Rubrica tradizioni
“Crocche Crocche vatte vì, vanne lundane da casa mì, mandemà se te cervede, puzze pìa’ nu venerdì” . È una buffa strofetta cantata a fine febbraio , con qualche modifica a seconda dei luoghi, in tutto il Piceno. Gli anziani la sera, intorno all’ultimo focolare di febbraio, facevano – oggi si direbbe – gli “animatori” dei nipotini raccontando fiabe, leggende e scherzetti. Così si narrava che i topolini, cioè le “crocche o crocchie” che gironzolavano indisturbati durante l’inverno in perenne ricerca DI cibo, se ne sarebbero andati con l’approssimarsi di marzo, cioè della bella stagione primaverile. Di questi riti cosiddetti di: “Scacciafebbrà”, ossia “Caccia-febbraio” erano piene le campagne, spesso venivano accesi fuochi e falò per bruciare le ultime sterpaglie avanzate dai focolari, tipo scope vecchie di saggina, stracci, rametti rinsecchiti dopo le potature. Il significato è chiaro: Voler scacciare la brutta stagione e “propiziarsi” cioè augurarsi l’arrivo del bel tempo, della rinascita, dei fiori, del sole e delle belle giornate. Dopo il 2 febbraio, Cioè la “Candelora”, il giorno della “Benedizione delle candele”, con un significato di luce che illumina l’oscurità, valore simbolico per noi cristiani, di vita, luce dopo la morte si attendeva la speranza, cioè la buona stagione. La cosa curiosa è che il giorno della Candelora in campagna, oltre che andare in Chiesa , si facevano delle previsioni meteorologiche osservano il clima..il tutto parte dal detto: “Quando arriva candelora dell’inverno semo fora.. ma se chiove o tira vende, dell’immerne semo dendre” ( Quando arriva la ricorrenza della Candelora siamo fuori dall’inverno..ma se dovesse piovere o tirare vento di bora, ancora siamo dentro l’inverno, cioè la primavera tarderà ad arrivare, questo secondo la tradizione popolare) . Il giorno dopo , 3 febbraio, veniva ricordato San Biagio, di cui i nonni erano devotissimi e lo invocavano a protezione della gola. Probabilmente in epoche antiche i bambini venivano falcidiati dalla difterite, di cui esiste ora il vaccino, che colpiva proprio la gola, da qui la leggenda di San Biagio che salvò il bambino che si strozzava ingoiando una spina di pesce.
La riflessione
Queste tradizioni non devono farci sorridere, in quanto espressioni della pietà popolare e di un mondo che non per scelta ma per miseria e povertà era analfabeta. Vanno ricordate con rispetto, per la devozione intensa dei nostri avi, che ponevano nella Fede, nella Speranza e nella Carità i punti centrali della loro semplice esistenza. Chi ha qualche anno in più, ricorda nella casa tanto amata dei nonni, il lumino acceso davanti alla Madonna, con accanto sempre il piccolo santino di San Biagio.
Il Significato della Candelora
Il 2 febbraio viene ricordato il giorno della Presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme. Infatti, secondo la legge di Mosè, quaranta giorni dopo la nascita, i genitori dei maschietti dovevano accompagnare i primogeniti al tempio, per presentarli. Anche la Madonna e San Giuseppe quaranta giorni dopo Natale condussero il piccolo Gesù a Gerusalemme. Questo episodio viene raccontato dall’Evangelista Luca (Lc 2,22-39) ma viene celebrato anche dalla Chiesa Ortodossa e da chiese protestanti. Sempre secondo Luca in questa occasione, un anziano di nome Simeone, il quale attendeva la venuta del Cristo Messia avendo avuto da Dio la promessa che non sarebbe morto senza avergli concesso di averlo visto, vide Gesù bambino, prendendolo tra le braccia disse: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in Pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, Luce per illuminare le genti e Gloria del tuo popolo Israele” (Luca 2,29-32).
Un racconto poetico che ci parla di luce, nascita, di primavera e che poeticamente, ci accompagna per mano dalla fine dell’inverno alla stagione più bella della vita, simbolicamente la buona stagione della nostra Speranza, la speranza di noi cristiani.