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FOTO Festa Parrocchia Madonna del Suffragio, Vescovo Palmieri: “Guardare il mondo con lo sguardo eterno di Dio”

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è conclusa domenica 19 Luglio 2026, la 51ª Festa Parrocchiale Madonna del Suffragio, dopo una settimana intensa di celebrazioni, incontri, preghiera e momenti comunitari che hanno coinvolto l’intero quartiere di Ponterotto e numerosi fedeli provenienti da tutta la città di San Benedetto del Tronto e delle zone limitrofe.

A chiudere i festeggiamenti religiosi è stata la Santa Messa presieduta alle ore 19:00, presso il monastero Santa Speranza, dal vescovo Gianpiero Palmieri e concelebrata da don Gianni Capriotti, parroco della comunità, e don Andrea Tanchi, presbitero della Diocesi sorella di Ascoli Piceno che ha animato le meditazioni della settimana. Presenti anche i diaconi Emanuele Imbrescia e Giovanni Maria Bettoni.

A concludere invece il programma di festeggiamenti civili è stata la tradizionale Sagra delle Pennette alla Ponterottese, che, giunta alla sua 18ª edizione, ha animato Piazza della Libertà con musica, gastronomia e spettacoli che hanno accompagnato le serate dal 16 al 19 Luglio.

L’omelia del vescovo

Durante l’omelia, mons. Palmieri ha offerto un’omelia intensa e profonda, centrata sulla parabola della zizzania e del buon grano. Un messaggio che ha toccato la comunità, invitandola a guardare con realismo, ma anche con speranza, la vita della Chiesa e del mondo.

Quando il male assomiglia al bene: la zizzania che cresce nel cuore e nella comunità

Il vescovo Gianpiero ha spiegato, con immagini concrete, cosa sia la zizzania, paragonandola al grano solo in apparenza:

“Se avete ben presente come sia fatta la zizzania, saprete come il suo aspetto sia uguale a quello del grano, soltanto che il suo stelo e la sua spiga sono vuoti, non c’è niente dentro: è soltanto apparenza. E se vi è capitato, magari da bambini, di tirarvela addosso, saprete anche che rimane appiccicata addosso. Il male è così, ha due caratteristiche:

  • cresce per azione del nemico di Dio: nasce da un pensiero malvagio che agisce sì dentro il nostro cuore, ma è vuoto, solo apparenza;
  • si riconosce perché rimane appiccicato addosso: più lo mandi via, più sembra non andarsene”.

Un passaggio forte, in cui mons. Palmieri ha cercato di aiutare i fedeli a riconoscere quel male sottile, fatto di “riti esteriori senza alcuna sostanza evangelica, solo forma, solo apparenza, solo finte devozioni”, gesti vuoti che possono insinuarsi nella vita personale e comunitaria.

E ha sottolineato: “Tutti abbiamo fatto esperienza di questo male. Gesù, allora, dice questa parabola per la piccola comunità dei suoi discepoli, ma anche per tutti noi oggi, perché allora i discepoli, come anche noi oggi, rimaniamo scandalizzati perché nella comunità cristiana cresce il buon grano, ma cresce anche la zizzania. Sempre si vorrebbe una comunità di persone formata da cristiani veri, cristiani autentici. Eppure non c’è niente da fare! Nella vita della comunità cristiana e, se siamo sinceri, anche nel nostro stesso cuore, cresce il buon grano e cresce la zizzania”.

Il buon grano: la forza della Parola e l’azione dello Spirito

Ha quindi proseguito il vescovo Gianpiero:

Il buon grano, invece, è il frutto della Parola di Dio, dell’azione dello Spirito. Ecco perché al centro di questo Vangelo ci sono due paraboline piene di speranza.

Il Regno di Dio è come il chicco di senape, che è piccolissimo e che, seminato nella terra, diventa un albero gigantesco. Sì, la Parola di Dio fa proprio così: una parola piccola o un gesto evangelico piccolo possono sembrare una cosa da niente, eppure, se seminati nel buon terreno del cuore umano, producono un albero straordinario, producono il Regno di Dio.

E così anche l’immagine bellissima del po’ di lievito in tre misure di farina. Tre misure di farina sono una quantità enorme: nella Bibbia soltanto Sara riesce a impastare tre misure di farina. Eppure il lievito fa fecondare tutta la pasta e la fa diventare un buon cibo da offrire a questi strani tre stranieri, che in realtà rappresentano Dio che è venuto a trovare Israele.

Il Regno di Dio cresce nel mondo come il chicco di senape e il po’ di lievito. Il Regno di Dio cresce nella misura in cui gli uomini aprono il cuore e ascoltano la Parola di Dio. E che sia una parola che riescono a sentire, perché sono le labbra di Gesù, o che sia una parola che lo Spirito semina nel cuore di ogni uomo, di ogni cultura, religione e lingua, non c’è niente da fare: se trova un terreno buono, attecchisce e produce frutto. Ed ecco che in ogni angolo del mondo crescono luoghi e comunità dove si vive nella solidarietà, nella fraternità, nell’aiuto reciproco. Che si tratti di un piccolo posto o di una realtà grande, non importa! Il Regno di Dio mette radici e cresce. Perché il bene si diffonde da solo. Perché il bene ha un fascino che coinvolge, piace, interpella e aggrega. Perché il bene è contagioso e cresce nel cuore dell’uomo e nel mondo”.

Chiamati a guardare il mondo con lo sguardo eterno di Dio

Mons. Palmieri ha quindi rivolto a tutti un invito a cambiare sguardo:

Noi spesso siamo tentati di fare giustizia al posto di Dio, separando subito i buoni dai cattivi. Ma questa operazione, amici miei, non riesce mai. E quando qualcuno prova a farla, combina un sacco di guai. Dio, invece, guarda la realtà con uno sguardo eterno: non si concentra sulla zizzania, ma sul buon grano che cresce. Dio vede soltanto il bene che cresce.

Anche noi siamo chiamati a vivere la fede non ‘nonostante’ il male, ma ‘soprattutto’ grazie al bene che continua a germogliare. Altrimenti il nostro sguardo diventa pessimista e negativo e, dopo un po’, vede solo il male. Invece noi dobbiamo guardare le cose con lo sguardo di Dio. Del Regno di Dio. Di chi vede il grano. Di chi vede il bene. Di chi vede tutto ciò che è eterno e che non avrà mai fine. Sì, possiamo vedere il bene intorno a noi. Possiamo vederlo dentro di noi. Possiamo farlo agli altri”.

Un richiamo a non lasciarsi imprigionare dal pessimismo, bensì a riconoscere la forza del bene che opera silenziosamente nella storia e i segni di speranza che sono presenti nella nostra vita quotidiana, dove anche il male, che ferisce e appesantisce, può diventare un’esperienza pasquale:

Il Signore risorto non risorge con un corpo luminoso e perfetto, ma con un corpo pieno di ferite. Ma queste ferite sono proprio le fessure attraverso cui si spande la vita di Dio. Dio è capace di fare della zizzania, per quanto sia brutta in sé, un’occasione straordinaria di maturazione. Come nella nostra vita abbiamo imparato la misericordia di Dio, così anche in questa fase della storia impariamo ad essere tenaci, ad essere forti, a non rassegnarci, a lottare, a sperare. Perché il Regno di Dio continua a crescere anche quando subisce violenza. Chiediamo dunque al Signore la forza di reggere l’urto del male e la grazia di vedere come il bene si realizza anche in mezzo alla zizzania“.

Le parole di don Gianni Capriotti e di don Andrea Tanchi

Al termine della Messa il parroco don Gianni Capriotti ha ringraziato le Suore Clarisse, che hanno ospitato alcune celebrazioni, e don Andrea Tanchi per “aver rivoluzionato” la comunità con le riflessioni sulla Parola che ha condiviso con i fedeli durante la settimana: “Grazie, don Andrea, per quello che hai detto e per come lo hai detto!”.

Don Andrea Tanchi, chiamato in causa, ha replicato: “Ringrazio don Gianni, perché avere la stima di un confratello non è così scontato! Inoltre vorrei aggiungere che di Ponterotto si parla sempre per le sue problematicità; invece c’è molto di più! Per me, potermi confrontarmi con voi è stato un momento di una grazia, un dono. Ho trovato una comunità viva, che ha delle belle risorse che il Signore saprà far fruttare, proprio come quel piccolo seme di cui ha parlato il nostro presule e che si trasformerà in un grande albero”.

Una settimana di spiritualità e festa

Durante la settimana, i vari appuntamenti hanno attraversato luoghi simbolici della vita del quartiere: dal monastero delle Clarisse alle famiglie che hanno aperto i propri cortili, fino al piazzale della chiesa parrocchiale. Ogni sera, il Rosario e la Celebrazione Eucaristica hanno scandito un cammino spirituale che ha preparato la comunità alla festa conclusiva. La partecipazione è stata ampia e sentita: un segno di quanto la devozione alla Madonna del Suffragio continui a rappresentare un punto di riferimento identitario e spirituale per la parrocchia.

Anche i festeggiamenti civili hanno registrato una buona partecipazione di pubblico: nei giorni di Giovedì, Venerdì, Sabato e Domenica, la piazza che affianca la Caritas diocesana si è trasformata  in un vivace spazio di festa popolare. Un clima familiare, allegro, capace di unire generazioni diverse attorno a un piatto semplice e simbolico: le pennette alla ponterottese, ormai patrimonio affettivo del quartiere. Gli stand gastronomici hanno accolto centinaia di persone ogni sera, mentre sul palco si sono alternati gruppi e artisti locali: la prima sera la Scuola di Danza “Libellula” e Laura Piunti; la seconda sera la cover band di Vasco Rossi “Vizi e Virtù”;  la terza sera la band “Il Canto Libero”, tributo a Lucio Battisti. Purtroppo ieri sera la performance de “I Pupazzi”, pionieri della Puzzle Music, non è andata in scena a causa della pioggia intensa che si è abbattuta sulla città.

Al di là della pioggia, la festa di quest’anno ha mostrato una parrocchia viva, capace di custodire la tradizione e allo stesso tempo di rinnovarsi. La partecipazione, la collaborazione dei volontari, la presenza delle famiglie e di molti giovani hanno reso questa 51ª edizione un momento di grazia e di comunione.

La Madonna del Suffragio continua a essere per Ponterotto un segno di protezione e di speranza. E l’invito del vescovo a vedere il buon grano, a riconoscere il bene che cresce, a trasformare le ferite in vita, rimane come un dono prezioso per il cammino dell’intera comunità.

 

 

 

Carletta Di Blasio: