(Foto Fondazione Centesimus Annus)

Di Costantino Coros

In spirito sinodale, circa quattrocento partecipanti e centocinquanta relatori, suddivisi tra 8 tavoli e 6 sessioni parallele, intervallate da 4 incontri in plenaria. Sono i numeri dell’assemblea generale e della conferenza internazionale della Fondazione Centesimus Annus pro Pontifice, che si sono svolte rispettivamente giovedì 28 maggio a Roma, presso il Pontificio collegio internazionale “Maria Mater Ecclesiae”, e venerdì 29 nell’Aula del Sinodo. I temi trattati nella due giorni sono stati “Il pensiero sociale cattolico affronta le sfide alla libertà e al pluralismo in un’economia e società disordinate. Rinnovare la visione di Centesimus Annus” e “Un mondo frammentato alla ricerca della spiritualità: libertà e pluralismo attraverso la dottrina sociale della Chiesa”. Il tutto si è concluso sabato mattina con l’udienza di Papa Leone XIV agli aderenti della Fondazione.

Dietro questi numeri ci sono persone arrivate da ogni parte del mondo. Con i tavoli di lavoro e le sessioni parallele tutti si sono sentiti coinvolti. “Per la prima volta abbiamo avuto una partecipazione, per così dire, universale”, ha detto Paolo Garonna, tracciando a caldo, dopo l’udienza, un bilancio della conferenza. “Le tematiche che abbiamo trattato sono per loro natura globali: spiritualità, libertà, pluralismo dentro i valori della dottrina sociale, per trovare una risposta a un mondo fragile e frammentato”. Nonostante le tante voci diverse, provenienti da culture differenti, insieme è stata trovata una visione e un linguaggio comune. “Come, per esempio, quello di costruire e ricostruire l’unità delle comunità nazionali, locali e del mondo per promuovere la pace: è un tema che ha risuonato molto e su cui tutti sono intervenuti. Il secondo è stato quello della cura delle relazioni, che non è un processo individuale ma collettivo, un processo che passa attraverso la carità e il coinvolgimento con il prossimo”, ha aggiunto il presidente Garonna. Il terzo tema, emerso dal dialogo tra i partecipanti, ha portato la riflessione sul fatto che “il problema non è trovare soluzioni tecniche alle questioni; semmai il problema è mettersi insieme e, con buona volontà, affrontarle e risolverle, offrendo ciascuno le proprie competenze e conoscenze, ma soprattutto la propria fede e umanità”.

In fondo, lo scopo della conferenza internazionale è fare una verifica sui processi in corso, per discuterne e capire come compiere i prossimi passi. “Abbiamo avuto la conferma circa la nostra intenzione di rivolgerci verso i Paesi più vulnerabili – ha sottolineato il presidente –. Il futuro del mondo ormai si gioca non più soltanto nell’Occidente, ma in tutto il mondo, nei continenti nuovi e nelle economie emergenti”.
Da questi confronti è nata l’idea di organizzare una conferenza in Asia, dopo quella europea e il tradizionale incontro internazionale in Vaticano. Altro aspetto è la necessità di mettere insieme il rapporto tra la sfera individuale della religiosità e della spiritualità con una visione più collettiva e comunitaria dell’impegno sociale, quindi dell’attività economica e delle relazioni internazionali”, ha aggiunto Garonna. In tutto ciò l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone è un punto di riferimento, perché indica una direzione: mettere la persona al centro, prendersi cura dei più fragili e del creato, riscoprire la dimensione spirituale dell’esistenza, promuovere solidarietà e collaborazione.

Infine, Joseph-Marie Ndi-Okalla, vescovo di Mbalmayo in Camerun, concludendo i lavori della conferenza internazionale nel tardo pomeriggio di venerdì, ha sottolineato come, nel cuore di un mondo spesso frammentato da conflitti e iniquità, il popolo appaia come un vero costruttore di pace. Perciò occorre chiedere sempre giustizia, riconciliazione, dialogo e fraternità fra i popoli. Ha rivolto l’invito alla Fondazione a farsi promotrice per mobilitare non solo i cristiani ma anche tutti i popoli nel perseguimento di un mondo più giusto al servizio del bene comune.

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