SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “La compassione è il contrario dell’indifferenza. È vicinanza, solidarietà, presenza che non lascia soli. La compassione è il cuore dell’agire di Dio e di Gesù. Per questo, è anche la radice della missione cristiana e il criterio per misurare l’umanità di una persona. La compassione regge, sostiene tutto. Ed è quello che ha mosso tutti voi in questi mesi – giovani e adulti – nell’affiancare così dolcemente Valerio e i suoi familiari”.
Con queste parole, padre Massimo Massimi, già parroco della comunità di Sant’Antonio di Padova e amico di famiglia, ha aperto l’omelia della Messa da lui presieduta Domenica 14 Giugno 2026, alle ore 20:00, presso la chiesa dell’Immacolata sul lungomare di San Benedetto del Tronto, e celebrata insieme a padre Andrea Cannuccia, attuale parroco della comunità, in suffragio del giovane Valerio Clementi, tornato alla Casa del Padre un anno fa dopo una lunga malattia che non gli ha lasciato scampo.
Presenti moltissimi giovani con le loro famiglie. Durante la malattia di Valerio, infatti, si è formato un gruppo di preghiera, guidato dalle suore laiche Monica Avaltroni e Alessia Giovetti, che ogni Martedì si è riunito per pregare il Rosario e chiedere la guarigione del giovane. All’inizio era solo qualche ragazzo, poi anche qualche genitore, poi si sono uniti molti altri giovani ed adulti. Dopo la morte di Valerio, il gruppo è rimasto e da allora continua ad incontrarsi una volta alla settimana per pregare e meditare, accompagnando nella fede e nella vita i familiari di Valerio.
Una iniziativa semplice, ma che è stata capace di trasformarsi in un gesto collettivo di vicinanza e consolazione, di compassione, come ha detto il celebrante.
Compassione, infatti, è la parola che ha attraversato tutta l’omelia. Compassione non come sentimento debole o come pietismo, ma come la forza stessa di Dio che si china sull’umanità ferita.
Ha detto padre Massimo: “La compassione è la logica di Dio: un amore che precede, sorprende, rialza. È ciò che trasforma una massa di schiavi in un popolo, come accadde nel deserto agli Israeliti”.
La compassione è il contrario dell’indifferenza. “Gesù guarda gli uomini e le donne del suo tempo come «stanchi e sfinati, come pecore senza pastore» – ha affermato il presbitero -, con uno sguardo che non è freddo o distante, ma con uno sguardo partecipe. Lo sguardo di un padre per i suoi figli. Per questo può dire: «Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò ristoro»”.
“La compassione è ciò che ha convertito il cuore di Paolo, che può confessare: «Io ero nemico e lui era amico. Io ero pieno di violenza e lui era pieno di amore per me». È l’esperienza personale della misericordia che lo trasforma e lo invia” – ha aggiunto padre Massimo.
Durante la sua meditazione sulla Parola del giorno, il presbitero ha letto anche il racconto dei due medici che in Cambogia affrontano quotidianamente la morte: “Daniel, che sale sul camion e stringe tra le braccia una donna morente, compie un gesto che non salva il corpo, ma salva la dignità. L’uomo ha pulito tutta la solitudine di quella donna morente. È questo il cuore della compassione: la compassione non elimina il dolore, non lo fa scomparire, ma lo bonifica, lo rende abitabile, attraversabile, condiviso“.
Per questo la compassione è il criterio dell’umano. “È la misura della nostra somiglianza a Cristo – ha spiegato padre Massimo -. ‘Compatire’, nel suo significato etimologico, significa ‘patire con’: è quel sentire profondo, è restare accanto, è non lasciare soli, è attraversare insieme la valle oscura, è vicinanza, è solidarietà. È ciò che voi e tante altre persone avete fatto negli anni per questa famiglia ferita: una presenza silenziosa, fedele, che ha dato forma a una comunità più umana. Ed è ciò che questa famiglia farà per voi, quando capiterà”.
Ha quindi concluso padre Massimo: “La compassione non è un’emozione passeggera: è una vocazione. È il modo in cui Dio ci guarda ed è il modo in cui siamo chiamati a guardare gli altri. È la strada che guarisce, lentamente, anche noi. E questa esperienza condivisa, di dolore e sostegno reciproco, è un riflesso della compassione di Dio, è la vera missione del cristiano: portare nel mondo il ‘buon profumo di Cristo’, ovvero questa passione per l’uomo, per la vita, per ogni storia. Non servono molte parole: basta un cuore che batte insieme a quello degli altri”.
Oltre ai giovani del gruppo di preghiera, erano presenti molti ragazzi e ragazze che conoscevano il sedicenne, i suoi compagni di classe e gli amici di una vita. C’erano, inoltre, anche coetanei che non lo avevano mai incontrato, ma che hanno scelto di esserci per stare vicino ai suoi familiari, in particolare la mamma, che è docente presso il Liceo Scientifico “Rosetti“. Presenti anche numerosi colleghi docenti che hanno voluto testimoniare la loro vicinanza alla famiglia.
La celebrazione, sobria e intensa, ha dato voce alla speranza cristiana e alla gratitudine per la vita del giovane, ricordato nelle preghiere dei fedeli come un ragazzo luminoso, capace di lasciare un segno profondo nonostante la brevità del suo cammino.
Prima della benedizione, una mamma del gruppo di preghiera ha donato alla famiglia un libro in cui sono state raccolte tutte le meditazioni che hanno accompagnato il Rosario in questi lunghi mesi, mentre due ragazzi hanno consegnato ai giovani presenti una spilletta con la scritta “Fin lassù …“, come a voler far giungere il loro pensiero fino in Cielo, fino a Valerio.
Dopo la Messa, il gruppo del Rosario ha invitato i familiari del defunto e i presbiteri a una cena comunitaria. Un momento semplice, fatto di ascolto e abbracci discreti. Non un banchetto, ma un modo per dire: “Non siete soli”. Un segno di quella fraternità che nasce quando il dolore diventa occasione di incontro e non di chiusura.
Un’altra Messa in suffragio del giovane Valerio Clementi sarà celebrata domani, Mercoledì 17 Giugno, alle ore 19:00, presso la chiesa Sant’Antonio di Padova, a San Benedetto del Tronto.