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FOTO Seminarista Simone Gasperi: “La missione in Albania? Un viaggio che cambia lo sguardo”


DIOCESI – È rientrato da pochi giorni, nella nostra Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, il seminarista Simone Gasperi, il quale lo scorso 2 Agosto 2026, con un volo partito dall’aeroporto di Pescara, ha raggiunto Tirana, prima tappa di un’esperienza missionaria di tre settimane in Albania.

Il viaggio, che fa parte di un progetto di cooperazione missionaria che presto vi presenteremo con un articolo dedicato, è previsto anche nel percorso formativo del quinto anno di Seminario ed è pensato per offrire ai futuri diaconi uno sguardo diretto sulla Chiesa universale e sulle sue periferie.

Grazie al sostegno del vescovo Gianpiero Palmieri e dell’Ufficio Missionario Diocesano, guidato da don Nicola Spinozzi, il giovane seminarista ha potuto immergersi in una realtà ecclesiale complessa, segnata da ferite storiche, ma anche animata da una sorprendente vitalità.

A Tirana e Milot, “tra le strade polverose dei villaggi, la mia fede è diventata pane spezzato”

A Tirana, Simone è stato accolto da don Massimiliano e da un gruppo di sacerdoti italiani che operano in un quartiere della capitale. Una fraternità immediata, che ha dato il tono ai primi giorni di missione. Il seminarista racconta di essersi sentito “a casa” fin da subito, grazie ad una disponibilità che non ha avuto bisogno di presentazioni.

La sua testimonianza restituisce con chiarezza il ribaltamento interiore vissuto nelle prime ore in Albania:

Sono partito per l’Albania pensando di portare qualcosa: le mie certezze, la mia vocazione in formazione, qualche parola di conforto. Mi sono ritrovato, invece, a mani completamente vuote, accolto da un popolo che mi ha insegnato cosa significa fare della vita un altare a cielo aperto.
Tra le strade polverose dei villaggi, gli sguardi fieri degli anziani, la gioia contagiosa dei bambini e la voglia di conoscere dei giovani, la mia fede non è più stata una teoria da studiare sui libri, ma carne, pane spezzato e silenziosa presenza.

Quella terra, con le sue ferite profonde e la sua dignità incrollabile, mi ha spogliato del superfluo. In questo spaccato della mia vita, che desidero condividere con voi, non c’è il racconto di ciò che ho fatto, ma la traccia indelebile di ciò che l’Albania ha fatto in me: il dono di un Vangelo riscoperto attraverso i volti di chi ha poco, ma sa spalancare la porta di casa come se fossi un fratello da sempre atteso“.

Nei primi giorni, Simone ha visitato anche Milot, dove era in corso un campo estivo per bambini e ragazzi. Lì ha incontrato suor Agata, che gli ha consegnato una frase destinata a restare, “che sa di dolore, ma anche di speranza”:

«Questa è una terra bagnata dal sangue dei martiri: solo il sudore di preti, suore e laici coraggiosi la può lavare».

Parole che raccontano, con crudezza e speranza, la storia recente dell’Albania e la resilienza delle sue comunità cristiane.

A Durazzo, “ho fatto esperienza di una Chiesa che resiste e si rinnova”

Dopo Tirana, il seminarista ha raggiunto Durazzo, dove ha visitato la Cattedrale di Santa Lucia e ha incontrato don Marian, parroco della zona. Lì ha ascoltato la testimonianza del sacerdote, che opera in un contesto a forte maggioranza musulmana, dove i Cattolici rappresentano solo il 6% della popolazione e dove l’annuncio del Vangelo richiede pazienza, presenza e dialogo quotidiano.

Durante la settimana, ospite dei padri Domenicani, Simone ha partecipato alla vita delle piccole comunità dei villaggi, scoprendo una Chiesa che resiste e si rinnova:

“Mi ha colpito il fatto che molte di queste chiese siano sorte in luoghi simbolici, come al posto di una discarica o sopra un monte, ma molte erano accomunate dal rivestimento interno in pietra ruvida. Come mi ha spiegato padre Geoffry, quella finitura voleva ricordare le chiese distrutte dal comunismo e la fede “ruvida” e salda dei nonni, grazie alla quale quella testimonianza è giunta fino a noi oggi”.

Il servizio quotidiano con le suore di Madre Teresa e con i volontari AGESCI ha permesso a Simone di sperimentare una missione fatta di presenza più che di parole. Significative le parole di padre Giovanni Sallusti, che sono state un invito alla perseveranza che ha accompagnato il seminarista per tutto il viaggio:

«Il popolo albanese si fida della Chiesa anche se i cattolici sono solo il 19%; dobbiamo continuare a seminare, poi saranno altri a vedere i frutti … magari voi!»

A Korçë e Bilisht, “una vera lezione di vita e di fede”

Il viaggio di Simone Gasperi è proseguito nella cittadina di Korçë, dove è stato accolto da don Ignazio e don Angelo, sacerdoti fidei donum, insieme a due seminaristi del Collegio Urbano. Lì è rimasto molto colpito dal loro stile di missione semplice e quotidiano, fatto di gesti concreti e vicinanza alle persone, in una zona in cui i cattolici sono appena lo 0,14% e il primo annuncio è urgente.

“In un contesto culturale in cui non sempre è facile raggiungere tutti, ho avuto la grazia di partecipare alla prima visita mai fatta in piccolo villaggio“, racconta Simone. Poche ore di giochi e balli con i bambini, sono bastate per attirare adulti curiosi e interessati. “In questo contesto, ogni incontro è prezioso e mai scontato”, aggiunge il seminarista, il quale ha vissuto anche l’esperienza di portare l’Eucaristia agli ammalati, scoprendo una cultura dell’ospitalità profonda:

Un’anziana signora, che vive al settimo piano senza ascensore, dopo avermi aperto la porta, mi ha detto: «Per noi Dio e l’ospite sono sacri». Ti accolgono in casa con tutti gli onori, ti offrono da bere a qualsiasi ora (cosa che bisogna assolutamente accettare) e ti aprono il cuore, raccontando la loro vita, le loro gioie, i loro dolori e una fede che non è vacillata neppure nei momenti in cui sarebbe stato facile perderla.

Quella di Korçë è una comunità di circa quaranta persone, che per vent’anni ha resistito senza sacerdoti né suore, sostenuta da un laico consacrato. Una comunità che oggi, con fatica e desiderio, chiede di intraprendere il cammino dell’iniziazione cristiana. Per me è stata una vera lezione di vita e di fede“.

Simone ha ascoltato storie di fede tenace e ha visto adulti chiedere il Battesimo dopo eventi percepiti come miracoli.

Tra le varie località visitate, anche Bilisht, al confine con la Grecia, dove le Suore Francescane del Vangelo custodiscono la comunità dal 1991.

A Scutari e Pukë, “un’apertura di cuore straordinaria e fuori dagli schemi”

Nell’ultima settimana Simone ha visitato Scutari, città simbolo della persecuzione comunista, e ha celebrato l’Eucaristia nel monastero di Santa Chiara, un ex carcere del regime, dove ha incontrato le Clarisse. La loro testimonianza per il giovane seminarista è stata “intensa e significativa. Hanno raccontato la storia di una Chiesa colpita duramente, ma rimasta fedele: «Il regime ci aveva tolto tutto, ma non la possibilità di parlare con Dio»“.

L’ultima tappa è stata Pukë, una cittadina di montagna dove Simone ha vissuto, insieme ad altri giovani, alcune esperienze faticose, ma molto significative, di servizio. Racconta il seminarista:

“Accompagnato da don Zef, la Domenica sono stato in diverse chiese isolate, raggiunte a piedi dai fedeli. Sulla strada del ritorno verso la parrocchia per la Messa delle 11.00, abbiamo dato un passaggio a un signore di 84 anni che ogni Domenica fa un’ora di cammino per andare a Messa e che, se per qualche motivo arriva in ritardo, non rinuncia, bensì va a cercare un autobus per raggiungere l’altra celebrazione in città. Mi ha detto che il sacerdote è una persona fortunata, perché custodisce tra le mani un mistero grande e perché celebra la Messa per sé e per tutti noi. È stata una settimana stupenda, caratterizzata da un’apertura di cuore straordinaria e fuori dagli schemi“.

“Un viaggio che ha cambiato la prospettiva”

L’esperienza vissuta in Albania ha rappresentato per Simone Gasperi un passaggio decisivo nel suo cammino vocazionale. Non un viaggio per “fare”, ma un tempo per lasciarsi trasformare dall’incontro con una Chiesa che vive nella semplicità, nella ferita e nella speranza.

Nella sua testimonianza, Simone sintetizza così il senso profondo di questa esperienza:

“Torno da questa terra non con risposte confezionate, ma con il cuore custodito da volti, storie e testimonianze che hanno trasformato il mio sguardo.
L’Albania mi ha insegnato che la missione non consiste nel fare cose grandi, ma nel lasciarsi trasformare dal Vangelo incontrato nell’altro, nella semplicità e nella ferita”.

Clicca sul seguente file se desideri leggere la testimonianza integrale del giovane seminarista Simone Gasperi: RACCONTO ALBANIA 2026.

 

Carletta Di Blasio: