ARQUATA DEL TRONTO – “Grazie, Suor Maria de Jesus per le tue parole, che ci aiutano ad entrare nella profondità del mistero della celebrazione, che ci unisce a tutti i nostri cari e che ci unisce tra di noi insieme al Signore Gesù. Mi diceva il vescovo Gianpiero che avete scelto voi di stare qui, ad Arquata. Davvero grazie anche di questo. Perché la Chiesa di Cristo questo deve fare, questo vuole fare. Cristo, infatti, questo vuole fare: essere vicino a chi soffre“.
È con queste parole di gratitudine che il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo della Diocesi di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha aperto la Celebrazione Eucaristica da lui presieduta oggi, Lunedì 24 Agosto 2026, alle ore 11:00, presso l’area SAE di Pescara del Tronto.
La Santa Messa, concelebrata dall’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vescovo delle Diocesi di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto e vice presidente della CEI, è stata il momento conclusivo delle iniziative promosse dalle Diocesi Picene e dal Comune di Arquata del Tronto per il decennale del sisma che nel 2016 colpì il Centro Italia, ferendo profondamente queste terre e mietendo molte vittime proprio qui, a Pescara.
Un appuntamento vissuto nel segno della fede, della memoria e della comunione ecclesiale: un gesto che ha raccolto il dolore e la speranza delle comunità e ha rinnovato la vicinanza della Chiesa alle popolazioni colpite. Una vicinanza che non è mai venuta meno e che oggi si è fatta nuovamente presenza, ascolto, consolazione, abbraccio.
Particolarmente intensa è stata l’animazione della Liturgia da parte del Coro della Diocesi di Ascoli Piceno e della Corale Santa Caterina di Comunanza, diretti dal M° don Francesco Fulvi, accompagnati all’organo dalla Mª Miriana Mercuri e dalle voci soliste della soprano Sara Fulvi e dal tenore don Paolo Simonetti. Lo stesso card. Zuppi ha lodato la bellezza e l’unione del canto corale.
L’abbraccio della Chiesa alle comunità ferite dal sisma
La presenza del cardinale e dell’arcivescovo ha dato alla celebrazione un carattere di forte unità ecclesiale e carità cristiana.
Zuppi negli ultimi anni ha più volte richiamato l’importanza di una Chiesa “che non dimentica” e che continua a camminare accanto alle comunità colpite.
Palmieri, che ha seguito il percorso di preparazione del decennale, fin dal suo insediamento, ha accompagnato da vicino le comunità, avendo vissuto anche in prima persona l’esperienza del sisma e condividendone quindi le ferite.
Ma non solo: la celebrazione ha registrato la presenza di numerosi altri presbiteri del Piceno e di numerosi fedeli provenienti dalle comunità limitrofe. Questa forte presenza è stata un segno che ha unito la Chiesa nazionale e quella locale nel ricordo delle vittime e nella vicinanza ai familiari, ai volontari, alle istituzioni e a tutti coloro che, in questi dieci anni, hanno portato avanti il cammino della ricostruzione materiale e spirituale.
L’omelia del cardinale Zuppi
Nell’omelia, il cardinale Zuppi ha ricordato il valore dello “stare vicino”:
“Per me è una gioia profondissima mostrare che cosa vuole essere la Chiesa, manifestare l’attenzione, la vicinanza e la condivisione. Qualche volta anche solo star vicino, anche solo starci, funziona; ma vale anche al contrario, perché certe assenze, certi silenzi, nei momenti della sofferenza, fanno qualche volta più male della sofferenza stessa”.
Il cardinale poi ha intrecciato la memoria del sisma con le testimonianze dei sopravvissuti, evocando scene di devastazione e dolore, uno scenario di guerra: cadaveri, feriti, detriti, urla. Ha ricordato i bambini morti, le vittime senza nome, la solitudine dei dispersi.
Zuppi è quindi entrato nel cuore della sua omelia con il tema della rinascita, legato al decennale del terremoto: non un ottimismo ingenuo, ma una lotta contro la rassegnazione. “Il cristiano spera, ma non è un ottimista: è un lottatore”. La rinascita è necessaria per onorare chi non c’è più e per custodire le radici delle comunità.
Zuppi ha quindi richiamato la figura di Nicodemo, simbolo della disillusione che paralizza: “La disillusione non ci fa star bene”. Gesù gli propone una rinascita nello Spirito, che è “il vento del suo amore”, capace di spezzare la rassegnazione.
La rinascita, ha insistito, passa dalla ricostruzione delle relazioni: “Ricostruire non è mai solo una questione di edifici, ma soprattutto di comunità, di fiducia, di solidarietà“. E ha ringraziato i volontari che hanno sostenuto le comunità, definendo quel patrimonio umano una forza decisiva.
Commovente il riferimento al biglietto del vigile del fuoco sulla bara della piccola Giulia: «Ciao piccola… scusa se siamo arrivati tardi». Per Zuppi, quell’amore che “si fa papà, si fa zio” è la spinta a non arrivare più tardi nella ricostruzione.
L’omelia si è chiusa con un appello alla speranza: “L’amore di Dio… ci dona forza per far nascere di nuovo quello che sembra perduto”, affidando la comunità alla protezione di Maria.
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Il saluto dell’arcivescovo Palmieri
Al termine della Messa, mons. Palmieri è intervenuto per salutare i presenti, sottolineando il valore dell’unità, della presenza ampia di istituzioni, associazioni e Chiesa, che, al di là delle divergenze di idee, oggi si è riunita insieme per farsi vicina alla comunità di Arquata:
“Grazie di cuore, don Matteo, perché questo nostro incontro di ieri e di oggi, nel decimo anniversario del terremoto, è stato proprio come speravamo che fosse: un momento forte, in cui sentirci uno. Un momento che ci unisse e ci permettesse di sentire la gioia, la profonda gioia di non essere soli, di essere una comunità. Una comunità che lotta, che spera, che ama. Una comunità che mette al centro il Signore e il bene di tutti.
Era necessario che vivessimo questo momento, al di là di ogni polemica che ci divide, affinché potesse rimanere nel cuore: un momento in cui ci stringiamo gli uni agli altri e in modo particolare alle popolazioni che qui vivono, che qui restano, che qui esistono, che qui resistono. Popolazioni che fanno parte della realtà di Arquata e anche delle altre realtà del nostro territorio”.
Il vicepresidente della CEI ha quindi sottolineato la bellezza di vedere tutti i paesi del territorio uniti, sia quelli colpiti dal sisma, sia quelli che non lo hanno vissuto direttamente: presbiteri, sindaci, cittadini, “tutti insieme come un solo popolo”. La ferita del terremoto rimane – ha detto -, ma può diventare feconda, se unisce e consolida la determinazione a mettere al centro “le ferite gli uni degli altri, il bene gli uni degli altri”.
L’arcivescovo ha poi ricordato i momenti vissuti ieri, sottolineando la bellezza di alcune testimonianze, come quella di una giovane del posto, oggi diciassettenne, che all’epoca del terremoto era una bambina di 7 anni e ricevette la sua bambola preferita dai Vigili del Fuoco, o come quelle degli operai di una grande azienda che si autotassarono per restaurare un quadro o come quella delle Suore che hanno scelto di vivere quotidianamente accanto alla comunità. Segni di solidarietà concreta, che il territorio non dimentica.
Al termine della Messa è stato fatto un dono al card. Zuppi, un simbolo forte: la croce donata da un artista, fatta di spine ma con un melograno, segno di comunione; le ferite diventano dorate, trasformate dalla fede e dalla vicinanza reciproca.
Palmieri, infine, dopo aver salutato le autorità presenti, si è rivolto, con gli occhi lucidi e la voce interrotta dalla commozione, direttamente ai familiari delle vittime “con cui abbiamo pregato questa notte e che siete arrivati oggi pensando di trovare lo spazio, invece non l’hanno trovato“. Ed ha aggiunto, con particolare affetto: “So che siete in fondo, ma sappiate che voi siete qui in prima fila, al centro, con tutte le persone che avete perduto e che — ogni giorno di più, spero — sentiate di stare ritrovando nel mistero di Dio“.
Una comunità che resiste e spera
La ricorrenza del decennale del sisma ha riportato Arquata del Tronto e, in particolare, la frazione di Pescara del Tronto, al centro di un percorso di memoria e rinascita che ha coinvolto tutti: famiglie, giovani, anziani, volontari, rappresentanti delle istituzioni, associazioni e tanti cittadini arrivati dai Comuni vicini. Le iniziative, svoltesi ieri e oggi, 23 e 24 Agosto, sono state raccolte sotto il titolo “Rinascere – A 10 anni dal sisma, tra memoria, impegno e speranza”, un programma articolato promosso dalle Diocesi del Piceno, dal Comune di Arquata del Tronto e dalla Parrocchia di Pescara del Tronto, con la partecipazione di RisorgiMarche e Incanto. Un percorso che ha intrecciato arte, identità, testimonianze, musica, riflessione civile e spiritualità, per restituire la voce di un territorio che, dieci anni dopo, continua a custodire ferite aperte ma anche una forte volontà di futuro.
L’identità ritrovata
Le celebrazioni per il decennale si sono aperte ieri, alle ore 16:30, presso l’Edificio Rotary Point ad Arquata del Tronto, con l’incontro “L’identità ritrovata”, dedicato alle opere d’arte del territorio arquatano e alla memoria di don Angelo Ciancotti, figura centrale della vita pastorale locale.
A guidare la riflessione sono stati Marco Lattanzi, direttore del Museo Diocesano di Ascoli Piceno, e don Elio Nevigari, responsabile dei Beni Culturali Ecclesiastici.
L’arte è diventata così il punto di partenza per raccontare l’identità culturale di una comunità che, pur trasformata dal sisma, continua a riconoscersi nelle proprie radici (leggi qui l’articolo: https://www.ancoraonline.it/2026/08/23/foto-arquata-mostra-lidentita-ritrovata-vescovo-palmieri-un-atto-necessario/).
Comunità che (R)esistono
Il secondo appuntamento, che si è svolto alle ore 18:00 presso l’Area SAE di Pescara del Tronto, ha affrontato il tema della ricostruzione delle aree interne, tra memoria, cura e prospettive future.
Dopo i saluti del sindaco Michele Franchi, sono intervenuti l’arcivescovo Gianpiero Palmieri, il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, il sociologo Giovanni Xilo, lo storico Marco Giovagnoli, il direttore di Caritas Italiana don Marco Pagniello e l’arcivescovo Felice Accrocca, primo firmatario della lettera dei 141 Vescovi delle aree interne, che ha denunciato e contrastato l’idea che alcuni territori vadano “accompagnati a morire”, come scritto nel Piano Strategico nazionale.
Il convegno è stato un invito a riprogettare e a sognare insieme, ricordando che la ricostruzione non è solo un insieme di cantieri, bensì passa dalle comunità, dai presìdi locali e da scelte politiche di lungo periodo (leggi qui l’articolo: https://www.ancoraonline.it/2026/08/23/arquata-vescovo-palmieri-restare-per-cambiare-e-fare-del-cambiamento-unoccasione-di-conversione/).
Serata della Memoria
Le celebrazioni sono proseguite con la Serata della Memoria, che si è svolta alle ore 21:00, sempre presso l’Area SAE di Pescara del Tronto. Una serata intensa, realizzata con RisorgiMarche, fatta di musica, testimonianze, immagini e parole per dire grazie alla grande rete di solidarietà che si è mobilitata dopo il sisma.
Sul palco il violoncellista Federico Bracalente e, in video collegamento, l’attore Neri Marcorè. Tanti gli interventi, tutti molto toccanti: i Vigili del Fuoco, rappresentati dal direttore Vincenzo Vannarelli e dal caporeparto Mario Capponi; Anita Gasparrini, del Centro Accoglienza Vita; Margherita Anselmi, in rappresentanza della Pastorale Giovanile; Lucia Pizzo, sindaca di Piove di Sacco, paese gemellato con Arquata del Tronto; Barbara Rucci, volontaria dell’Agesci. Su tutti particolarmente emozionante è stata la testimonianza di due giovani, Ambra Trenta e Andrea Firmani, bambini di 7 anni all’epoca del terremoto e oggi adolescenti, che hanno raccontato i loro ricordi di quella notte, ma soprattutto i sogni e le spereanze per il futuro.
Un momento di comunità che ha intrecciato ricordi personali e memoria collettiva (leggi qui l’articolo: https://www.ancoraonline.it/2026/08/23/foto-pescara-del-tronto-la-memoria-si-fa-voce-una-serata-intensa-nel-decennale-del-sisma-il-racconto/).
Fiaccolata silenziosa e ricordo delle vittime
Stanotte, alle ore 2:00, come di consueto da 10 anni a questa parte, dal cimitero di Pescara del Tronto è partita la fiaccolata silenziosa che ha accompagnato la comunità fino al Memoriale, dove l’arcivescovo Palmieri ha celebrato la Santa Messa.
Alle ore 3:36, l’ora esatta della scossa, il suono della campana ha ricordato le vittime: 52 rintocchi, uno per ogni persona vittima del sisma.
Un gesto semplice e potentissimo, che ogni anno rinnova la memoria di quella notte (leggi qui l’articolo: https://www.ancoraonline.it/2026/08/23/foto-pescara-del-tronto-la-memoria-si-fa-voce-una-serata-intensa-nel-decennale-del-sisma-il-racconto/).
Un decennale che guarda avanti
La Messa di oggi, presieduta dal card. Zuppi, ha quindi concluso le celebrazioni di un decennale, un programma di iniziative che ha dato voce ad una comunità che non si arrende. Una comunità che ha conosciuto la fragilità, ma che ha avuto la forza di restare e cambiare. Una comunità che ha imparato a custodire la solidarietà come un tesoro prezioso.
La presenza della CEI nei suoi massimi vertici e soprattutto dei tanti fedeli accorsi ha ribadito che la Chiesa non ha mai abbandonato queste terre e che continuerà a sostenerle nel cammino verso una ricostruzione che sia davvero completa. Se, infatti, le iniziative del decennale si sono concluse, non si è di certo chiuso il percorso di cura ed accompagnamento.
Dieci anni dopo, Pescara del Tronto continua a essere un luogo che parla: parla di dolore, certo, ma anche di una tenacia che non si spegne, di una fede che sostiene, di una Chiesa che resta accanto, di una speranza che è un cammino condiviso.