SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Passeggiando per la Città mi è spesso capitato di dire fra me e me: «Ma io questa cosa l’ho già vista da qualche altra parte!». Sono molti infatti i palazzi, le chiese e le opere d’arte di San Benedetto che per le loro forme e armonie richiamano quelli presenti in altre città. A volte si tratta di somiglianze volute o documentate, altre volte di semplici suggestioni. Ho provato a stilare un elenco.
Volendo partire dalla nostra cattedrale possiamo notare come il suo interno richiami quello di San Giovanni dei Fiorentini a Roma. I due edifici sacri si presentano a tre navate di cui le due navate laterali costituite da 5 campate a crociera. Identica è la foggia dei pilastri. La chiesa romana però ha una cupola di cui la nostra cattedrale non è dotata.
Rimanendo nella cattedrale, entrando sulla sinistra, possiamo ammirare il bel dipinto del Battesimo di Gesù di Armando Marcheggiani. Questo è una copia del mosaico che si trova all’ingresso (sempre sulla sinistra) della Basilica di San Pietro in Vaticani, a sua volta copia del dipinto di Carlo Maratti, oggi conservato presso la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri sempre a Roma.
In Piazza Nardone si trova una graziosa fontana che è stata più volte spostata. Originariamente nel 1914 fu collocata ai piedi della Torre dei Gualtieri. Fra il 1921 e il 1924 fu spostata in quella che oggi si chiama Via Paolini e solo in seguito venne sistemata dove si trova ora. Si tratta di un’opera di Guido Cirilli, il più importante discepolo di Giuseppe Sacconi, che si ispirò alla forma della cinquecentesca fontana realizzata da Giacomo della Porta per la Piazza del Pantheon a Roma.
Parlando di fontane possiamo ammirare quella costruita nel 1935 da Luigi Onorati per quello che allora si chiamava Lungomare Tommaso di Savoia. Il suo specchio d’acqua è in rapporto uno a uno con quello della sezione della cupola di Sant’Ivo alla Sapienza di Francesco Borromini a Roma.
Torniamo ancora per un attimo alle chiese e volgiamo lo sguardo alla facciata della chiesa di San Benedetto Martire. Essa richiama molto la facciata di Santa Vittoria in Matenano. In questo caso la somiglianza è dovuta alla mano dello stesso autore, ovvero l’architetto camerale Pietro Augustoni vissuto nel Settecento.
Se guardiamo la facciata di San Giuseppe, essa somiglia molto al corpo centrale di quella di San Basso in Cupra come di quella di San Pio V a Grottammare e anche in questo caso le analogie sono dovute alla stessa mano che è quella di Virginio Vespignani il quale si è palesemente ispirato alla facciata di Sant’Eligio dei Ferrari a Roma.
Per completare il giro delle chiese andiamo nella zona sud di San Benedetto e guardiamo la chiesa di Cristo Re. Innocenzo Sabbatini – nome importante nella Storia dell’Architettura e autore di numerosi edifici alla Garbatella e in tutta Roma – si è ispirato all’edificio che compare nella Strage degli Innocenti di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova o l’abside di San Francesco a Bologna.
In via Mario Curzi la facciata a sega dell’edificio che si trova davanti alle Poste ricorda il romano Mercato Metronio di Riccardo Morandi – ingegnere tristemente noto per il crollo dell’omonimo ponte a Genova – mentre a metà di Via Curzi si trova un edificio palesemente ispirato ai Magazzini Bocconi di Giulio De Angelis.
I quattro obelischi-lampioni del ponte sull’Albula di Luigi Onorati ricordano i 28 obelischi con analoga funzione di illuminazione che adornano Via della Conciliazione a Roma realizzzati da Piacentini.
Anche strutture che oggi non esistono più evocavano altri luoghi d’Italia. La piattaforma dello Stabilimento Bagni realizzata nel 1874 era ispirata a quella che l’anno prima era stata costruita a Rimini. Anche lo scomparso Villino Chauvet progettato da Anelli vagheggiava le forme della Farnesina di Baldassarre Peruzzi a Roma.