Alberto Angela racconta nel suo ultimo libro la fine di Pompei

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imageROMA – Giovedì 27 novembre, presso la libreria Feltrinelli sita in via Appia Nuova è stato presentato dallo stesso autore “I tre giorni di Pompei”, ultima fatica di Alberto Angela, che è possibile acquistare in tutte le librerie a partire da mercoledì scorso.

In una sala gremita, il noto conduttore ha esordito dicendo che questo è il libro che avrebbe sempre voluto scrivere e che è il frutto di più di 20 anni di studi e ricerche condotti sul posto. Il volume non è una monografia di singoli aspetti di Pompei, ma, per quanto possibile, cerca di comporre un collage di tutta la città.

Uno degli intenti dell’opera è quello di sfatare molti i luoghi comuni sulla fine di Pompei, che sono stati in parte alimentati da alcuni colossal. Tanto per iniziare, gli abitanti di Pompei, e delle altre città che vennero distrutte insieme ad essa, non vedevano il Vesuvio come noi oggi lo vediamo e che, nella sua conformazione, è proprio il frutto di ciò che accadde nel 79 d.C.

A proposito della data, secondo l’autore, i tragici fatti di Pompei non avvennero il 24 agosto, ma due mesi più tardi, poiché durante gli scavi archeologici sono stati rinvenuti cibi che venivano consumati in autunno come castagne, noci edatteri. Inoltre i corpi delle persone ritrovate erano avvolti da vestiti pesanti. La data del 24 agosto è probabilmente frutto di un errore di trascrizione dei più antichi documenti legati a questa vicenda.

Secondo Alberto Angela anche il mito della fiorente città è da rivedere. Infatti Pompei era già stata violentemente colpita da un terremoto nel 62 d.C., i ricchi si erano trasferiti e avevano lasciato le proprie case ai liberti. Da un punto di vista economico, il vino prodotto a Pompei aveva perso in importanza a favore di quello prodotto nelle Gallie (anche allora c’era la rivalità fra vini francesi e italiani!).

Nell’immaginario comune si pensa che la città sia stata distrutta dalla lava, in realtà non fu così. Pompei fu sommersa da lapilli e pezzi di pietra pomice che si riversarono in abbondanza sulla città a seguito di una grande esplosione avvenuta attorno alle tredici del 24 ottobre. Pompei venne investita da una valanga di gas spinta a una velocità di circa 150 km/h, la temperatura raggiunse i 500 gradi e la potenza dell’esplosione fu pari a quella di 50.000 bombe atomiche gettate su Hiroshima.

Si calcola che nei territori interessati circa 20.000 persone persero la vita, di cui 12.000 a Pompei e 4.000 a Ercolano. Pompei, proprio per quella fase di decadenza di cui si accennava prima, non venne mai ricostruita.

Ma il libro non parla solo di morte. Piero Angela si è sforzato di ricostruire quella che era la vita di una città di 2000 anni fa, tragicamente conservata dalla calamità che la distrusse.

La ricchezza delle notizie è accompagnata dallo stile divulgativo che contraddistingue l’attività professionale dell’autore.

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