Cantalamessa“La santità non è un lusso, non una imposizione, un onere; è un privilegio, è un dono, è un onore sommo”. Lo ha detto padre Raniero Cantalamessa, nella seconda predica di Avvento tenuta questa mattina al Papa e alla Curia romana sul tema “L’universale chiamata dei cristiani alla santità”. La  santità “è come ereditare la dignità del proprio casato – le parole di p. Cantalamessa riferite da Radio Vaticana – , del proprio padre: è un obbligo” che deriva “dalla nobiltà di essere figli di Dio (…) Non è tanto natura, è vocazione. Se dunque noi siamo ‘chiamati ad essere santi’, se la nostra vocazione è questa, allora saremo persone vere, riuscite, nella misura in cui saremo santi. Diversamente, siamo dei falliti. Il contrario di santo non è peccatore, ma fallito!”. Il predicatore della Casa pontificia ha quindi spiegato che l’opposizione fede-opere “è un falso problema, che è stato tenuto in piedi, per secoli dalla polemica, dalle prevenzioni”. Le opere buone, senza la fede, “non sono opere ‘buone’ e la fede senza le opere buone non è vera fede. Basta che per ‘opere buone’ non si intendano principalmente – come purtroppo avveniva al tempo di Lutero – indulgenze, pellegrinaggi, candele, pie pratiche, quanto piuttosto l’osservanza dei comandamenti di Dio, in particolare quello dell’amore fraterno”. Ciò che alla fine conta “è che la santità è sempre un cammino verso il quale rimettersi in moto”. “Non dipende da noi nascere forti o deboli, ricchi o poveri, belli o meno belli; ma dipende da noi – ha concluso – essere onesti o disonesti, persone buone o persone cattive, in altre parole santi o peccatori. Questo dipende da noi”.

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