“Laudato Si” e “Amoris Letitia”, a tu per tu con Monsignor Bregantini

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bregantiniLaudato Si: “Se salvo la terra, la terra salva me…” Abbiamo avuto il piacere di conversare con Mons. Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo metropolita di Campobasso-Boiano, famoso per il suo impegno contro la ‘ndrangheta e per le sue battaglie a favore della famiglia. Lo abbiamo intervistato.

Mons. Bregantini, lei oggi ha parlato, con questo importante incontro con l’Università di Macerata, della riflessione di questa importante Lettera Enciclica di Papa Francesco: Laudato Si. Ha parlato dell’impegno dei giovani all’interno della vita politica e della società civile, tenendo presente l’ottica ambientale di preservazione e di cura della terra. Che cosa si sente di dire ai giovani che si vogliono mettere in gioco nella politica e in che modo possono operare in questo ambito?
Innanzitutto bisogna rendersi conto della bellezza della terra e tutto quello che è poesia, salmi e responsabilità all’interno della Bibbia. Bisogna leggere il Cantico del Giardino e questo aiuta tantissimo, perché permette a noi di amare la terra come Dio ce l’ha donata. Inoltre, occorre avere un atteggiamento di positività in cui si percepisce la terra, non come un’amante da sfruttare, ma come una sposa da custodire e amare immensamente. La difesa della terra mi da lavoro e mi da pane. La terra amata diventa giardino, se non è amata diventa deserto; quindi occorre avere una responsabilità nei confronti della dimensione occupazionale e ciò parte dalla consapevolezza e dalla custodia di esse. Infine tra i giovani che vogliono entrare in politica occorre che entrino con la consapevolezza di donare il loro cuore fino in fondo e di valorizzare tutte le tipicità culturali locali per dare dignità al luogo in cui Dio ci ha posto.

Le università possono aiutare a favorire questo processo?
L’università può aiutare in due modi. Il primo consiste nel purificare lo sguardo, perché se la cultura è uno sguardo sulla natura, allora le università hanno un ruolo importantissimo, perché in questi luoghi imparo a comprendere che la natura può essere o di dominio dell’uomo che decide di fare ciò che vuole e quindi se la divoro la perdo, oppure se imparassi a rispettarla allora la natura fiorisce. Il secondo consiste nel mutare le capacità trasformatrici, presenti nelle facoltà di veterinaria o di agraria, all’interno di parametri in cui la tecnocrazia non sia la legge, ma che siano veicolati da parametri di rispetto e di cura del creato. Occorre dare quindi alla matematica e alle materie scientifiche una dimensione etica e quindi dare anche all’economia un volto umano. In un’ultima analisi, occorre imparare il valore della collaborazione e dello stare insieme e non aspettare che tutto ci provenga dall’alto. Le università svolgono un ruolo importante perché insegnano ad amare ai giovani l’importanza dei personaggi che hanno animato la cultura di un popolo.

Lei ha citato “L’Amoris Letitia”. Ci dia un suo concetto personale per descrivere questa Esortazione Apostolica, che ha avuto un enorme risonanza a livello mondiale in relazione al tema della famiglia.
L’enciclica ci insegna a personalizzare senza relatività, cioè a dare valore ad ogni persona, senza fare di essa un relativismo ingenuo o addirittura distruttivo. Personalizzare senza relativizzare vuol dire che io debbo guardare con occhi nuovi il caso singolo senza farne un mito, per cui so unire insieme il rispetto dei diritti di ciascuno nella custodia dei valori di tutti, che è quello che abbiamo voluto dire con il Family Day a cui ho partecipato. Con questo evento si voleva sottolineare il rispetto dei diritti del prossimo, ma io ho il dovere di dire che i valori di tutti sono questi. Io scendo e ti accompagno non perché tu restassi nella vallata, ma affinché tu possa, passo dopo passo salire questa vallata fino a raggiungere le cime.

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