DIOCESI DEL PICENO – Si è tenuta ieri, 2 aprile alle ore 18:00 presso la Cattedrale di Ascoli Piceno e alle ore 21.00 presso la Cattedrale Santa Maria della Marina, la celebrazione della Messa in Coena Domini, presiedute dal vescovo Gianpiero Palmieri.
Il rito inizia con l’invito del vescovo a vivere con profonda fede questa azione liturgica, in particolare come se noi stessi fossimo stati presenti quel giorno, durante l’Ultima Cena.
Vescovo Palmieri: “Il Signore ama la nostra vita, pur essendo piena di fragilità, l’ambisce veramente”
Dopo le letture, prende la parola il vescovo per l’omelia: «L’Ultima Cena è un’idea geniale di Gesù per creare il memoriale della sua Pasqua e farci partecipare a questa. Tale evento ha segnato la Chiesa sin dal principio; pertanto, la prima comunità cristiana già da subito si riuniva la domenica a celebrare l’Eucarestia in modo tale che si potesse vivere il memoriale della Pasqua di Gesù.
Il memoriale non è solo un ricordare, ma, soprattutto, un rivivere la Pasqua di Gesù e l’elemento che ne fa da protagonista è la Fede: noi crediamo e vogliamo incontrare sia Dio che il Signore Risorto. Alla base del nostro radunarci c’è la Fede che ogni domenica ed ogni volta che celebriamo l’Eucarestia è il Signore Gesù a radunarci; per di più, sia il presbitero che la celebrazione si vestono in una maniera tale che ci ricorda che il Signore è in mezzo a noi.
Così inizia l’azione liturgica, essa è composta da tanti passaggi; tuttavia, sono sempre quelli fondamentali a metterci in contatto con la Pasqua di Gesù: durante l’Ultima Cena il gesto che Gesù fa è quello della lavanda dei piedi ed il significato di questo gesto lo si può osservare dal dialogo con Pietro.
La lavanda dei piedi, nella vita della Chiesa, oltre ad essere immagine del servizio, voleva significare quel perdono che riceviamo dalla Pasqua di Gesù: il Signore si toglie la veste, si pone a fianco la bacinella e lava i piedi dei discepoli, che sono sporchi, quindi simbolo di un’esistenza bisognosa di purificazione; oltre ai piedi, nondimeno, vengono lavati il capo e le mani ed è così che inizia un cammino di purificazione reso possibile dalla liberazione da tutto ciò che inquina.
Tra poco vivremo l’offertorio dove, spesso distratti dal mettere i soldi, dimentichiamo che, in quel momento, prendiamo il pane ed il vino, che simboleggiano la nostra vita, e li offriamo a Dio. Quello che farà il Signore è prendere la nostra vita e farci diventare un solo corpo con lui. Il Signore ama la nostra vita, pur essendo piena di fragilità, l’ambisce veramente; dunque, ci offriamo al Signore Risorto, il quale ci prende e ci rende capaci di offrire la nostra vita a Lui, al Padre ed ai Fratelli. Tale procedimento accade quando, alla fine della messa, andiamo in pace, fuori da qui, pronti a svolgere la nostra missione quotidiana di amore e aiuto verso il prossimo; insomma, facciamo della nostra vita un Eucarestia.
È molto bella la Liturgia Eucaristica, perché non funziona più?
Perché facciamo così fatica a vivere questo cambiamento? Temo che stiamo scordando l’eredità del passato: pensiamo che la Messa sia una cosa molto privata ed intima, non abbiamo più la concezione del Signore che ci fa popolo e ci unisce a sé in modo tale da formare in lui un solo corpo. Voi non vi vedete dall’alto, ma io sì ed è brutto vedere l’assemblea sparpagliata: è come se io vi invitassi a pranzo e vedessi che uno sta in una stanza e l’altro in un’altra. Non dev’essere sempre piena la Cattedrale, ma mi piacerebbe sentire che siamo più comunità, come una famiglia che si riunisce a tavola per cena.
Dopo una liturgia troppo privata, un secondo punto è pensare che la Chiesa sia una specie di rifugio dalle fatiche del mondo: il mondo è complicato, è difficile e per questo mi rifugio in chiesa, ma il Signore non condivide; infatti, noi veniamo qui per riposarci, ristorarci, diventare un solo corpo con Cristo, ma poi avere la forza di vivere nel mondo. Qui non ci rifugiamo, ma ci facciamo rinnovare il cuore.
Il terzo punto è che talvolta puntiamo il senso dell’andare al di là dei segni per incontrare il Signore: non vado a messa, incontro il Signore; non sentiamo cosa ha da dire il parroco, ma cosa ci dice il Signore; non faccio la comunione, vado a vivere la comunione con Gesù Risorto ed i miei fratelli. Ecco che la messa cambia totalmente e con questa Fede possiamo vivere Comunione, Eucarestia e Messa come un incontro che cambia la vita».
Rito della Lavanda dei piedi:
Conclusa l’omelia, il vescovo Palmieri, come fece Gesù, si spoglia delle proprie vesti indossando un grembiule servile e si abbassa, in ginocchio, a lavare i piedi ai fedeli lì presenti.
Deposizione dell’Eucarestia:
Dopo che tutti i fedeli hanno ricevuto l’Eucarestia, essa è stata presa e deposta in un luogo destinato alla preghiera silenziosa, di adorazione e di gratitudine.
La celebrazione si chiude con il vescovo che, portata l’Eucarestia nella Cappella del Sacramento, si ritira nel silenzio.
Foto Ascoli
Foto San Benedetto del Tronto


















































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