“Il matrimonio cristiano è monogamico per natura teologica e non per imposizione culturale”. È quanto si legge nel Rapporto della Commissione Secam, diffuso oggi dalla Segreteria generale del Sinodo, in cui si ribadisce il “no” alla poligamia, già sancito da un recente documento del Dicastero per la dottrina della fede, pubblicato nel novembre 2025.
Sul piano pastorale, il Secam “esclude ogni forma di riconoscimento della poligamia e raccomanda che i catecumeni poligami non siano ammessi al battesimo prima di aver liberamente abbracciato l’impegno verso il matrimonio monogamico”. “Non si tratta di esclusione o stigmatizzazione, bensì di un accompagnamento paziente e rispettoso, ispirato alla misericordia di Cristo”, si precisa nel Rapporto: “La dignità della donna è posta al centro di questa pastorale, con Maria – madre di Gesù – offerta come modello di un’evangelizzazione incarnata nella cultura”. Il Rapporto prende avvio dal riconoscimento del “valore sacro della famiglia africana, fondata sull’alleanza tra i gruppi umani, con gli antenati e con Dio, in cui il figlio è considerato benedizione divina e il desiderio di numerosa discendenza parte integrante dell’identità comunitaria”. È in questo orizzonte che si colloca storicamente l’esistenza della poligamia, “fenomeno non esclusivo dell’Africa ma ivi particolarmente radicato e pastoralmente urgente”. Tollerata nell’Antico Testamento, si ricorda nel Rapporto, la poligamia “è progressivamente superata dalla rivelazione neotestamentaria, nella quale Gesù – richiamandosi al disegno originario del Creatore – afferma con chiarezza l’unità e l’indissolubilità del matrimonio”. La conclusione del documento apre a una “pastorale di prossimità, capace di aprire le porte della Chiesa a quanti vivono nelle periferie spirituali ed esistenziali, riconoscendo in ogni persona un figlio di Dio chiamato all’amore fedele e all’Alleanza”.




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