ARQUATA DEL TRONTO – Si è tenuta nella giornata di oggi, Domenica 23 Agosto 2026, dalle 16:30 alle 17:30, presso l’edificio del Rotary Point in Borgo d’Arquata, la visita guidata della mostra d’arte dal titolo “L’identità ritrovata”.

Si tratta del primo della serie di eventi atti a commemorare il decennale del terremoto che ha colpito Arquata ed i comuni limitrofi la notte del 24 Agosto 2016.

Presenti i curatori della mostra Marco Lattanzi, direttore del Museo Diocesano di Ascoli Piceno, e don Elio Nevigari, il nostro vescovo, Gianpiero Palmieri, il Sindaco del Comune di Arquata del Tronto, Michele Franchi. Presenti anche numerose persone, abitanti dei Comuni coinvolti e non, accorse a vedere questa mostra.

L’invito del sindaco Franchi: “Riportiamo qui la nostra cultura”

Prima dell’inizio della visita guidata, a prendere la parola è stato il primo cittadino del Comune di Arquata del Tronto, Michele Franchi, il quale, oltre a ringraziare tutte le personalità coinvolte nella riuscita di questo progetto ed i presenti, ha sottolineato l’importanza della mostra e del museo che la ospita: «Questo museo è molto importante per noi sia perché è dedicato alla memoria di don Angelo Ciancotti, sia perché vogliamo evidenziare il ricchissimo patrimonio artistico delle chiese dei nostri comuni. Alcune opere d’arte siamo riuscite a riportarle direttamente all’interno delle chiese, altre ancora siamo riuscite a riportarle qui e credo sia importante che vengano esposte in questo museo, dove cercheremo, in futuro, di organizzare qualcosa sempre legata alla storia ed alla cultura».

Intervento del vescovo Gianpiero: “Valorizziamo l’enorme ricchezza culturale dei nostri territori”

Concluso il proprio intervento, il sindaco Franchi lascia la parola al vescovo Palmieri, il quale ha voluto evidenziare l’importanza di questo convegno: «Con questo convegno l’intenzione era quella di trattare territori che esistono e che resistono, cioè che sono ben consapevoli dell’enorme ricchezza culturale che possiedono e che cercano di essere presenti in questi territori garantendo continuità. Questo funziona se le loro proposte non avvengono in modo statico, ma in maniera sempre nuova e creativa. Questi oggetti non sono fatti per stare in un museo, ma per essere collocati nei luoghi di origine, ovvero le chiese del nostro territorio; tuttavia, nell’attesa che questo avvenga, credo che sia un bene che vengano esposte qui».

Don Elio Nevigari e Marco Lattanzi illustrano le opere esposte

La parola passa ai curatori della mostra, don Elio ed il dottor Lattanzi, che hanno accompagnato i presenti in una gradevolissima visita guidata delle varie opere esposte, che raccontano con pathos, eleganza e cura quello che è l’obiettivo di questa mostra: affermare che l’identità è stata ritrovata.

Madonna in gloria:

Si tratta di un dipinto su tela risalente, probabilmente, al XVIII secolo e proveniente dall’Oratorio della Madonna del Sole, presso Capodacqua, una frazione di Arquata del Tronto. Il dipinto, sulla base di una relazione stesa nel 1879 da don Andrea Di Pietro, cappellano della Madonna del Sole, racconta l’apparizione della Madonna del Carmelo che pose fino allo scontro tra Norcia e Capodacqua. In quest’occasione una nebbia fitta calò sul campo di battaglia oscurando, in particolare, il lato dei norcini. Tutto questo avvenne nel 1740, da qui l’ipotetica datazione, che però è difficile da accertare.

Annunciazione:

Dipinto olio su tela del 1620 proveniente dalla chiesa della Santissima Annunziata. Qui è raffigurata la Vergine in ginocchio e nell’atto di ricevere l’annuncio dall’angelo. La tela rientra in una tipologia di opere dell’Albani che trattano il tema dell’Annunciazione di Maria presentando una composizione strutturale assai simile; infatti, pur non essendone autore il maestro, il dipinto è opera di alta impaginazione prospettica e colorista, mostrando come le caratteristiche prioritarie dello stile del maestro fossero ben assimilate dall’ignoto artista. L’opera, dopo gli eventi sismici, venne restaurata dall’azienda Palmolive di Nettuno (RM)

Madonna con Bambino:

Dipinto olio su tela del XVIII secolo e proveniente dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie di Trisungo, una frazione di Arquata. L’opera, di autore ignoto, ma appartenente all’ambito marchigiano, si inserisce nella tradizione iconografica mariana che unisce tenerezza umana e regalità celeste. All’interno del quadro compaiono due iscrizioni in lettere capitali: in alto a sinistra: (…) D. LEGAR(…); in basso a destra: MARCO ANTONIO DI PIETRO (…) VOTO (…). Tali iscrizioni fanno presumere un atto votivo da parte di un fedele.

Croce astile:

In rame dorato e con le figure in argento cesellato, risalente ai primi del XVI sec. e proveniente dalla chiesa di San Silvestro in Colle, frazione di Arquata. Presenta, sul recto, il Crocifisso con costato in evidenza ed un lungo perizoma; alle estremità, entro le formelle poliobate, il Pellicano mistico, le mezze figure dell’Addolorata e di San Giovanni, e la Maddalena. I bracci sono rivestiti da un decoro fitomorfo in smalto filigranato e da una formella in niello con la Madonna con il Bambino. Sul verso, le terminazioni contengono le mezze figure degli Evangelisti, mentre all’incrocio dei bracci è posta l’Annunciazione. Nel potenziamento lungo il braccio verticale compare, in niello, la scritta “frate Marino me fece fare” relativa al donatore. L’opera è probabilmente di una bottega abruzzese.

Croce astile:

In rame in lamiera sbalzato, risalente al XIII secolo e proveniente dalla chiesa della Santa Croce di Pescara del Tronto, frazione di Arquata. È realizzata a stampo con figure curiosamente stilizzate, la croce presenta, sul recto, tra l’Addolorata, San Giovanni, un angelo e il Calvario col teschio di Adamo, l’immagine del Cristo “vivo” in posizione frontale, ma con le gambe sovrapposte per suggerire la tridimensionalità; sul verso, le rappresentazioni simboliche degli Evangelisti circondano il Redentore seduto in trono.

Compianto sul Cristo morto:

Dipinto a tempera su tavola, risalente alla prima metà del XVI secolo e proveniente dalla chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Borgo d’Arquata. La tavola viene tradizionalmente attribuita a Cola d’Amatrice; tuttavia, pare più opportuno ascriverla ad un ambito culturale direttamente in relazione con il maestro. Se, infatti, la Vergine, posta al centro della lunetta, presenta una diretta ascendenza figurativa con la cultura del Filotesio, la contrazione dello spazio, determinata dal forte assembramento delle altre figure dei santi, limita la riuscita pittorica dell’insieme pur infondendo al dipinto una drammaticità potente. Forse si tratta della parte sommitale di un’opera più ampia.

Crocifisso:

Legno policromo scolpito ed intagliato, risalente al XV secolo e proveniente dalla chiesa di San Rocco in Pretare, frazione di Arquata. Opera attribuibile ad un ignoto intagliatore di ambito germanico. Il corpo di Gesù, magro e segnato dalle piaghe, si piega sotto il peso della sofferenza, mentre il capo è reclinato sulla spalla. La ferita al costato, le mani e i piedi trafitti evocano con forze il realismo della Passione. In occasione della mostra la scultura raffigurante Cristo crocifisso è stata ricollocata sulla croce originaria.

San Carlo Borromeo:

Dipinto olio su tela, risalente alla metà del XVII secolo e proveniente dalla chiesa di San Francesco in Borgo d’Arquata. La pala d’altare raffigura San Carlo Borromeo in preghiera. La scena è ambientata in un interno, che apre ad una veduta un paesaggio agreste, in cui si intravedono delle fortificazioni. Al centro della composizione è presente San Carlo genuflesso di fronte ad un altare su cui è esposto un crocifisso. Sopra di lui irrompe un angelo nell’atto di ringuainare la spada.

San Francesco con due angeli implora il perdono alla Porziuncola:

Dipinto olio su tela, risalente al XVII secolo e proveniente dalla chiesa di San Francesco in Borgo d’Arquata. La raffigurazione rappresenta San Francesco che implora il Perdona alla Porziuncola di Santa Maria degli Angeli. In alto, sono Cristo e la Vergine assisi su un trono di nubi e circondati da una gloria di angeli. Al centro, campeggia la figura di San Francesco, vestito del tipico saio con in mano alcuni fiori. Accanto al santo un angelo indica la visione, mentre l’altro fa il suo omaggio floreale a quello che gli è davanti.

 

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