha già riscattato e salvato il mondo. A noi il compito di vivere da salvati e raccontare la salvezza, null’altro, perché tutto è nella mani di Dio.

E’ quello che scrive San Paolo: «Fratelli, quanto a me, non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo…». Tutto questo è fonte di gioia, ci ricorda Gesù, quella gioia che nasce proprio dalla consapevolezza di essere amati da Dio ora e al di là della morte, un Dio che scrive il profeta Isaia è madre: «Voi siete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio così io vi consolerò». Forti di ciò, riprendiamo ogni giorno il nostro cammino perché la pace di Cristo e la sua Parola regnino sempre nei nostri cuori.

Condividi questo articolo sui social o stampalo

Nessun commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *