Paola Pellicanò
Non è solo nel “calo della natalità”: è nella “perdita del desiderio di trasmettere la vita” che i “segni di speranza” oggi vanno cercati, scrive il Papa nella Bolla di indizione del Giubileo 2025. Al di là di situazioni socioeconomiche che rendono tutto precario, anche i figli; al di là della disillusione che frena il desiderio di una famiglia stabile e numerosa; al di là dell’ingravescente sterilità di coppia, che troppo poco allarma e interroga la scienza, forse una ricchezza l’abbiamo smarrita: la consapevolezza che la vita si “trasmette”. E che la speranza, più che un detonatore che accompagni a una tale decisione, è esattamente il risultato di questa misteriosa trasmissione. Davvero, “ogni nuova vita è ‘speranza fatta carne’”! (Messaggio della Cei per la Giornata della vita 2025).
La speranza non è una semplice energia positiva. È virtù tenace e umile; “piccola”, direbbe Péguy; e, forse per questo, capace, anzi bisognosa di guardare sempre oltre sé stessa, di guardare oltre.
Speranza è guardare al “farsi carne” con cui la vita viene “trasmessa”: guardarvi “da piccolo a grande”, guardarvi come a un Mistero.
Fin dalle prime pagine della Bibbia, la trasmissione della vita suscita stupore. Dal “dito di Dio” che crea ogni persona a Sua immagine, al Suo affidare all’uomo e alla donna il privilegio della procreazione; dall’esperienza del Salmista che si chiede “che cosa è l’uomo” se è così grande, al riconoscimento dell’infinita dignità umana da porte delle levatrici che disobbediscono all’ordine omicida del Faraone; dal superamento straordinario di tante storie di sterilità, alla verginità che diventa misteriosamente feconda nella Madre del Signore…Sì, la speranza si fa carne in ogni vita; ma ogni vita prende carne attraverso l’accoglienza e la collaborazione con il Mistero di Dio, scritto nella vicenda e nella natura umana.
Guardare al Mistero della trasmissione della vita è un compito della scienza, chiamata anch’essa a collaborare con umile stupore con le leggi biologiche della fertilità umana: un processo complesso e meraviglioso, in cui convergono innumerevoli sfumature della fisiologia e della patologia e che diventa altresì rivelatore della salute della coppia. Studiarla con speranza significa andare in profondità, investigarne i meccanismi, coglierne le correlazioni con i diversi sistemi dell’organismo, rimuovere o restaurare le cause che la compromettono, conoscere i ritmi biologici di fertilità e infertilità di cui, peraltro, ogni donna e ogni coppia può diventare facilmente consapevole, acquisendo uno spazio di prevenzione sul piano sanitario, libertà e responsabilità nelle decisioni procreative.La ricerca e la cura, così, si ampliano, superando la tecnocrazia delle diverse manipolazioni del processo procreativo e rispettando quei limiti al di fuori dei quali la speranza sarebbe presunzione o illusione: due devianze che la vera scienza non può permettersi.È dunque Mistero la trasmissione della vita. Non disegno indecifrabile ma Legge sapiente alla quale la scienza, la teologia, la sapienza intuitiva del cuore, la forza dell’amore umano possono guardare e attingere, come a una sorgente inesauribile, con la coraggiosa speranza degli umili e dei forti.
Speranza che si fa “carne” nella bellezza di “ogni vita” e nel “desiderio di trasmetterla”!