ACQUAVIVA PICENA – Venerdì 19 giugno, presso la Sala Consiliare di Acquaviva Picena, Monsignor Gianpiero Palmieri, vescovo delle Diocesi di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, ha presieduto l’ultimo incontro del ciclo di appuntamenti rivolto a genitori, insegnanti ed educatori, organizzato dalla Parrocchia San Niccolò di Acquaviva Picena e intitolato “Crescere insieme, passi verso una genitorialità consapevole”.
Avviato nel mese di novembre, il ciclo di incontri ha visto la partecipazione, con cadenza mensile, di psicologi, psicoterapeuti ed esperti del settore educativo e giovanile, con l’obiettivo di aiutare, sostenere e offrire consigli utili a chi si trova ad affrontare le nuove sfide poste dal mondo dei giovani.
Mons. Palmieri ha iniziato il suo intervento parlando di un sondaggio condotto su un campione di adolescenti degli Istituti Tecnici. I dati emersi delineano un’adolescenza diversa rispetto a quella di qualche anno fa.
«Nel questionario, consegnato dai professori di religione sia agli studenti che frequentano l’insegnamento della religione cattolica sia a quelli che non lo frequentano, erano presenti domande chiuse e domande aperte. Ai ragazzi è stato chiesto di riflettere sulle domande, portare il questionario a casa e rispondere con attenzione. Dalle risposte è emerso che sono numerose le domande che si pongono ogni giorno, domande profonde alle quali non sempre il mondo adulto sa dare una risposta soddisfacente. Per questo motivo tendono a fidarsi soltanto dei loro amici e spesso rifiutano di parlare delle proprie preoccupazioni con genitori ed educatori.
La trasmissione della fede oggi non può più avvenire con le stesse modalità che funzionavano un tempo. La fede intesa semplicemente come pratica religiosa non interessa quasi più nessuno, nemmeno il mondo adulto. Forse può ancora funzionare con i bambini, ma è necessario affrontare le nuove sfide che ci attendono. Cosa significa trasmettere la fede? Significa condividere una sapienza di vita che sentiamo il desiderio di consegnare a chi vogliamo bene: ai figli, ai nipoti, alle nuove generazioni. La fede come sapienza di vita è di straordinario interesse per i giovani di oggi».
Il vescovo si è poi soffermato sul valore della tradizione biblica, ricordando l’esistenza dei Libri storici e dei Libri sapienziali. In questi ultimi emerge con evidenza l’importanza che il popolo d’Israele attribuiva alla trasmissione della propria fede. Nel Deuteronomio sono contenuti i discorsi memoriali di Mosè e il popolo d’Israele raccontava, attraverso parole e gesti, il passaggio da una condizione di schiavitù a una condizione di libertà.
«Per Israele era fondamentale raccontare l’Alleanza, il sogno di libertà ispirato da Dio, che ha accompagnato il popolo nell’esperienza dell’Esodo. Da un insieme di persone prive di una guida sono diventati un popolo guidato dal Padre».
L’Arcivescovo Palmieri ha poi sottolineato come anche il passato recente abbia ancora molto da insegnare.
«Se ripensiamo ai nostri nonni, per esempio, e ai loro insegnamenti, ci accorgiamo che non trasmettevano soltanto le pratiche religiose, per quanto importanti. Mio nonno, come credo molti dei vostri, aveva l’abitudine di recitare il Rosario con tutta la famiglia riunita attorno al camino e ricordo ancora quanto fosse assorto nella preghiera. Il Rosario e la Messa erano importanti e custodisco ancora oggi quei ricordi nel mio cuore. Tuttavia, sono rimasti dentro di me anche gli insegnamenti di vita: l’onestà nel lavoro e nella parola data, il rispetto nelle relazioni e verso gli anziani e le figure educative, la consapevolezza dei propri limiti e, allo stesso tempo, del proprio valore, la capacità di vivere con dignità e integrità il proprio ruolo nel mondo.
Ho ricevuto tanti esempi preziosi da tutta la mia famiglia, trasmessi in modo estremamente intelligente. Quella sapienza di vita che nasce dalla fede è qualcosa di profondissimo e non riguarda soltanto i sacerdoti o i catechisti, ma tutti noi. I giovani cercano risposte alle domande più profonde e sanno riconoscere chi possiede quella sapienza di vita che nasce dalla fede».
Mons. Palmieri ha quindi elencato alcune delle principali domande esistenziali che attraversano il mondo adolescenziale: «Come sarà il futuro?», «Quanto vale la mia vita?», «Riuscirò a trovare il mio posto nel mondo?», «Passerà questo momento di tristezza?».
Ha poi proseguito:
«Gli adulti non rappresentano più il principale punto di riferimento per molti ragazzi. Al contrario, essi tendono a fidarsi soprattutto dei loro coetanei e degli amici e spesso faticano a instaurare rapporti significativi con gli adulti. Non è vero, però, che non siano interessati alla fede. Anzi, si interrogano frequentemente sull’esistenza di Dio e su ciò che li attende dopo la morte.
La vita di un ragazzo può migliorare o peggiorare anche in base agli adulti che incontra e alle risposte che riceve. I ragazzi che vengono ascoltati e che trovano adulti vicini e disponibili si distinguono spesso da altri che non hanno avuto la stessa opportunità.
I genitori, nell’ambito educativo, possiedono un grande vantaggio: rappresentano una garanzia di amore. I figli sanno che, anche quando i genitori non hanno tutte le risposte, li amano profondamente e saranno sempre disposti ad ascoltarli. Purtroppo esistono anche situazioni nelle quali i genitori sono assenti e, in questi casi, il percorso diventa più complesso.
Ai cresimandi che incontro ricordo sempre, come suggerisce Henri Nouwen nei suoi scritti, che dobbiamo imparare ad ascoltare la voce dello Spirito. Attraverso di essa Dio ci ricorda che siamo preziosi, che la nostra vita ha valore e che non dobbiamo scoraggiarci nelle difficoltà, perché con il Suo aiuto e con quello delle persone che ci vogliono bene possiamo costruire un futuro migliore.
Esistono però anche molte voci negative che continuamente insidiano i ragazzi con messaggi come: “Non vali niente”, “Che senso ha vivere?”, “Di te non importa a nessuno”. Queste fragilità sono spesso aggravate dalla situazione economica e sociale che stiamo vivendo.
Esiste tuttavia anche una realtà incoraggiante che si sta consolidando anno dopo anno. In Francia molti adolescenti e giovani stanno chiedendo di ricevere il Battesimo e la maggioranza di loro è costituita da giovani francesi e non da stranieri. Quando la solitudine e la sfiducia si fanno sentire più forti, i giovani cercano risposte. E quando trovano nella comunità cristiana una risposta autentica e convincente, decidono di entrarne a far parte, perché il senso della vita che dona il Signore non può essere trovato altrove».