Messa di Papa Francesco a Sofia: l’amore di Dio più grande di ogni limite

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Amedeo Lomonaco

La nostra vita di discepoli è segnata da “tre realtà stupende”: Dio chiama, Dio sorprende, Dio ama. Attraverso questa triplice prospettiva, legata a pagine di Vangelo ambientate sul lago di Tiberiade, Papa Francesco orienta e sviluppa la propria omelia. Dal Pontefice anche l’incoraggiamento a non avere paura di essere santi. (Ascolta il servizio con la voce del Papa)

Dalle rive del lago di Galilea ai nostri giorni

Il Santo Padre ricorda che Pietro, dopo aver visto morire il Signore, torna alla vita di prima, quella di pescatore, nonostante l’annuncio della Risurrezione. Anche altri discepoli lo seguono. “Il peso della sofferenza, della delusione, perfino del tradimento – spiega Francesco – era diventato una pietra difficile da rimuovere nel cuore dei discepoli; erano ancora feriti sotto il peso del dolore e della colpa e la buona notizia della Risurrezione non aveva messo radici nel loro cuore”. Sembrano prevalere “la tentazione della nostalgia del passato”, “la psicologia del sepolcro che tinge tutto di rassegnazione”. Sembra calare un “grigio pragmatismo”. Ma proprio nel momento del fallimento come in quello di Pietro, osserva il Pontefice, arriva Gesù.

Dio chiama

Gesù, sottolinea Francesco, “non aspetta di incontrarsi con persone senza problemi, senza delusioni, peccati o limitazioni. Egli stesso ha affrontato il peccato e la delusione per andare incontro ad ogni vivente e invitarlo a camminare”:

Fratelli, il Signore non si stanca di chiamare. È la forza dell’Amore che ha ribaltato ogni pronostico e sa ricominciare. In Gesù, Dio cerca di dare sempre una possibilità. Fa così anche con noi: ci chiama ogni giorno a rivivere la nostra storia d’amore con Lui, a rifondarci nella novità che è Lui. Tutte le mattine, ci cerca lì dove siamo e ci invita «ad alzarci, a risorgere sulla sua Parola, a guardare in alto e credere che siamo fatti per il Cielo, non per la terra; per le altezze della vita, non per le bassezze della morte», e ci invita a non cercare «tra i morti Colui che è vivo».

Dio sorprende

È ancora il lago di Tiberiade lo sfondo delle parole del Papa. Il Signore, ricorda il Pontefice, “incontrando i discepoli con le reti vuote, propone loro qualcosa di insolito: pescare di giorno, cosa piuttosto strana su quel lago”. “È il Signore della sorpresa – aggiunge Francesco – che rompe le chiusure paralizzanti, restituendo l’audacia capace di superare il sospetto, la sfiducia e il timore che si nasconde dietro il ‘si è sempre fatto così’:

Dio sorprende quando chiama e invita a gettare non solo le reti, ma noi stessi al largo nella storia e a guardare la vita, a guardare gli altri e anche noi stessi con i suoi stessi occhi che «nel peccato, vede figli da rialzare; nella morte, fratelli da risuscitare; nella desolazione, cuori da consolare. Non temere, dunque: il Signore ama questa tua vita, anche quando hai paura di guardarla e prenderla in mano.

Dio ama

Il trittico ambientato sul lago di Galilea si completa con una terza certezza: “Dio chiama, Dio sorprende perché Dio ama. L’amore – afferma Francesco – è il suo linguaggio”:

Questa è la nostra forza che ogni giorno siamo invitati a rinnovare: il Signore ci ama. Essere cristiano è una chiamata ad avere fiducia che l’Amore di Dio è più grande di ogni limite o peccato. Uno dei grandi dolori e ostacoli che sperimentiamo oggi non nasce tanto nel comprendere che Dio sia amore, ma nel fatto che siamo arrivati ad annunciarlo e testimoniarlo in modo tale che per molti questo non è il suo nome. Dio è amore che ama, si dona, chiama e sorprende.

Testimoni dell’amore di Cristo

“Oggi – ricorda il Papa – siamo invitati a guardare e scoprire quello che il Signore ha fatto nel passato per lanciarci con Lui verso il futuro, sapendo che, nel successo e negli errori, tornerà sempre a chiamarci per invitarci a gettare le reti”. “Una Chiesa giovane, una persona giovane, non per l’età ma per la forza dello Spirito, ci invita a testimoniare l’amore di Cristo, un amore che incalza e ci porta ad essere pronti a lottare per il bene comune, servitori dei poveri, protagonisti della rivoluzione della carità e del servizio, capaci di resistere alle patologie dell’individualismo consumista e superficiale. Innamorati di Cristo, testimoni vivi del Vangelo”. “Non abbiate paura – conclude il Pontefice – di essere i santi di cui questa terra ha bisogno”.

Un dono al Papa

Al termine della Messa, mons. Christo Proykov, presidente della Conferenza episcopale bulgara, ha offerto a Papa Francesco, a nome della Chiesa Cattolica in Bulgaria, una copia dell’icona della Santa Madre di Dio, proveniente da Nesebar, “che mons. Roncalli ha sempre portato e tenuto con sé”. “Il Santo Papa Roncalli, prima di lasciare la Bulgaria – ha ricordato il presule – ha sostituito il nome della sua sede episcopale titolare, con quello della città bulgara di Nesebar, e ha tenuto tale titolo fino alla sua nomina come Patriarca di Venezia”.

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