“Le violenze dei giovani ci dicono di un malessere, che diventa aggressività verso gli altri, e il più delle volte verso se stessi”.

Mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, ha risposto così ad una domanda dei giornalisti sul recente accoltellamento di una professoressa da parte di un suo alunno, in una scuola di Roma, e su altri episodi di violenza registrati non solo nelle scuole. “Ci sono casi di autolesionismo importanti a cui non possiamo rassegnarci”, ha proseguito: “Questo significa che gli ambiti educativi, e la scuola in particolare, dovrebbero essere centrali per un Paese, per la politica, per l’attenzione di tutte le forze sociali e della Chiesa. Bisogna investire il più possibile, con intelligenza, risorse e uomini per questa impresa davvero importante”. Nello stesso tempo, secondo Baturi, “c’è fiducia, perché tanti collaborano, a partire da molti insegnanti”. Per il segretario generale della Cei, inoltre, “è interessante che la reazione a certi gesti di violenza incomprensibile sia stato il perdono, la volontà di capire, di ascoltare. C’è un segnale, un grido, una sofferenza muta che a volte ci arriva dai giovani e che attende persone sensibili capaci di decifrarla”.

 

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