La radici ignaziane della riforma di Papa Francesco

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imageROMA – Il conclave che ha eletto Papa Francesco era in cerca di un pontefice in gerado di portare nella Chiesa le necessarie riforme che avrebbero dovuto rinvigorire la sua azione evangelizzatrice. Ma quale è l’idea di riforma che ha Papa Francesco? A questa domanda ha risposto padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, nell’ultimo numero della rivista dei gesuiti che uscirà sabato 10 ottobre.

Padre Spadaro parte da una lettera che il fondatore dei gesuiti scrisse ai suoi confratelli che partecipavano come esperti al Concilio di Trento. Il religioso osserva: “La cosa interessante è che egli (Ignazio di Loyola, ndr) non entra per nulla in questioni dottrinali e teologiche, ma si preoccupa della testimonianza di vita che i gesuiti avrebbero dovuto dare. Questo già dà un’idea di come Ignazio intendesse la riforma della Chiesa. Per lui non si trattava innanzitutto di toccarne la struttura, ma di riformare le persone dal di dentro”.

Papa Francesco è un figlio spirituale di Ignazio di Loyola e dunque “la sua idea della riforma della Chiesa corrisponde alla visione ignaziana. La riforma è un processo davvero spirituale che cambia anche le strutture per connaturalità”.

Questo discorso vale anche per il Papa che, nell’intervista concessa proprio a padre Spadaro il 19 agosto 2013, si è definito come un peccatore guardato dalla misericordia di Dio. In questa sua definizione, Papa Francesco si è ispirato alla “XXXII Congregazione Generale della
Compagnia di Gesù. Il primo decreto emanato da quell’assemblea mondiale di rappresentanti dell’Ordine inizia con la domanda: «Che cosa vuol dire essere gesuita?». La risposta è: «Vuol dire riconoscersi peccatore, ma chiamato da Dio a essere compagno di Gesù Cristo, come lo fu Ignazio»”.

Alla luce di ciò, prosegue padre Spadaro, “la domanda su quale sia il «programma» di Papa Francesco non ha senso. Il Papa non ha idee chiare e distinte da applicare al reale, ma avanza sulla base di una esperienza spirituale e di preghiera che condivide nel dialogo e nella consultazione”.

Questo significa che la riforma della Chiesa richieda tempo e che quindi “compito del riformatore è dunque quello di iniziare o accompagnare i processi storici. Questo è uno dei princìpi fondamentali della visione bergogliana: il tempo è superiore allo spazio (cfr EG 222-225). Riformare significa avviare processi aperti e non «tagliare teste» o conquistare spazi di potere”.

Per il direttore de La Civiltà Cattolica, nel pontificato di Bergoglio è possibile cogliere in controluce l’azione del superiore gesuita. Infatti: “Francesco è il Papa dei processi, degli «esercizi». Come il superiore di una comunità, che deve essere «guida dei processi e non mero amministratore». Questa è, a suo avviso, la forma del vero «governo spirituale». Il pontificato bergogliano e la sua volontà di riforma non sono e non saranno solamente di ordine «amministrativo», ma di avviamento e di accompagnamento di processi: alcuni rapidi e folgoranti, altri estremamente lenti”.

Un tale modo si operare «implica abbandonarsi alla volontà di Dio, e questo a sua volta comporta rinunciare a controllare i processi con criteri meramente umani». E ancora: «Nei processi, aspettare significa credere che Dio è più grande di noi stessi, che è lo “stesso Spirito che ci governa” (ES 365), che è il “Padrone” a far crescere il seme».

Per padre Spadaro, in una tale visione si può scorgere identità di vedute con quanto emerso dalla XXXIV Congregazione Generale della Compagnia di Gesù, svoltasi nel 1995: «Nell’esercizio del loro ministero sacerdotale, i gesuiti cercano di scoprire ciò che Dio ha già operato nella vita delle persone, delle società e delle culture, e di discernere come Dio proseguirà la sua opera» (n. 177).

E dunque “Bergoglio vede sfumature e gradualità; cerca di riconoscere la presenza dello Spirito nella realtà umana e culturale, il seme già piantato della sua presenza negli avvenimenti, nelle sensibilità, nei desideri, nelle tensioni profonde dei cuori e dei contesti sociali, culturali e spirituali.

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