SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’è un momento, durante uno spettacolo, in cui il teatro smette di essere un palco e diventa un luogo vero, un momento in cui il teatro non si limita a mettere in scena una storia, ma diventa esso stesso una storia: quella delle persone che lo abitano, dei loro sogni, delle loro fragilità e della loro forza.
È ciò che è accaduto ieri, Domenica 14 Giugno 2026, con “Il viaggio dei desideri”, lo spettacolo teatrale “fai da te” curato dalle giovani animatrici Camilla Bovara e Francesca Soncini del Gruppo Caritativo Interparrocchiale di Porto d’Ascoli, che ha segnato la conclusione delle attività diurne, prima della pausa estiva.
La rappresentazione, messa in scena dalle persone con disabilità che frequentano abitualmente il Gruppo, ha chiuso una giornata fatta di preghiera, convivialità e divertimento che ha confermato la forza educativa e sociale di un progetto cresciuto negli anni grazie all’impegno dei volontari e delle volontarie delle parrocchie Cristo Re, Santissima Annunziata, Sacra Famiglia e San Giacomo della Marca.
Alle ore 11:30 c’è stata la Santa Messa presieduta dal parroco don Gian Luca Rosati. Poi il pranzo comunitario a cui hanno partecipato anche don Marco Farina e don Luis Sandoval. Assente don Alfredo Rosati, che ha partecipato alla marcia Macerata – Loreto.
Durante la giornata gli amici del Gruppo Caritativo Interparrocchiale di Porto d’Ascoli hanno ricevuto anche la visita del neosindaco Nicola Mozzoni e dell’assessora con delega al Sociale Simona Alfonsi, già collaboratrice parrocchiale per molti anni, che è rimasta anche allo spettacolo teatrale.
Grande la soddisfazione del responsabile del Gruppo Caritativo Interparrocchiale, Francesco Massari, il quale ha dichiarato: “Una grande festa, nel segno dell’unità e della collaborazione“.
La forza dei desideri: le parole dei protagonisti
Sul palco non sono saliti personaggi inventati, ma vite vere, ognuna con un desiderio da custodire e condividere.
Come quella di Simonetta, rimasta paralizzata dopo un incidente. Il suo desiderio è semplice e immenso: “Vorrei tornare a camminare”. E il suo messaggio al pubblico è diventato un abbraccio collettivo: “Qualsiasi cosa vi accada nella vita, siate tutti forti! Non mollate mai!“. La platea ha ascoltato in silenzio, con gli occhi lucidi e il cuore colmo d’amore, come davanti a una verità che non chiede compatimento, ma rispetto.
O come quella di Veronica, che ha 43 anni e, nonostante una disabilità, fa la volontaria presso la Croce Rossa Italiana. “Mi piace molto lavorare. Quando lavoro, mi sento utile“, ha detto con un sorriso che ha illuminato il palco. Il suo sogno è viaggiare: scoprire posti nuovi, fotografarli, filmarli. Non è un sogno per sé soltanto, ma per la madre anziana, con cui aveva programmato quei viaggi da bambina. Ogni immagine che scatterà sarà un ponte tra passato e presente, tra ciò che non è stato e ciò che ancora può essere.
Poi c’è stata Lorena, che ha espresso il suo desiderio attraverso la canzone “Azzurro”, resa celebre da Adriano Celentano, dando voce alla sua voglia di vivere, di superare la noia, di salire sul quel “treno dei desideri” di cui parlano i versi scritti da Paolo Conte.
E poi è stata la volta di Carlo, che per raccontare i suoi desideri ha scelto come colonna sonora la canzone “Liberi Liberi” di Vasco Rossi, una riflessione malinconica che, interpretata da lui, con sincerità e vulnerabilità, ha assunto una forza emotiva ancora più grande, che ha spinto il pubblico a chiedersi davvero: “Liberi, liberi siamo noi. Però liberi da che cosa?“.
Lo spettacolo ha dato voce anche a tanti altri sogni: qualcuno ha espresso il desiderio di tornare a Fosso dei Galli, “per ritrovare gli amici e Camilla”; qualcuno di “suonare la batteria”, perché il ritmo è un modo per dire al mondo “Ci sono!”; qualche altro aspetta ancora “la propria principessa”, un desiderio d’amore che non conosce barriere.
Accanto ai desideri veri, ci sono stati anche quelli immaginari dei tre viaggiatori protagonisti dello spettacolo, interpretati da Michela, Massimiliano e Roberto. Durante il loro viaggio, che è un’allegoria della vita, hanno incontrato la “Dimenticanza“, ovvero quella tendenza a dimenticare che scaturisce dalla trascuratezza e dallo scoraggiamento. Poi hanno combattuto contro la “Paura”, quel sentimento cupo e curvo che porta sulle spalle un peso che non le appartiene e che spegne ogni luce nel cuore delle persone. Hanno infine abbracciato la “Speranza”, che è entrata in scena con passo leggero, ma gli occhi pieni di Luce, non perché non conosca il dolore, ma perché ha imparato a camminarci accanto senza farsene schiacciare. E ha restituito a tutti quella Luce, non promettendo miracoli, ma ricordando quanta forza c’è in ciascuno di noi.
Un Gruppo che cresce insieme: le parole delle giovani Camilla e Francesca
“Abbiamo messo cuore e anima per fare tutto questo!” – hanno detto le due giovani animatrici Camilla Bovara e Francesca Soncini, che hanno curato lo spettacolo – “Dietro lo spettacolo a cui avete assistito ci sono mesi di lavoro; ci sono Mercoledì e Venerdì trascorsi tra copioni, scenografie improvvisate, battute da ricordare e momenti di sconforto, poi trasformati in forza. Il bello di questi momenti trascorsi insieme è che molti dei ragazzi si conoscono da cinque o sei anni: hanno quindi imparato a fidarsi, a sostenersi, a rispettare i tempi e i limiti di ognuno”.
“Siamo molto felici di avervi conosciuti“, hanno infine concluso le due giovani con la voce rotta, mentre qualcuno tra il pubblico si asciugava una lacrima.
Camilla, che ha 18 anni ed appartiene alla parrocchia San Giacomo della Marca a Fosso dei Galli, è maturanda presso il Liceo Linguistico “Capriotti” ed aspira a diventare studentessa dell’Accademia Internazionale di Teatro di Roma.
Francesca, che ha quasi 20 anni ed appartiene alla comunità Cristo Re a Porto d’Ascoli, ha frequentato il Liceo delle Scienze Umane, fa l’animatrice e ha alle spalle molti anni di studio in danza classica e moderna.
Nei confronti delle due animatrici, che insieme hanno curato la sceneggiatura, le coreografie e la regia dello spettacolo, immensa è la gratitudine dei familiari e degli amici delle persone che frequentano il Gruppo Caritativo Interparrocchiale. “Vivono il servizio come scelta di vita: siamo loro molto grati“, ha affermato la sorella di uno dei ragazzi che si è esibito durante lo spettacolo.
Cosa significa fare la carità? Le parole di don Gian Luca Rosati
A chiudere la giornata sono state le parole del parroco don Gian Luca Rosati, il quale ha prima di tutto ringraziato la comunità per il lavoro corale che c’è stato dietro alla realizzazione dello spettacolo: dal service tecnico, che ha reso un audio perfetto, a chi ha curato la scenografia, montando, smontando e risistemando; da chi ha preparato la sceneggiatura e la regia a chi ha aiutato, incoraggiato e sostenuto; dai presbiteri alle autorità che hanno fatto visita al Centro, fino ai tanti volontari che negli anni non sono più solo quelli dell’Unitalsi, ma si sono arricchiti anche di rappresentanti di altri gruppi.
Un pensiero speciale è stato dedicato a don Pio Costanzo, scomparso pochi mesi fa, figura fondamentale per la comunità: “Don Pio è stata la persona che ha reso possibile tutto questo e che purtroppo adesso non c’è più. Ma sono sicuro che da lassù ci sta guardando con un sorriso soddisfatto”. Il teatro si è unito al ricordo con un lungo applauso.
Il presbitero poi ha offerto una riflessione che ha toccato tutti: “Di solito uno pensa che si salga sul palco per recitare, invece oggi no: sopra il palco è stata rappresentata la verità. I nostri amici ci hanno raccontato i loro desideri e chissà che, tra quelli, non ce ne fosse qualcuno anche nostro”.
Don Gian Luca ha infine ricordato che “la carità non è un gesto dall’alto verso il basso, come spesso siamo abituati a pensare, dando al termine ‘carità’ un significato errato. La carità, al contrario, è un camminare insieme e vivere insieme, con un sentimento di profonda partecipazione”.
E guardando i ragazzi, ha aggiunto: “Fare il Cielo qui, su questa terra, significa proprio questo: aiutarsi affinché i desideri di tutti diventino possibili”.