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San Basso, un altro capolavoro di Giuseppe Pauri da conoscere

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CUPRA MARITTIMA – Nel 1927 la volta, la cupola e l’abside della chiesa di San Basso in Cupra Marittima furono ornate dalla maestria del pittore sambenedettese Giuseppe Pauri (1882-1949). Vicino in gioventù all’estetica Liberty del maestro locale Adolfo De Carolis, Pauri se ne distaccò gradualmente per approdare a una personalissima forma di eclettismo, uno stile moderno e raffinato che guarda con profondo rispetto alle forme e ai simboli del passato. L’intero impianto decorativo ideato dall’artista nasce con l’intento di esaltare la figura e la funzione spirituale di San Basso, patrono della Città.

Nella navata centrale, lo sguardo viene subito catturato dalla composizione allegorica che corre lungo le campate. Qui si vedono schiere di pecore incamminarsi docili verso il monogramma di Cristo (XP). Sotto di esse vediamo un’imbarcazione con una vela con le lettere IHS, iniziali della frase Iesus Hominum Salvator, ovvero Gesù Salvatore degli Uomini. Non si tratta della classica paranze per la pesca locale, riconoscibili per le tipiche vele triangolari, bensì del trabaccolo, imbarcazione usata dai cuprensi per trasportare olio vino e grano e ricevere formaggio e carbone dalla Dalmazia. Essa è una robusta nave a vela quadrata e nella decorazione pittorica che stiamo analizzando diventa metafora del cammino e della navigazione spirituale. Da tutto ciò comprendiamo che la figura del Vescovo Basso è presentata come pastore che conduce il gregge verso Cristo e come nocchiere che fa approdare la Chiesa in un porto sicuro. A coronamento della volta, all’interno degli unghioni decorati a motivi geometrici e cieli stellati, compaiono quattro tondi inseriti in raggere fiammeggianti che racchiudono altrettanti simboli: un libro aperto, una corona, una colonna sopra la quale è posta una lampada e un acquario con un pesce.

Proseguendo verso il cuore della struttura, la finta cupola rivela una chiarissima ispirazione all’arte bizantina e paleocristiana. La sua conformazione è retta nei pennacchi da quattro grandi angeli ad ali spiegate, un richiamo diretto al celebre Sacello di San Zeno nella Basilica di Santa Prassede a Roma, luogo in cui Pauri si formò e studiò, oppure ai mosaici di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna. Nel tondo centrale l’artista ha dipinto una complessa scena tratta dall’Apocalisse: un trono divino su cui poggia il libro chiuso con i sette sigilli e l’Agnello. Al di sotto della visione celestiale si scorge un toro che fugge spaventato, un dettaglio iconografico dal forte valore teologico che simboleggia il sacrificio pagano ormai superato ed eliminato dal definitivo sacrificio di Cristo. In effetti la chiesa si trova in quella Città in cui il culto pagano della dea Cupra fu sopraffatto dal cristianesimo.

Tutt’intorno alla calotta della finta cupola si sviluppa un ricco repertorio decorativo popolato da croci gemmate, cervi che si abbeverano e dalle figure solenni dei quattro Evangelisti. Tra di essi spicca la figura di San Luca, patrono dei pittori, nella quale Giuseppe Pauri ha voluto lasciare un discreto autoritratto.

Il percorso visivo culmina nell’abside. Negli spazi tra le raffinate trifore dipinte in illusione prospettica, l’artista ha inserito l’Albero del Peccato originale e l’Albero della Virtù, rappresentato da una rigogliosa palma che allude al martirio di San Basso. San Basso, incoronato direttamente dalla mano divina, è immerso in una scena drammatica tra le personificazioni allegoriche dei venti e delle saette che agitano le acque, ma la sua fede lo rende saldo davanti ai flutti avversi della vita.

Nicola Rosetti: