Di Don Francesco Mangani
L’immagine diffusa da Donald Trump, in cui è raffigurato come Gesù Cristo mentre compie un gesto di guarigione, circondato da simboli patriottici e apparati militari, fa emergere una visione in cui militarismo e neoimperialismo vengono sacralizzati, fino a configurare una sorta di nuova deriva “millenaristica” e “messianica” della politica trumpiana, come strumento salvifico, sottraendosi così a ogni autentico giudizio critico. Non dimentichiamo inoltre la preghiera dei pastori su di lui nella stanza ovale, dove si invocava addirittura la vittoria sull’Iran. Anche l’arcivescovo di Chicago, il cardinale Cupich, in una dichiarazione, ha fortemente criticato questa deriva comunicativa ed etica di Trump e dei suoi collaboratori. A tutto questo si aggiunge l’episodio recentemente riportato dalla stampa internazionale, relativo alle dichiarazioni critiche nei confronti di Papa Leone. Come sappiamo, Papa Leone ha espresso più volte un giudizio particolarmente severo in merito alle tensioni geopolitiche contemporanee, accusando la politica americana di Trump come moralmente inaccettabile, sostenuta da una illusione di onnipotenza, ribadendo che la guerra non è mai una soluzione accettabile ai conflitti internazionali.
A tale presa di posizione ha fatto seguito una reazione da parte di Trump caratterizzata da un linguaggio fortemente svalutante, nel quale il Papa viene definito “debole” e “inadeguato”; inoltre, lo stesso Trump ha affermato che: “Leo dovrebbe essere grato, se non fossi alla Casa Bianca, non sarebbe in Vaticano”.
Ha inoltre definito il Pontefice debole sul fronte della criminalità e terribile in politica estera. Ha anche aggiunto di non volere un Papa che ritenga accettabile che l’Iran abbia l’ “arma nucleare”, attribuendo al Pontefice una posizione che egli non ha mai minimamente espresso. Nella medesima linea, Trump ha infarcito il discorso affermando di non volere un Papa che trovi terribile il fatto che l’America abbia attaccato il Venezuela, giustificando tale intervento con il tema del narcotraffico. A ciò si accompagna anche il richiamo alla pandemia, dove Trump sostiene che il Papa non ricorda la paura vissuta dalle comunità religiose durante il Covid, accostando così temi tra loro profondamente eterogenei, solo per destabilizzare e svalutare l’immagine del Papa. La strategia trumpiana quindi non scende nel merito delle argomentazioni del Papa, ma punta a una delegittimazione della sua persona e del suo ruolo pubblico. L’idea sfasata di un Papa debole, oltre a non corrispondere alla realtà, fa sicuramente leva sull’indole monastica di Leone, dallo stile mite e prudente. La prudenza e la mitezza non sono segno di debolezza, tutt’altro: chi urla e sbraita a volte è il vero debole, mentre l’atteggiamento lungimirante e calmo è tipico della vera forza interiore.
Lo stesso Leone, all’inizio del suo pontificato, ha auspicato un ritorno a una informazione dove la parola sia disarmata e il dialogo costruttivo e rispettoso. Tuttavia è evidente che la modalità trumpiana di argomentazione tenda a parole rumorose ed impulsive e non si sviluppi sul piano critico delle idee, ma scivoli immediatamente verso uno schema di svalutazione. L’introduzione di un riferimento diretto di Trump alla propria centralità (“senza di me…”) sposta ulteriormente il confronto dal piano oggettivo a quello soggettivo, trasformando il dibattito in una dinamica di affermazione dell’io.
Ma entriamo più in dettaglio. L’affermazione relativa all’Iran costituisce un esempio emblematico di attribuzione indebita e manipolazione: al Pontefice viene quindi imputata una posizione che egli non ha mai sostenuto. Papa Leone, infatti, non ha mai dichiarato accettabile la presenza di armamenti nucleari in Iran; al contrario, ha ribadito il rifiuto della guerra e dell’escalation che la politica trumpiana potrebbe accelerare con conseguenze catastrofiche.
Il passaggio operato da Trump è dunque evidente: il richiamo etico alla pace del Papa viene trasformato, per via retorica di Trump, nel suo contrario. Allo stesso modo, il riferimento di Trump al Venezuela nell’attacco al Papa riduce una realtà complessa a una narrazione funzionale al suo discorso, affermando che è stato necessario per contrastare il narcotraffico, quando anche i bambini hanno compreso i reali intenti economici legati al petrolio alla base dell’intervento militare americano. Il riferimento al Covid, fatto nella stessa dichiarazione, riferendosi alle chiese chiuse, introduce un elemento estraneo al nucleo del discorso, ampliando artificialmente il campo polemico, dipingendo una Chiesa “debole” e spaventata. Sono temi tra loro profondamente diversi, atti a rafforzare l’impianto accusatorio complessivo. Ancora più problematica è l’affermazione secondo cui un presidente eletto non dovrebbe essere criticato. Trump afferma di non volere un Papa che critichi il presidente americano poiché sta facendo esattamente ciò per cui è stato eletto, dopo una vittoria schiacciante, vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia. Al di là della retorica politica, bisogna ribadire con fermezza che in uno Stato democratico il consenso elettorale non elimina il diritto alla critica delle opposizioni, ma lo rende anzi necessario. La legittimazione politica non è mai assoluta: essa resta sempre sottoposta al giudizio etico, culturale e sociale. Negare questo principio significa restringere il dibattito pubblico e indebolire le basi stesse della democrazia. Tuttavia si può sostenere che la modalità reattiva di Trump presenti tratti riconducibili a ciò che possiamo definire uno stile narcisistico di comunicazione, dove le verità si mescolano a fake in dichiarazioni emotivamente marcate e personalistiche.
Il caso in esame, inoltre, si inserisce in un contesto più ampio, tipico della comunicazione contemporanea, nel quale si assiste sempre più frequentemente a una trasformazione del dibattito pubblico: non si attaccano le idee argomentandole secondo un senso critico, sano e costruttivo, ma, dinanzi a vedute divergenti, si attacca la persona in quanto tale, manipolando le idee o presentandone una immagine distorta, spesso offensiva, prendendo di mira anche la sfera intima e privata. In questa modalità di comunicazione narcisistica, il messaggio viene travisato e l’interlocutore, proprio perché portatore di una visione differente, viene denigrato e delegittimato in un tritacarne di giudizi senza senno, senza una critica lecita e sostenibile.
A ciò si aggiunge un ulteriore elemento di chiarificazione teorica.
Il Papa, oltre a essere guida morale e spirituale della Chiesa cattolica, è anche capo di uno Stato — la Città del Vaticano — e pertanto esercita, in senso proprio, anche una funzione politica. Ne deriva che egli non solo ha il diritto, ma anche il dovere di esprimere giudizi su questioni che riguardano la pace, la guerra, la giustizia e l’ordine internazionale. Pretendere che il Papa “faccia solo il Papa”, così come si afferma talvolta in modo riduttivo (“il prete faccia il prete, il politico faccia il politico, il medico faccia il medico, l’operaio faccia l’operaio…”), significa fraintendere radicalmente la natura stessa del discorso pubblico.
La politica, infatti, nel suo significato più alto, non coincide con il partitismo, ma con la cura della polis, ossia della comunità umana. In questo senso, come ricordava Aldo Moro, la politica appartiene a tutti, in quanto espressione della responsabilità verso il bene comune: il partitismo invece è su un piano più identitario che, pur rientrando nell’alveo della politica, non la esaurisce, al limite la rappresenta nelle varie parti.
In questo senso, la dinamica osservata con queste dichiarazioni di Trump richiama anche le riflessioni di Papa Francesco (cf. Fratelli tutti, 208), il quale ha più volte denunciato le distorsioni della comunicazione contemporanea, invitando a smascherare quelle logiche mediatiche che trasformano il confronto in scontro e la ricerca della verità in manipolazione. Pertanto, al di là delle differenze caratteriali e comunicative tra Papa Leone e Trump, appare come l’espressione di due visioni radicalmente differenti. Da una parte, una visione centrata sull’autosufficienza dell’uomo, sulla volontà di potenza e sull’autolegittimazione del potere politico con i suoi interessi; dall’altra, una visione aperta alla trascendenza, nella quale l’uomo si riconosce destinatario di una verità che lo precede e lo supera. Come hanno ribadito i vescovi americani rispondendo alle dichiarazioni di Trump, il Papa è: “…il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo e per la cura delle anime”. Per questo ogni sua dichiarazione verso le questioni dell’ora presente avrà sempre come riferimento la Parola di Dio e il bene dell’umanità, guardando oltre le diatribe ideologiche del potere umano. Lo stesso Papa, nell’intervista in aereo per l’importante viaggio missionario in Africa, interrogato sul caso ha risposto: “Non ho paura dell’amministrazione Usa, non entro in dibattito con lui, ma un’altra via rispetto alla guerra è possibile (…). Il mio messaggio, il messaggio della Chiesa è il Vangelo di Cristo che voglio annunciare ad alta voce (…) Beati i costruttori di pace (…). Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato, come qualcuno sta facendo”.
In conclusione, quanto avvenuto si configura come un caso paradigmatico delle dinamiche comunicative contemporanee, nelle quali dimensione psicologica, strategia politica e confronto simbolico-teologico risultano profondamente intrecciati.
La posta in gioco, tuttavia, va oltre il singolo episodio: riguarda la qualità stessa del nostro modo di pensare e di comunicare, che purtroppo l’uso scorretto dei social sta amplificando in peggio. Dove non si discutono più le idee, ma si attaccano le persone, non solo il dibattito pubblico si degrada, ma si aprono le strade per una crisi ancor più radicale del sano e civile confronto dialettico. Si stanno infatti riaffermando preoccupanti chiusure ideologiche e nuove forme di discriminazione nei confronti delle “diversità”, con l’accentuarsi della demagogia e di crepe sempre più vistose nella convivenza umana.





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