(Foto Patriarcato caldeo)

Si è svolta il 29 maggio, nella cattedrale di San Giuseppe a Baghdad, l’intronizzazione del nuovo patriarca della Chiesa cattolica caldea, Paul III Nona. Alla celebrazione erano presenti rappresentanti delle altre Chiese cristiane, delegati della Santa Sede e autorità civili irachene. Nel suo primo intervento, il patriarca ha richiamato la difficile condizione dei cristiani in Iraq, segnata negli ultimi decenni da guerre, persecuzioni e dall’esodo di molte famiglie. Una realtà che, ha sottolineato, non annulla la vocazione del popolo caldeo, chiamato a testimoniare la fede sia in patria sia nella diaspora. “L’esistenza e la continuità della nostra Chiesa caldea in Oriente, e in modo particolare in Iraq, sono essenziali e fondamentali per la nostra perseveranza come Chiesa e come popolo antico”, ha affermato, invitando anche quanti vivono all’estero a “considerare la vostra presenza in queste terre come una missione”. Il patriarca conosce personalmente questa duplice esperienza: già arcivescovo di Mosul, fu costretto a lasciare la città nel 2014 con l’arrivo dell’Isis, per poi proseguire il suo ministero tra la diaspora caldea in Australia. Nel suo ministero ha collaborato a lungo con la fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre, che continua a sostenere le comunità cristiane locali. Nel suo messaggio, Paul III Nona ha insistito anche sul valore dell’unità tra i cristiani: “L’esistenza di Chiese con tradizioni diverse è una ricchezza e non una mancanza. La nostra fede è una, e anche la nostra testimonianza deve essere una”. Ha quindi ricordato con gratitudine il suo predecessore, il card. Louis Raphaël Sako, e quanti – vescovi, sacerdoti e religiosi – hanno accompagnato il popolo di Dio negli anni più difficili. Assumendo come motto “Non temere; soltanto abbi fede”, il nuovo patriarca ha affrontato il tema della paura, invitando i fedeli a non lasciarsi paralizzare: “La paura, all’inizio, è spesso una reazione naturale. Ma il problema non sta nell’esistenza della paura: sta nell’arrendersi ad essa”. Al contrario, ha spiegato, occorre trasformarla in occasione di incontro con Dio e di rinnovata fiducia.

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