ASCOLI PICENO – Si è tenuta ieri, domenica 13 settembre, dalle 10:30, presso la chiesa di San Giacomo della Marca, la Santa Messa celebrata in onore del Santo omonimo. Il rito ha concluso una lunga settimana che ha visto il quartiere di Borgo Solestà onorare il Santo con un ricchissimo programma religioso e civile.

La funzione è stata presieduta da Padre Ferdinando Campana e concelebrata da don Carlo Lupi, parroco della chiesa di San Giacomo della Marca.

Per l’occasione, la chiesa si è riempita di numerosi fedeli, tra cui il Vicesindaco del Comune di Ascoli Piceno, Massimiliano Brugni, che, nonostante la settimana impegnativa, hanno voluto essere presenti per una cerimonia che ha chiuso quella che, come l’ha definita una parrocchiana, «è stata una delle feste più belle che io ricordi negli ultimi anni. Anche il tempo sereno ci ha dato una grande mano».

L’omelia di Padre Ferdinando: «La società di oggi ci vuole arrabbiati, ma il Vangelo ci vuole sereni e in pace»

Dopo la proclamazione delle Letture e del Vangelo del giorno, Padre Ferdinando ha preso la parola per l’omelia, durante la quale ha affrontato tematiche di grande impatto, come la preoccupazione per i giovani, il contrasto all’odio e la capacità di perdonare. In particolare, per spiegare al meglio quest’ultimo aspetto, ha fatto riferimento a un’esperienza da lui vissuta:

«Abbiamo molto da imparare dal Vangelo di oggi: Gesù chiede di saper perdonare e, a oggi, questo è sempre più complicato. Infatti, viviamo in una società in cui siamo sempre agitati e non riusciamo a sopportare praticamente nessuno. È triste assistere quotidianamente a notizie sempre più macabre e terribili: mariti che uccidono le mogli, storie di violenza di ogni genere, il tutto perché stiamo perdendo la capacità di perdonare, non ci vogliamo più bene, non accettiamo più niente dell’altro. Psichiatri come Crepet e Recalcati riportano che stiamo male e stiamo vivendo malesseri sempre più gravi. Sapete qual è la prima causa di morte tra i giovani? Il suicidio. Vuol dire che siamo una società senza speranza. Questo ci fa pensare, perché quando Gesù ci dice che dobbiamo perdonare non vuol dire solo “andare avanti”, ma vuol dire non avere più male e cattiveria dentro di sé.

Purtroppo, a oggi i bambini e i ragazzi sono abituati ad avere a che fare con giochi di guerra che rischiano di lasciare un messaggio: c’è un nemico ed è da odiare, e questo potrebbe portare i piccoli a pensare che la violenza sia un gioco. Il Vangelo, invece, insegna una cosa: non si deve odiare nessuno e, se dentro di te provi odio per qualcuno, devi toglierlo dal cuore. Purtroppo, la situazione politica attuale ci sta insegnando che, se qualcuno è contrario a me, va ucciso, ed è ovvio che non possiamo andare avanti così. La guerra tra Russia e Ucraina e il conflitto tra Israele e Palestina lanciano il messaggio che i conflitti possano essere risolti solo distruggendosi reciprocamente. Invece, noi dobbiamo uscire da quest’ottica: deve cambiare il sistema. A tal proposito, uno che, ai suoi tempi, ha provato a fare questo è stato proprio San Giacomo, il quale ha portato la pace tra Monteprandone e Acquaviva, sistemandone i confini, oppure ha portato l’accordo tra Ascoli e Fermo.

Vi racconto un episodio che può farvi capire l’importanza del perdono: ero cappellano dell’ospedale e portavo la comunione ai malati. Arrivo in una stanza dove c’era un signore malato e lì trovo la moglie che gli teneva la mano. Una cosa che mi aveva colpito allora era la tenerezza e l’amore che emanavano gli occhi della donna. Una volta che avevo dato loro la benedizione, sono uscito per andare da altri malati ed è stato allora che mi ha raggiunto la figlia, che mi ha chiesto di confessarsi. Passati alcuni giorni, torna questa ragazza e mi racconta che il padre ha sempre tradito la madre e che, nonostante tutto, lei ha sempre trovato la forza di perdonarlo, oltre a non permettere ai figli di odiare l’uomo. Perdonare non vuol dire giustificare, ma significa capire che c’è qualcosa di più importante che vendicarsi. Secondo la mentalità del mondo dovremmo vivere con la rabbia addosso, secondo quella del Vangelo con la pace dentro e, per questo, vi dico: cercate la pace, non il rancore né l’odio».

Processione attraverso le vie del quartiere

Conclusa la celebrazione, i fedeli si sono radunati nel piazzale antistante alla chiesa e, con la guida di don Carlo e di don Luca Censori, si sono messi in ordine per la processione. Protagonisti di quest’ultima sono stati la banda musicale del Corpo Bandistico Giovanile Piceno, che ha animato il corteo, e la statua del Santo Protettore, che è stata portata per le vie del quartiere.

Benedizione degli studenti

Rientrati in chiesa, i fedeli hanno preso posto per assistere alla benedizione finale impartita da Padre Ferdinando. La benedizione ha avuto anche dei giovanissimi protagonisti: i bambini della parrocchia che, alla vigilia del rientro a scuola, si sono messi in attesa affinché insieme ai loro zainetti venissero benedetti.

 

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