Terremoto, a Roma il corteo di protesta degli abruzzesi

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di Sara De Simplicio

Foto di Rando Angelini

ROMAUn viaggio insolito, quello dello scorso 2 marzo, che ha visto protagonisti tantissimi abruzzesi. Infatti, trentacinque sono stati i pullman che si sono mossi in direzione della Capitale, sui quali viaggiavano tanti amministratori e altrettanti loro concittadini, al fine di chiedere ed ottenere misure adeguate e risorse concrete dopo i drammatici eventi che in questi ultimi mesi hanno coinvolto il Centro Italia, e in particolar modo la regione Abruzzo e la provincia di Teramo, ovvero il maltempo e il terremoto.

I provvedimenti e il decreto del Governo in merito a queste questioni sembrano, infatti, inadatti e insufficienti a coprire i danni che, a gennaio, si sono aggravati e moltiplicati, creando così una sorta di circolo vizioso calamitoso al quale i cittadini e i loro amministratori vogliono porre fine, almeno in parte. Mettere in sicurezza le strade e la viabilità, ripristinare l’efficienza dei servizi, semplificare le procedure di ricostruzione e allargare l’area “cratere” anche ad altri comuni: queste le proposte presentate sul tavolo della riunione tecnica che, seguita alla manifestazione pacifica in piazza Montecitorio a Palazzo Chigi, ha poi coinvolto una delegazione ricevuta da rappresentanti istituzionali nazionali, in un incontro alla Camera.

Un modo, dunque, per “alzare la voce”, per far sentire paradossalmente proprio il grido di SOS di chi le parole le ha perse, come anche la casa, il lavoro, le radici, la sua terra.

Un territorio ormai stremato, colpito, ripetutamente, al cuore, un’emergenza tristemente unica nel suo genere e sulla quale non si devono spegnere i riflettori: fondamentale sarà, infatti, mantenere alta l’attenzione di Governo e Parlamento, ma anche dell’opinione pubblica, per far sì che i problemi lasciati dalle calamità naturale non restino irrisolti.

“Questa è la mia terra, non voglio abbandonarla, voglio ricostruirla”: queste alcune delle parole del testo di “Teramani’s karma”, una simpatica rivisitazione del noto tormentone “Occidentali’s karma”, questa volta  inventata da tre amici, Antonio D’Amore, Nicoletta Dale e Flavio Pistilli, che hanno saputo egregiamente mixare un registro “leggero” e insieme “drammatico”.

Il sindaco di Sant’Egidio alla Vibrata, Rando Angelini, nonché presidente dell’Unione dei Comuni della Val Vibrata, aveva infatti sottolineato sui social la grande “capacità” degli abruzzesi di non arrendersi mai, di credere nella rinascita anche nei momenti più difficili e di adoperarsi fino in fondo per renderla una verità e una certezza.

Una volta rientrato a Roma dal corteo, l’entusiasmo del sindaco sembra però essersi nuovamente smorzato: la paura è che ci siano troppi “se” e pochi “si” di fronte ad una situazione ormai bloccata, poco tranquillizzante e del tutto eccezionale. Così eccezionale che meriterebbe, senza dubbio, un riconoscimento ufficiale in tal senso e di conseguenza, delle misure fiscali specifiche e singolari, capaci di agevolare il, già di per sé molto difficile, percorso di “ripartenza” dei tremila sfollati.

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