Foto di Emanuele Santori

ARQUATA DEL TRONTO – Emozione, silenzi carichi di significato e applausi hanno accompagnato la Serata della Memoria, andata in scena questa sera, domenica 23 agosto, nell’area SAE di Pescara del Tronto, nel cuore delle iniziative dedicate al decennale del terremoto del 2016. Un appuntamento partecipato che ha trasformato il ricordo in un momento di condivisione collettiva, intrecciando musica, parole e testimonianze.

Il titolo della serata, “A 10 anni dal sisma, tra suoni, voci e volti”, ha trovato piena espressione in un programma capace di coinvolgere il pubblico attraverso linguaggi diversi, ma uniti dallo stesso obiettivo: custodire la memoria di una comunità che, dieci anni dopo quella tragica notte, continua a guardare avanti senza dimenticare.

Tra i protagonisti dell’evento, organizzato dalle diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, in collaborazione con il Comune e la parrocchia di Arquata del Tronto, il violoncellista Federico Bracalente, che ha regalato momenti di grande intensità emotiva con un’esibizione capace di accompagnare il raccoglimento dei presenti.

A condurre la serata è stata Veruska Cestarelli, che ha guidato gli interventi con sensibilità e misura, lasciando spazio ai veri protagonisti della memoria condivisa.

Veruska Cestarelli

«La testimonianza di solidarietà è stata davvero enorme, perché abbiamo detto che ci sarebbe da parlare per giorni. Ed è importante, perché è il segno tangibile che tante persone hanno cercato di aiutare in tutti i modi possibili».

Vescovo Gianpiero Palmieri

«In questi anni, a me è capitato tante volte di ascoltare racconti molto dolorosi, ma anche racconti molto belli di solidarietà, di coesione, di desiderio di riscatto portato avanti insieme.

Ed è così che è nata, per certi versi, questa serata: dal desiderio di vivere insieme questo racconto. È come se stasera, tramite il video, la musica e i testi recitati, noi potessimo ricordare insieme tutta quella situazione, per dire grazie alle persone che sono state vicine e anche per far sentire che quella coesione vissuta quel giorno, quei giorni, in quel periodo, è ancora viva, è ancora un’esperienza che stiamo vivendo.

Vorrei davvero che domani, in modo particolare durante la Messa con il cardinale Zuppi, la comunità di Arquata sentisse proprio l’abbraccio dei sacerdoti, dei sindaci, delle persone di tutto il territorio delle due diocesi del Piceno.

Questo è come una storia bella, un pensiero bello che viene alla mente e che fa ricordare non solo le brutture di quella situazione, la straordinaria solidarietà che si era venuta a creare.

Questo è anche il motivo di questo momento della giornata».

La dirigente Patrizia Palanca

«Sono veramente onorata di essere qui vicino a Sua Eccellenza e al Sindaco, proprio per dire questo: la cosa importante di quei giorni è stato davvero il ruolo della scuola per ricreare un’aggregazione che non ci sarebbe stata più, la più piccola ma la più importante.

Perché voi pensate al territorio di Arquata del Tronto, che è immenso: è superiore addirittura al territorio del Comune di Ascoli Piceno. E questi bambini erano dispersi in un vasto territorio, soli, terrorizzati. E la cosa più importante qual era? Quella di incontrarli subito, riformare il gruppo, guardarli negli occhi e cercare di trasmettere loro quello che noi non avevamo: cioè la speranza che comunque si sarebbe continuato a vivere, anche se le scosse non lo permettevano, non permettevano a nessuno di sognare una vita diversa.

Ma ovviamente dovevamo sorridere e ritrovare subito i docenti, i compagni, riformare questa aggregazione già alla fine di agosto, sotto delle tende, in modo veramente improvvisato, con il permesso, ovviamente, del ministro Giannini, che ancora ringrazio per la grande sensibilità. Aveva capito che non ci trovavamo più nell’ordinario e che comunque dovevamo portare avanti non più la normativa, ma la straordinarietà.

Quindi, accogliere subito questi alunni con i propri docenti, guardarli negli occhi, cercare in qualche modo di cancellare quel terrore e di cancellarlo con il suono di una campanella improvvisata, che facevamo suonare per richiamarli e per farli stare insieme.

Come è stato detto egregiamente dal relatore, prima, oggi al convegno – un convegno molto importante – la prima cosa era curare le ferite. Prima di parlare di resistenza, prima di parlare di abitazioni, prima di parlare di tutto, bisogna necessariamente continuare ancora a farlo: curare le ferite, abbracciarli, sorridere e cercare comunque, se ci sono ancora rumori, di far vedere che la resilienza esiste.

Cioè, un sogno si deve realizzare, come l’abbiamo fatto realizzare a questi ragazzi, portandoli a Milano, portandoli alle trasmissioni della Rai, portandoli in tutti i posti, per far vedere che la vita doveva continuare e per, in qualche modo, cancellare il rumore delle scosse con il suono della campanella.

E la cosa bella è che i ragazzi che non amavano la scuola e che non volevano andare a scuola, che avrebbero preferito fuggire dalla scuola stessa, desideravano tornare a scuola, ritornare su quei banchi che poi abbiamo allestito con tante tende, sotto una tendopoli, come tutti ricordano.

E quello che devo ringraziare – e finalmente qui lo posso dire – è che questo riconoscimento ufficiale di Ufficiale al Merito va a tutti i docenti, al personale ATA, a tutti i collaboratori della scuola.

Questo riconoscimento va al lavoro straordinario di questi docenti che, per il decreto del ministro, potevano scegliere le scuole migliori d’Italia, anche se non ci fossero stati posti, e sono rimasti qui per l’amore del territorio, per l’amore dei loro alunni.

E a loro va questo riconoscimento, con l’occasione per dire grazie e per dire che il ruolo della scuola è stato determinante per ricostruire questa comunità».

La testimonianza di Ambra e Andrea

A dieci anni dal terremoto, Ambra e Andrea, allora bambini e oggi giovani, hanno raccontato la loro esperienza, tra paura, solidarietà e il desiderio di tornare alla normalità. Ambra ha ricordato quella notte, la fuga dalla casa danneggiata e l’aiuto ricevuto dai Vigili del Fuoco, fino al tenero episodio della bambola recuperata dalle macerie e del piccolo gallo diventato per un periodo la mascotte dei pompieri. Andrea, che quella notte dormiva e viveva fuori dal centro del paese, ha vissuto invece il terremoto in maniera diversa, ricordando soprattutto gli spazi educativi e i momenti di socialità organizzati dalla Croce Rossa.

A dieci anni di distanza, il ritorno a casa resta per Ambra il desiderio più grande: la sua abitazione, in centro al paese, non è ancora stata ricostruita. Andrea, invece, è riuscito a rientrare a luglio e ha raccontato l’emozione di ritrovare finalmente la propria casa. Diverso anche il loro sguardo sul futuro: Ambra immagina di partire per gli studi, ma con l’intenzione di tornare sempre nella sua terra; Andrea preferirebbe invece restare, se possibile, perché qui sente una dimensione di vita più leggera e autentica. Entrambi, però, rivendicano un forte legame con il territorio e con la comunità che li ha accompagnati negli anni della ricostruzione.

Neri Marcorè, dieci anni dopo il sisma: «La vita va avanti, ma il territorio non va dimenticato»

In collegamento durante la serata per il decennale del sisma di Arquata del Tronto, Neri Marcorè ha ripercorso la nascita di RisorgiMarche, il festival ideato dopo il terremoto per dare un segnale concreto di vicinanza alle comunità colpite.

A far scattare la scintilla, ha raccontato, fu una visita nelle tendopoli nei giorni successivi alla prima scossa del 24 agosto 2016. Lì una donna, stringendogli le mani, gli disse: «Non vi dimenticate di noi». Quelle parole rimasero impresse nell’attore e divennero il punto di partenza di un progetto che avrebbe portato musica, artisti e pubblico direttamente sui monti e nei prati del territorio terremotato.

Dopo la seconda forte scossa di ottobre, l’idea si ampliò: non un unico grande evento, ma una serie di appuntamenti distribuiti in diverse zone, capaci di riportare persone, attenzione e vitalità nei luoghi colpiti. «Perché utilizzare la generosità degli artisti soltanto per un giorno?», ha ricordato Marcorè, sottolineando la straordinaria risposta ricevuta dal mondo della musica e dello spettacolo.

RisorgiMarche, nelle sue prime edizioni, è diventato così una vera «ventata di umanità e allegria». Marcorè ha ricordato anche le testimonianze ricevute nel corso degli anni, tra cui quella di una donna che, dopo aver perso tutto, aveva pensato di togliersi la vita e che, trascinata da un’amica a uno dei concerti, aveva ritrovato la voglia di continuare a vivere. «Se questo festival fosse servito anche soltanto a farle cambiare idea – ha detto – penso che sia stata una cosa enorme».

Nel suo intervento non è mancato un pensiero alla comunità di Arquata e, soprattutto, ai giovani che hanno scelto di restare e costruire il proprio futuro in questi luoghi. A loro Marcorè ha rivolto un abbraccio e un messaggio di incoraggiamento, riconoscendo la forza dimostrata nel rialzarsi dopo la tragedia. «Bisogna ripartire, non ci sono alternative», ha detto, auspicando che la ricostruzione possa procedere più rapidamente e che chi ha perso la propria abitazione possa tornare presto nella propria casa.

L’attore ha poi parlato del legame personale con le Marche, una terra che ha lasciato per motivi professionali ma alla quale è rimasto profondamente legato. Ha invitato a preservarne il patrimonio naturale, evitando nuovo consumo di suolo e valorizzando ciò che già esiste: «Si possono ristrutturare quelli che già esistono. È davvero un patrimonio che non va disperso».

Infine, uno sguardo al futuro e alle potenzialità dell’Appennino. In un mondo segnato dai cambiamenti climatici e dalle guerre, secondo Marcorè potrebbe crescere il desiderio di tornare verso l’entroterra, verso luoghi più verdi, freschi e a misura d’uomo. Una ragione in più, ha concluso, per valorizzare l’Appennino marchigiano, «un luogo meraviglioso» abitato da comunità «forti, unite e generose».

Sono poi seguite altre testimonianze toccanti, tra cui quella dei Vigili del Fuoco. Sono intervenute anche Anita Gasparrini, del CAV, e Margherita Anselmi, in rappresentanza della Pastorale giovanile. A chiudere gli interventi è stata Lucia Pizzo, sindaca di Piove di Sacco, paese gemellato con Arquata del Tronto.

Ogni racconto ha riportato alla luce frammenti di quei giorni difficili: il soccorso, la solidarietà spontanea, il dolore delle perdite e la forza della ricostruzione.

A dieci anni dal sisma, Arquata del Tronto e, in particolare, Pescara del Tronto hanno scelto ancora una volta di trasformare il dolore in speranza.

 

 

 

 

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