DIOCESI – Il 28 luglio 1976 una sentenza della Corte Costituzionale aprì ufficialmente la stagione delle radio libere, mettendo fine al monopolio della radio di Stato. Ma Radio Ascoli aveva già iniziato a far sentire la propria voce: le prime trasmissioni risalgono infatti al 1974, grazie all’iniziativa di giovani, sacerdoti e radioamatori.
Una storia costruita da tante persone. Dai direttori Luigi Feriozzi, don Adriano D’Angelo, don Baldassarre Riccitelli, don Giuseppe Giuliani, don Emidio Fattori, don Andrea Tanchi, don Giampiero Cinelli, fino all’attuale Lanfranco Norcini Pala. E dai vescovi che hanno accompagnato e sostenuto questo progetto, a partire da mons. Marcello Morgante, che volle la nascita della radio, fino a mons. Gianpiero Palmieri.
E poi i tantissimi volontari, collaboratori e conduttori che, spesso lontano dai riflettori, hanno reso Radio Ascoli una presenza quotidiana nelle case del territorio.
Una storia lunga mezzo secolo, capace di cambiare con i tempi senza perdere la propria identità e la propria vocazione: essere una radio al servizio della comunità.
Oggi quella storia continua.
E per capire da dove viene Radio Ascoli, dove si trova oggi e, soprattutto, verso quale futuro intende andare, abbiamo contattato il presidente di A&P Media , Serafino Bartolomei.
Come e quando nasce Radio Ascoli? Quale fu l’intuizione che portò alla sua nascita?
Radio Ascoli nasce da un’intuizione e, soprattutto, dalla risposta a un momento storico. Con l’apertura del mercato alle radio libere, un gruppo di sacerdoti, in particolare don Adriano D’Angelo, colse l’opportunità di dare vita a uno strumento nuovo, attraverso il quale la diocesi potesse far conoscere alla cittadinanza i propri valori e le proprie idee.
Era un’infrastruttura assolutamente moderna, in piena evoluzione, e rappresentava una grande opportunità di comunicazione.
Qual è stata, invece, l’intuizione che ha permesso a Radio Ascoli di arrivare fino a oggi, dopo 50 anni?
Innanzitutto, lo strettissimo legame con la diocesi, che per tantissimo tempo si è espresso anche attraverso la presenza di figure di riferimento nei principali ruoli della radio, dall’amministratore al direttore responsabile. È stato un legame stretto anche dal punto di vista economico.
Poi c’è stata la scelta di assumere dipendenti con una professionalità specifica. Infine, sicuramente, la capacità di comprendere che una radio locale poteva rispondere alle esigenze della cittadinanza, diventando un punto di riferimento per il territorio.
Per tantissimo tempo Radio Ascoli è stata proprio la radio della città. All’epoca esistevano diverse emittenti, ma Radio Ascoli aveva certamente un ruolo e un valore particolari.
Oggi Radio Ascoli è rimasta l’unica radio della città ancora in modulazione di frequenza?
Sì, oggi è l’ultima radio della città ancora operativa in modulazione di frequenza. Esistono altre realtà che operano in digitale, ma si tratta di un ambito e di un settore differenti.
Recentemente ho partecipato alla premiazione delle radio cattoliche che hanno raggiunto i 50 anni di attività. È stata un’occasione importante per riflettere sulla storia di queste emittenti e sulla loro capacità di attraversare i cambiamenti.
Anche la scelta di avere dipendenti dedicati alla costruzione delle notizie e all’attività giornalistica è stata una scelta precisa, orientata alla qualità dell’informazione.
Oggi, però, la radio deve confrontarsi anche con l’intelligenza artificiale. Quanto può cambiare questo settore?
È una delle grandi sfide del nostro tempo. La radio, negli ultimi 50 anni, ha attraversato diverse trasformazioni: dalla radio tradizionale al digitale, poi l’avvento dei social e oggi il confronto con l’intelligenza artificiale.
Siamo arrivati al punto in cui esistono programmi che possono essere costruiti, come accade per alcuni giornali online, direttamente attraverso l’intelligenza artificiale.
Come valuta questo processo? È un’opportunità o un rischio?
A me sembra molto importante la riflessione proposta dall’enciclica di Papa Leone, perché coglie bene il momento che stiamo vivendo e offre uno sguardo lucido sul presente e sul futuro.
Queste tecnologie, lo dico anche da ingegnere elettronico, rappresentano certamente un’evoluzione affascinante del progresso tecnologico e della ricerca scientifica.
Ma, contemporaneamente, pongono una nuova e completamente diversa attenzione sull’uomo. Questi strumenti, allo stato attuale, possono fare a meno dell’uomo in diverse attività. È un cambiamento enorme e credo che proprio per questo sia necessario interrogarsi sul ruolo della persona.
E per una radio locale come Radio Ascoli quali sono le sfide più immediate?
È un momento sicuramente complesso. Abbiamo ancora la possibilità di compiere il passaggio al digitale, quindi di confrontarci con il DAB, ma per una radio locale delle dimensioni di Radio Ascoli si tratta di un investimento molto costoso, quasi improponibile se non si riesce a costruire un bacino più ampio, anche dal punto di vista pubblicitario.
Sono sfide importanti, che richiedono conoscenze, competenze e una presenza qualificata nel settore.
In un momento in cui le notizie viaggiano sempre più velocemente e siamo sottoposti a un vero e proprio bombardamento informativo, quale deve essere il ruolo di Radio Ascoli sul territorio?
È una domanda molto difficile, forse una delle più complesse. La risposta non può essere sempre la stessa, perché deve adattarsi al momento storico e alle esigenze specifiche del territorio.
Una cosa, però, è certa: dobbiamo continuare a essere profondamente legati al territorio e rappresentativi delle comunità che raggiungiamo con le nostre frequenze.
E dobbiamo essere sempre più attenti alla veridicità di ciò che raccontiamo. In un contesto nel quale le informazioni sono tante, veloci e spesso difficili da verificare, la possibilità di offrire un’informazione corretta, seria e il più possibile completa rappresenta per noi un’opportunità e, allo stesso tempo, una responsabilità.
Guardando al territorio, c’è anche la prospettiva di ampliare la copertura verso San Benedetto del Tronto e la diocesi di San Benedetto?
Sì. In parte alcune zone della diocesi di San Benedetto sono già coperte, anche perché lo erano storicamente. La parte che rimane scoperta è soprattutto la città di San Benedetto, a causa di problemi legati alla conformazione delle colline e alla disposizione delle antenne.
Questa è una sfida che dobbiamo cogliere nel breve termine. È un tema che coinvolge il Ministero, la regolamentazione e la distribuzione delle frequenze e che necessita quindi di un approfondimento tecnico.
Per il momento abbiamo avviato un progetto senza fissare una scadenza precisa, proprio per raccogliere tutte le informazioni necessarie.
C’è anche una complessità legata alla nostra posizione geografica: siamo affacciati sull’Adriatico e ci sono problematiche di interferenza con i canali utilizzati dall’altra parte del mare. Esistono accordi tra le nazioni proprio per evitare interferenze significative, e questo rende ancora più complessa la gestione delle frequenze.
È un percorso sul quale abbiamo iniziato a lavorare e che dovrà essere approfondito. Se vogliamo davvero caratterizzare il nostro territorio, dobbiamo confrontarci con l’idea che Radio Ascoli possa diventare sempre più la radio delle diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto.
Radio Ascoli ha accompagnato intere generazioni. Come si può mantenere oggi un dialogo con i giovani? E quale sarebbe il sogno da realizzare per il futuro della radio?
Il mondo giovanile è profondamente cambiato. Lo dico anche da nonno: quando è nata Radio Ascoli ero giovane e ho vissuto direttamente quel periodo e anche le stagioni successive. Oggi guardo a questo mondo da una prospettiva diversa e mi rendo conto di quanto siano aumentate le difficoltà e la complessità.
Negli anni Settanta c’erano condizioni diverse e alcune cose che allora erano possibili oggi sono molto più difficili. Anche le risposte alle domande dei giovani sono diventate più articolate.
La radio, rispetto a tutto questo, ha però una caratteristica particolare: tende a far rallentare la vita. Quando ascolti la radio devi metterti in una posizione di ascolto. Non hai necessariamente quella frammentazione continua di contenuti che caratterizza altri strumenti.
È uno strumento che richiede attenzione e che, proprio per questo, può ancora avere un ruolo importante, anche se oggi bisogna confrontarsi con una generazione abituata a cambiare continuamente contenuto e a vivere attraverso uno scrolling costante.
Come immagini Radio Ascoli nei prossimi anni? Quali sono le direzioni sulle quali puntare?
Credo che alcune piste siano ormai consolidate.
Innanzitutto, una radio che deve rappresentare il territorio delle due diocesi e valorizzare le tante realtà e le tante proposte che esistono al loro interno.
Dall’altra parte, dobbiamo creare le condizioni per riuscire a intercettare sempre meglio anche le necessità più semplici e concrete che emergono dal territorio.
Può fare un esempio?
Penso, ad esempio, alla capacità di raccogliere la sfida degli sport minori. Oggi abbiamo moltissime squadre di calcio distribuite nei diversi campionati, alcune anche di grandissimo valore. Ma esistono anche tanti altri sport e realtà sportive la cui presenza sui mezzi di comunicazione è molto più limitata.
Credo che proprio qui una radio locale possa trovare uno spazio importante.
Non voglio dire che gli altri servizi non siano efficaci: il mondo digitale e i social offrono certamente un’immediatezza che la radio non può avere. Ma proprio per questo dobbiamo individuare quegli ambiti nei quali la radio può ancora offrire un valore specifico.
Dopo 50 anni, che messaggio vuole rivolgere a tutti coloro che hanno lavorato, collaborato o semplicemente ascoltato Radio Ascoli?
Innanzitutto, un ringraziamento a ciascuno di loro.
A tutti i collaboratori che hanno contribuito alla vita della radio e alle tante persone che in questi anni hanno realizzato programmi. Personalmente ho seguito, da ascoltatore, diverse trasmissioni di amici e conoscenti.
Soprattutto negli anni in cui la radio aveva una presenza particolarmente ricca, penso anche ai programmi notturni, si era creato un clima molto particolare. Per questo li ringrazio per tutto quello che hanno fatto.
E poi ci sono gli ascoltatori, quelli che hanno continuato a seguire Radio Ascoli nel corso degli anni. Credo che abbiano potuto vedere e percepire anche l’evoluzione nella costruzione dei programmi e la crescita della professionalità dei dipendenti.
Questo ci ha permesso di diventare una realtà sulla quale gli ascoltatori possono contare anche come fonte affidabile per leggere e comprendere gli eventi che accadono nella nostra area e nel nostro territorio.
Dopo 50 anni, credo che questo sia uno dei risultati più importanti e, allo stesso tempo, uno degli impegni più grandi per il futuro.





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