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San Michele Arcangelo in Appignano, riscopriamo Giuseppe Pauri fra Neogotico e Liberty

APPIGNANO DEL TRONTO – Nel tessuto storico di Appignano del Tronto, la Chiesa di San Michele Arcangelo si erge come uno degli esempi più affascinanti di arte sacra del Piceno, capace di coniugare la maestria scultorea del Novecento con una ricchissima decorazione pittorica d’inizio secolo.

L’accoglienza al fedele e al visitatore parte fin dall’esterno, sulla facciata ricostruita a metà del Novecento, dove spiccano tre raffinate lunette realizzate nel 1969 dallo scultore ed incisore offidano Aldo Sergiacomi. In queste opere in rilievo, Sergiacomi impiega un linguaggio plastico armonioso e rappresenta nella lunetta centrale la gloria della Vergine Maria fra gli angeli, Sant’Antonio da Padova mentre assiste all’edificazione della chiesa in quella sinistra e San Michele Arcangelo mentre sconfigge il drago.

Si accede attraverso un elegante bussolotto in legno finemente decorato con tarsie che sostiene la cantoria don l’organo. Sulle lunette delle porte minori sono rappresentate le trombe del giudizio e la colomba dello Spirito Santo.

L’interno della chiesa rivela un universo di colori e dettagli pittorici di straordinaria suggestione, frutto della campagna decorativa intrapresa tra il 1916 e il 1920 dal pittore sambenedettese Giuseppe Pauri. L’artista decora le tre navata ispirandosi allo stile neogotico e liberty: l’architettura viene scandita da imponenti pilastri a fasce bicolori alternate in grigio e beige, creando un ritmo visivo dinamico che accompagna lo sguardo verso l’alto. Lo stesso motivo si trova nelle pareti delle navate laterali.

Una volta entrati in chiesa, alzando gli occhi ammiriamo la volta dipinta di un blu oltremare profondo e punteggiate da un fittissimo cielo di stelle dorate di due fatture diverse che richiamano comunque il numero otto, simbolo di quell’infinito che il cuore di ogni uomo cerca. Nelle vele delle delle campate, Pauri raffigura solenni figure d’angeli oranti in veste bianca, racchiusi in eleganti cornici geometriche dai toni caldi. Essi reggono dei cartigli con delle scritte il latino: le prime due, Umiltà e Timore di Dio, richiamano due tratti salienti della spiritualità francescana, mentre le altre sono le quattro virtù cardinali: Temperanza, Prudenza, Giustizia e Fortezza. Ogni riquadro della volta è cinto da fregi decorativi ricchissimi di motivi geometrici, rosoni ed elementi vegetali stilizzati che fondono il gusto romanico con le delicatezze del linguaggio Liberty dell’epoca.

Il fulcro spirituale ed artistico dell’opera di Giuseppe Pauri culmina nella zona presbiteriale e nel catino absidale. Qui domina la monumentale figura di San Michele Arcangelo, rappresentato come un fiero guerriero celeste con un’armatura gialla e blu, un mantello verde e le grandi ali spiegate, nell’atto di schiacciare con la spada sguainata il drago infernale. Attorno al Santo Patrono si dispiega una moltitudine di angeli musicanti con lunghe chiarine e figure celesti in preghiera, immerse in uno sfondo dorato e scintillante che richiama i mosaici bizantini. Sotto a San Michele sono leggibili solo in parte la scena dei cervi che si abbeverano e la sequenza degli evangelisti: Matteo, Giovanni, Marco e Luca (perduto).

Nel registro inferiore dell’abside, l’artista inserisce una sequenza di finte nicchie contenenti con dei volti: a sinistra Santa Elisabetta d’Ungheria, la Madonna, e San Ludovico di Tolosa; al centro il Vescovo Biagio, Cristo e il Vescovo Emidio; a destra Paolo, la Chiesa Militante e San Boi. Le sottostanti monofore con vetrate istoriate si intervallano con decorazioni allegoriche di derivazione paleocristiana, come la croce, la lampada i maestosi pavoni ad ali spiegate (simbolo di immortalità e risurrezione) e i casi da cui fuoriescono frondosi racemi. Sul secondo di questi vasi Pauri ha apposto la sua firma. Sulle colonne e sulle paraste sono presenti numerose coppie di colombe che beccano acini d’uva. Termina la decorazione absidale il ricordo dei caduti della prima guerra mondiale.

Nicola Rosetti: