Francesco saluta la Polonia, “nazione nobile”, dalla “memoria buona” e capace di perdono

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papa francesco discorso cracovia

(ZENIT – di Luca Marcolivio)

POLONIA – Per la prima volta il pontefice argentino è in visita in un paese dell’Europa centro-orientale. È stato lo stesso papa Francesco a constatarlo nel suo discorso di debutto in terra polacca, durante il quale ha sottolineato l’attaccamento della nazione slava alla propria memoria ed identità, che potrà diventare una chiave di volta anche di fronte a sfide nuove come quella delle migrazioni.

Al suo arrivo, poco dopo le 16, all’aeroporto internazionale di “Giovanni Paolo II” di Balice-Cracovia, il Santo Padre è stato accolto dalle principali autorità civili ed ecclesiastiche, a partire dal presidente della Repubblica di Polonia, Andrzej Duda e dal cardinale arcivescovo di Cracovia, Stanisław Dziwisz. Assieme a loro migliaia di fedeli comuni, in uno sbandierio di colori bianco-gialli e bianco-rossi.

Mentre sullo sfondo risuonavano senza soluzione di continuità i canti di accoglienza, alla discesa del Vescovo di Roma dalla scaletta dell’aereo, lo speaker ha proclamato in italiano:“Benvenuto a Cracovia!”.

Dopo l’esecuzione degli inni, degli onori militari e la rituale presentazione delle rispettive delegazioni, Francesco è stato accompagnato nel cortile del Wawel, per l’incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico.

Presa la parola dopo il saluto del presidente, Bergoglio si è detto “lieto di iniziare dalla Polonia, che ha avuto fra i suoi figli l’indimenticabile san Giovanni Paolo II, ideatore e promotore delle Giornate Mondiali della Gioventù”.

Di papa Wojtyla, da lui canonizzato nel 2014, Francesco ha ricordato la celebre metafora “dell’Europa che respira con i suoi due polmoni: il sogno di un nuovo umanesimo europeo è animato dal respiro creativo e armonico di questi due polmoni e dalla comune civiltà che trova nel cristianesimo le sue radici più solide”.

Ciò che contraddistingue il popolo polacco, ha proseguito il Pontefice, è “la memoria”, come ben si riscontra nel “vivo senso della storia di papa Giovanni Paolo II”, il quale “quando parlava dei popoli […] partiva dalla loro storia per farne risaltare i tesori di umanità e spiritualità”.

“La coscienza dell’identità – ha aggiunto Bergoglio sulla scia del suo predecessore – libera da complessi di superiorità, è indispensabile per organizzare una comunità nazionale sulla base del suo patrimonio umano, sociale, politico, economico e religioso, per ispirare la società e la cultura, mantenendole fedeli alla tradizione e al tempo stesso aperte al rinnovamento e al futuro”.

Il Papa ha quindi ricordato una delle due motivazioni del suo viaggio: il 1050° anniversario del Battesimo della Polonia, da poco celebrato, e vissuto dai polacchi come “un forte momento di unità nazionale, che ha confermato come la concordia, pur nella diversità delle opinioni, sia la strada sicura per raggiungere il bene comune dell’intero popolo polacco”.

Ricordando che “non può esistere dialogo se ciascuno non parte dalla propria identità”, il Santo Padre ha poi sottolineato che la memoria può essere sia “buona” che “cattiva”. Un esempio di “memoria buona” è quello offerto dal Magnificat, in cui “Maria loda il Signore e la sua opera di salvezza”.

“La memoria negativa – ha aggiunto – è invece quella che tiene lo sguardo della mente e del cuore ossessivamente fissato sul male, anzitutto su quello commesso dagli altri” ma il popolo polacco ha avuto la grazia di “far prevalere la memoria buona: ad esempio, celebrando i 50 anni del perdono reciprocamente offerto e ricevuto tra gli episcopati polacco e tedesco, dopo la seconda guerra mondiale”, innescando così, nel 1966, un “processo sociale, politico, culturale e religioso irreversibile”, che ha “cambiato la storia dei rapporti tra i due popoli”.

A questo atto, ha rammentato ancora il Papa, è seguita la “Dichiarazione congiunta tra la Chiesa cattolica di Polonia e quella ortodossa di Mosca: un atto che ha avviato un processo di avvicinamento e fraternità non solo tra le due Chiese, ma anche tra i due popoli”.

Una “nazione nobile”, quella polacca, che dimostra “come si può far crescere la memoria buona e lasciar cadere quella cattiva”. La vicenda storica di questo paese, ha continuato Francesco, mostra un popolo che, “dopo le tempeste e le oscurità”, è stato “ristabilito nella sua dignità”.

Oggi i polacchi devono affrontare nuove sfide in cui sono coinvolti anche “l’economia, il rapporto con l’ambiente e il modo stesso di gestire il complesso fenomeno migratorio”. Quest’ultimo in particolare, ha raccomandato Francesco, “richiede un supplemento di saggezza e di misericordia, per superare le paure e realizzare il maggior bene”.

Alle autorità polacche, Bergoglio ha chiesto di “individuare le cause dell’emigrazione dalla Polonia, facilitando quanti vogliono ritornare”, e, al tempo stesso, di mostrare “disponibilità ad accogliere quanti fuggono dalle guerre e dalla fame”, molti di loro nella speranza di “professare in libertà e sicurezza la propria fede”.

“Nello stesso tempo vanno sollecitate collaborazioni e sinergie a livello internazionale al fine di trovare soluzioni ai conflitti e alle guerre, che costringono tante persone a lasciare le loro case e la loro patria”. Sia l’accoglienza dei profughi che la risoluzione dei conflitti, ha aggiunto il Santo Padre, alleviando le “sofferenze”, danno testimonianza dei “valori umani e cristiani”.

Esortando la nazione polacca a “guardare con speranza al futuro e alle questioni che deve affrontare”, il Pontefice ha puntualizzato che “tale atteggiamento favorisce un clima di rispetto tra tutte le componenti della società” e “inoltre, crea le condizioni migliori per una crescita civile, economica e persino demografica, alimentando la fiducia di offrire una vita buona ai propri figli”.

Il clima di fiducia auspicato, per Francesco potrà rendere “ancora più efficaci” le “politiche sociali a favore della famiglia, primo e fondamentale nucleo della società” e della vita che “va sempre accolta e tutelata – […] dal concepimento alla morte naturale”, affinché “in situazioni di grave difficoltà”, un figlio non venga mai sentito “come un peso ma come un dono, e le persone più fragili e povere non siano abbandonate”.

In conclusione, il Papa, rivolto al presidente Duda, ha assicurato la rinnovata “collaborazione della Chiesa Cattolica, perché, alla luce dei principi cristiani che la ispirano e che hanno forgiato la storia e l’identità della Polonia, sappia, nelle mutate condizioni storiche, progredire nel suo cammino, fedele alle sue migliori tradizioni e ricolma di fiducia e di speranza, anche nei momenti difficili”.

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