“La povertá delle ricchezze e la ricchezza delle povertá”

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14600580_10211144870564363_186412070_oLOPPIANO –Non devi mai volgerti indietro ma sempre avanti. La tua vita quella che è stata è stata. Iddio lo sa. L’importante è che non ti sfugga il presente che solo è nelle tue mani. In quello ama Dio con tutto il cuore, facendo la sua volontà.” Dal 30 settembre al 2 ottobre si è svolta a Loppiano la sesta edizione del LoppianoLab La povertá delle ricchezze e la ricchezza delle povertá”. La tre giorni di formazione, aveva l’obiettivo di stimolare una riflessione sul sistema economico attuale, che arricchisce il ricco e impoverisce il povero, che tende ad escludere chi è già emarginato ed è incapace di vedere le ricchezze che non sono economicamente quantificabili. Ci sono, invece, delle ricchezze invisibili dei poveri, come la resilienza, e delle povertà mai citate dei ricchi, come la solitudine.

Hanno partecipato alla formazione di LoppianoLab molti animatori di comunità del Progetto Policoro Marche, presente anche il Dott. Marco Sprecacè, AdC della diocesi rivierasca. Nei vari poli sono organizzati interessanti convegni e laboratori che hanno aiutato a scoprire più da vicino la riflessione iniziata ormai 25 anni fa su intuizione di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, e che ha dato avvio all’Economia di Comunione (EdC). In viaggio verso il Brasile, guardando dall’alto la città di San Paolo, notò i suoi grattacieli moderni accostati alle sconfinate favelas e fu colpita dalle sue estreme contraddizioni.  Chiara Lubich capì che occorreva intervenire sull’economia consumista, basata sulla cultura dell’avere, per arrivare all’economia del dare.

In concreto l’EdC è un progetto di economia civile che mira a realizzare una società più giusta. Le aziende che vi aderiscono si impegnano a suddividere l’utile in 3 parti: una per lo sviluppo e la crescita dell’azienda, una per la formazione, la ricerca e la diffusione della cultura del dare e della reciprocità, l’ultima parte va destinata ad un fondo che sostiene progetti di sviluppo a favore di soggetti svantaggiati. Il nostro tempo sembra particolarmente bisognoso di scoprire l’Economia di Comunione. Attraverso questa rivoluzione culturale sarà possibile uscire da questa crisi economica e di valori e sarà possibile riequilibrare la distribuzione della ricchezza.

“Molti segni come l’ambiente, il terrorismo, le crisi economico-finanziarie e l’aumento delle diseguaglianze,  dicono a noi e a tanti  altri osservatori economici, che il modello economico che il capitalismo ha messo in piedi in questo secolo non è più capace di assicurare un futuro all’intero pianeta. La comunione non è solo una esigenza della giustizia, è una necessità.”  afferma convinto il Prof. Luigino Bruni, economista e storico del pensiero economico.

Molto interessante è stato scoprire le realtà imprenditoriali operanti nell’EdC, ed in particolare aziende avviate da giovani imprenditori. Come Pilvi, start up innovativa che produce abiti per bambini, un progetto nato dalla matita di Chiara Pancino. Pilvi utilizza solo materie prime biocompatibili e rigenerate certificate, seleziona accuratamente tutti i propri fornitori, produce esclusivamente in due piccoli ed eccezionali laboratori aretini nel cuore della Toscana. O la Management-Technologies srl di Enna, che pone tra i valori fondanti l’integrità, la legalità, la condivisione, il rispetto assoluto delle persone (indifferentemente dal fatto che siano clienti, dipendenti, fornitori o concorrenti). I soci sono mossi dal desiderio di fare impresa con un approccio diverso.

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