Vescovo Bresciani: “La capacità di unire le diversità, che è propria anche della musica, è un riflesso della volontà di Dio di di riunire la famiglia umana nella pace”

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DIOCESI Riportiamo di seguito l’omelia di monsignor Carlo Bresciani, vescovo di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, pronunciata durante la S. Messa di sabato 14 gennaio presso la Parrocchia di San Benedetto Martire.

La musica dagli antichi era considerata divina. Infatti, Euterpe (colei che rallegra) per i Greci era la Musa della musica. Perché divina? Perché rallegra i cuori, ma anche perché eleva lo spirito non solo al piacevole, ma al bello, a saper gustare ciò che va al di là del materiale, immette nel mondo dello spirito e lo fa spaziare nell’immateriale dell’infinito. Più si gusta la musica, più nasce la nostalgia dell’infinito e dell’eterno.

Per questo la musica è strettamente legata al culto di Dio e alle celebrazioni liturgiche sia sacre che profane. Non a caso tra le più alte espressioni dello spirito umano c’è la musica, ascoltando la quale anche nel nostro spirito si destano sentimenti di pace, di serenità e di quiete e abbiamo un presentimento dell’eterna quiete dello spirito che si diletta del bello e del piacevole.

In fondo la musica ci comunica qualcosa del senso per cui siamo nati e per cui viviamo: siamo cercatori del bello, cercatori di quell’Assoluto in cui il bello ha la sua piena manifestazione. Siamo chiamati a gustarlo e a farlo gustare, servi del bello che ci orienta anche alla ricerca del bene e del vero. Facciamo esperienza che la vita umana non realizza pienamente se stessa se non attingendo a piene mani a queste realtà, diventando essa stessa riflesso del bello, del bene e del vero. Non v’è essere umano che non desideri nel suo intimo non solo cose belle, vere e buone, ma la pienezza del bello, del bene e del vero.

Tutto ciò non è lontano da quanto Dio in Gesù ci ha rivelato del senso della vita umana. Dio non è altro che il Bello, il Vero e il Bene. Per questo nella prima lettura di oggi, tratta dal profeta Isaia, Dio dice: “mio servo sei tu, Israele … io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra”. Chi si fa servo del bello, del vero e del bene è veramente luce per il mondo intero. Lo è stato Gesù, lo sono stati i santi, lo è chiunque vive e li cerca in sincerità.

Nel Vangelo ci viene raccontato di Giovanni e della sua testimonianza a Gesù: si tratta di una testimonianza di verità. Giovanni non vuole sostituirsi a Gesù e rivendicare un ruolo e una missione che non sono suoi. Se l’avesse fatto, molti certamente gli avrebbero creduto. Egli, invece, si fa servo della verità, per questo è stato guida sicura per coloro che si sono affidati a lui, ma è anche per questo Gesù ha potuto dire che “tra i nati di donna, nessuno è più grande di Giovanni”.

La grandezza dell’essere umano è data dalla grandezza del suo spirito: qui sta la realizzazione più alta della sua dignità di figlio di Dio e le realizzazioni più alte dello spirito sono quelle che fanno crescere veramente l’umanità e la sanno riunire nell’armonia delle diversità.

Tutti possiamo avere l’esperienza di quanto sia capace la bella musica di riunire popoli e nazioni in un’unica lingua, come possa portare tutti, anche i semplici, a gustare l’armonia del bello e a godere momenti di pace anche nelle traversie della vita. Questa capacità di unire le diversità, che è propria anche della musica, è un riflesso della volontà di Dio di “riunire Israele”, dice il profeta Isaia, di riunire cioè la famiglia umana nella pace, sia pure nella diversità delle sue voci.

A me pare di vedere in questo quella qualità divina della musica che in qualche modo già gli antichi greci avevano intuito, quando le avevano attribuito la qualità di una Musa, Euterpe appunto. Non a caso, per descrivere la vita eterna e la liturgia del cielo, parliamo di coro degli angeli e lo raffiguriamo con schiere angeliche che, attorniando l’Agnello, suonano strumenti musicali, per indicare il godimento dello spirito accompagnato dalla musica nella contemplazione divina.

Anche per questo, la liturgia con la quale vogliamo lodare e ringraziare Dio, come facciamo, per esempio, ogni domenica con la celebrazione della santa messa, è sempre accompagnata dal canto e dalla musica per dire la nostra gioia dell’incontro con Dio e tra di noi. E’ più solenne quando tutti insieme cantiamo le lodi di Dio.

Carissimi membri della santa Cecilia di san Benedetto, siate cercatori assidui del bello che si esprime nella musica e che purifica lo spirito e lo eleva, ma non separate mai questa vostra lodevole passione dalla ricerca del vero e del bene. In essi troverete il compimento della vostra vita. Siate servitori di ciò che unisce così come avete imparato a fare per costruire la vostra banda attraverso le vostre diversità e le diversità dei vostri strumenti: come ben sapete solo dalla loro unione viene quell’armonia che è la bellezza della musica.

E siate consapevoli che attraverso il bello, che esprimete e donate agli altri con la musica, siete partecipi di un raggio del divino e lo partecipate agli altri. Da questo raggio abbiate il coraggio di salire fino a Dio stesso: Gesù sia la vostra guida. Questo Giovanni Battista ha detto ai suoi discepoli, questo dico anch’io a voi. E il Signore vi accompagni sempre.”

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