papa messico 2016

Zenit

Un’alleanza tra impresa e lavoro. Attinge a piene mani alla Dottrina Sociale della Chiesa, Papa Francesco, per proporre una ricetta ai circa 3mila tra imprenditori e lavoratori messicani che ha incontrato al palazzetto dello sport di Ciudad Juárez.

In una delle ultime tappe del suo viaggio apostolico, il Santo Padre ha avuto modo di affrontare un altro tema a lui caro, quello del lavoro. In un Paese in cui ampia è l’emorragia di emigranti e tanti sono i giovani che riempiono le fila della criminalità organizzata, l’allarme è forte. Lo ha rimarcato il Pontefice, sottolineando che “uno dei più grandi flagelli a cui sono esposti i vostri giovani è la mancanza di opportunità di istruzione e lavoro sostenibile e redditizio che permetta loro di fare progetti; e ciò genera in molti casi situazioni di povertà”.

Povertà che – ha aggiunto – è “il terreno favorevole per cadere nella spirale del narcotraffico e della violenza”. Il Papa ha riconosciuto che “il tempo in cui viviamo ha imposto il paradigma dell’utilità economica come principio delle relazioni personali” e che “la mentalità dominante propugna la maggior quantità possibile di profitti, a qualunque costo e in modo  immediato”.

Questo atteggiamento, tuttavia, “non solo provoca la perdita della dimensione etica delle imprese, ma dimentica che il miglior investimento che si può fare è quello di investire sulla gente, sulle persone, sulle loro famiglie”.

Diagnosticando una “mentalità dominante” che provoca in molti casi “lo sfruttamento dei dipendenti come oggetti da usare e gettare”, il Papa ha rammentato che “Dio chiederà conto agli schiavisti dei nostri giorni, e noi dobbiamo fare tutto il possibile perché queste situazioni non si verifichino più”. E “il flusso di capitale non può determinare il flusso e la vita delle persone”.

L’alternativa a questa tendenza risiede allora nella Dottrina Sociale della Chiesa, che taluni interpretano male, come un invito nei confronti degli imprenditori a trasformarsi in benefattori. Francesco ricorda invece che “l’unica pretesa che ha la Dottrina Sociale della Chiesa è quella di porre attenzione all’integrità delle persone e delle strutture sociali”. Perché “ogni volta che, per vari motivi, questa è minacciata, o ridotta a un bene di consumo, la Dottrina Sociale della Chiesa sarà una voce profetica che aiuterà tutti a non perdersi nel mare seducente dell’ambizione”.

Il Magistero della Chiesa – ha spiegato il Papa – indica gli strumenti per raggiungere l’integrità di ogni persona e dunque il “bene di tutti”. Pertanto “tutti noi dobbiamo lottare per far sì che il lavoro sia un’istanza di umanizzazione e di futuro; sia uno spazio per costruire società e cittadinanza”.

È questa la consegna che il Vescovo di Roma lascia al popolo del Messico. E lo fa chiedendo: “Che cosa vuole lasciare il Messico ai suoi figli? Vuole lasciare un ricordo di sfruttamento, di salari inadeguati, di molestie sul lavoro? O vuole lasciare la cultura della memoria del lavoro dignitoso, di un tetto decoroso e della terra per lavorare? In che cultura vogliamo vedere la nascita di quelli che ci seguiranno? Che atmosfera respireranno? Un’aria viziata dalla corruzione, dalla violenza, dall’insicurezza e dalla sfiducia o, al contrario, un’aria in grado di generare alternative, generare rinnovamento e cambiamento?”.

Papa Bergoglio afferma che questo progetto di maggiore equità è un obiettivo non facile da raggiungere. Spiega che “non è facile portare tutte le parti ad una trattativa”, ma che “è peggio e si finisce per fare più danni con la mancanza di trattative e la mancanza di valutazione”. A tal proposito il Papa ha offerto un suo personale amarcord: “Mi diceva un anziano dirigente operaio, onesto, morto con quello che guadagnava, che non si è mai approfittato di nessuno: ‘Ogni volta che dovevo sedermi a un tavolo di negoziati, sapevo che avrei perso qualcosa perché potessero guadagnare tutti’”. Questa “filosofia” della negoziazione è propria anche del Papa, che esclama: “Quando si va a negoziare sempre si perde qualcosa, però guadagnano tutti!”.

Del resto – aggiunge – “il guadagno e il capitale non sono beni al di sopra dell’uomo, ma sono al servizio del bene comune” e “quando il bene comune è piegato al servizio del profitto e il capitale è l’unico guadagno possibile, questo si chiama esclusione, e così si finisce per consolidare la ‘cultura dello scarto’”.

Infine il Papa torna ad evocare il sogno, come aveva fatto ieri, durante l’incontro con i giovani. Cita una di loro, che le ha detto: “Questo mondo ci toglie la capacità di sognare”. Il Pontefice asserisce, e soggiunge: “Quando un ragazzo vede il suo papà o la mamma solo il fine settimana, perché vanno a lavorare quando stanno ancora a dormire e tornano la sera, non va bene, questa è la ‘cultura dello scarto’…”.

Di qui la sua riflessione: “Voglio invitarvi a sognare un Messico in cui il papà e la mamma abbiano tempo per giocare coi propri figli. E questo lo potrete ottenere dialogando, confrontandovi, negoziando, perdendo perché guadagnino tutti…”. In conclusione, il Papa si è di nuovo rivolto alla Vergine di Guadalupe: “Che la Guadalupana, che si è manifestata a Juan Diego, e ha rivelato che quelli apparentemente messi da parte erano i suoi testimoni privilegiati, vi aiuti, qualunque professione abbiate, in questo compito di dialogo, confronto e incontro”.

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