DIOCESI – “Incontrarsi in questo appuntamento, ogni anno, è molto bello! È bello poterlo vivere insieme al vescovo e ai presbiteri delle parrocchie della città. Sono stati proprio questi presbiteri, infatti, ad annunciare la Pasqua nei tanti funerali celebrati nelle nostre comunità parrocchiali. È attraverso di loro che la Pasqua è stata annunciata ai nostri defunti, ai vostri defunti. Ed è bello trovarsi qui oggi, insieme, perché questa è una celebrazione pasquale e non è un caso che si svolga nel giorno della festa di Tutti i Santi, perché la commemorazione di domani, quella dei fedeli defunti, prende luce proprio dalla festa di oggi, dalla festa dei Santi”.
È con queste parole che l’arcivescovo Gianpiero Palmieri ha aperto la tradizionale Celebrazione Eucaristica da lui presieduta presso la cappellina del cimitero civico di San Benedetto del Tronto, in occasione della solennità di Ognissanti, che è ricorsa ieri, Domenica 1 Novembre 2026. Una liturgia particolarmente partecipata, vissuta nel luogo della memoria e dell’affetto, dove la comunità cristiana ha innalzato la propria preghiera per i fedeli defunti nella luce della Pasqua.
A concelebrare la Santa Messa, sono stati alcuni presbiteri delle parrocchie cittadine: don Gianni Capriotti, parroco della comunità ospitante Madonna del Suffragio; don Patrizio Spina, parroco della comunità della Cattedrale Santa Maria della Marina; don Guido Coccia, parroco della comunità di San Benedetto Martire; padre Mario Amadeo parroco della comunità di San Giuseppe; don Giuseppe Giudici, neoparroco della comunità di San Pio X; don Giovanni Rossi, vicario parrocchiale presso la parrocchia di San Filippo Neri. Presente anche un prete della Diocesi di Ascoli Piceno: don Giovanni Zengxsin Liu, vicario parrocchiale della comunità dei Santi Simone e Giuda.
A servire l’altare sono stati i diaconi Walter Gandolfi ed Emanuele Imbrescia, mentre ad accompagnare i canti con l’organo è stato il M° Massimo Malavolta.
La santità è la vocazione di ogni battezzato
Durante l’omelia, il vescovo Gianpiero ha invitato i presenti a guardare alla morte con lo sguardo della fede, ricordando come la commemorazione dei defunti tragga il suo significato più autentico dalla festa di tutti i Santi.
Nel corso della riflessione, mons. Palmieri ha sottolineato che la santità non è una meta riservata a pochi, bensì la vocazione di ogni battezzato. Riprendendo la tradizione biblica e l’insegnamento di San Paolo, ha ricordato come tutti i cristiani siano chiamati a partecipare alla vita stessa di Dio attraverso l’azione dello Spirito Santo, che opera nel cuore dell’uomo una progressiva trasformazione. Il cammino della fede, ha spiegato, si compie infatti nell’ordinarietà dell’esistenza, tra gioie e sofferenze, fatiche e speranze, fino a rendere ogni discepolo sempre più conforme al volto di Cristo:
“Il nostro cammino di discepolato non è altro che un percorso attraverso il quale, nelle vicende della vita – tristi o felici, facili o faticose, dolorose o gioiose -, veniamo resi sempre più simili a Cristo, all’uomo nuovo e alla donna nuova che siamo chiamati a diventare. Questo è il cammino della santità! Ognuno di noi è chiamato a realizzare, almeno in parte, una scintilla, un frammento della santità di Cristo”.
Ampio spazio è stato dedicato al significato evangelico delle Beatitudini, presentate come la via della vera felicità. La beatitudine cristiana – ha evidenziato Palmieri – non coincide con una gioia superficiale o passeggera, ma con una profonda serenità che nasce dall’incontro con Dio e dall’accoglienza dei suoi doni. Misericordia, pace, purezza di cuore, sete di giustizia e capacità di consolazione diventano così segni concreti della presenza del Regno nella vita quotidiana dei credenti.
Un’esistenza destinata alla pienezza eterna
Il momento più intenso dell’omelia è stato dedicato al tema della comunione dei santi e della destinazione eterna dell’uomo. Il vescovo Gianpiero ha ricordato che i defunti non appartengono al passato né sono consegnati al nulla, ma vivono nel cuore di Dio:
“Tutti i nostri fratelli e sorelle, che riposano in questo luogo, li sentiamo accanto a noi. Li sentiamo vivi. Sappiamo che non sono morti. Essi continuano a vivere profondamente nel nostro cuore, fanno parte della nostra storia e della nostra vita. Ma, ancor più, sono nel cuore di Dio. Ed essere nel cuore di Dio, nella sua memoria, significa essere vivi, eternamente vivi in Lui“.
Per questo la visita al cimitero non rappresenta soltanto un gesto di memoria, ma diventa una professione di fede nella vita eterna. Coloro che hanno concluso il loro pellegrinaggio terreno, ha affermato, continuano a essere parte della comunità dei credenti e attendono, nella Gerusalemme celeste, l’incontro definitivo con il Signore.
Facendo riferimento al prefazio della Liturgia di Ognissanti, Palmieri ha infine richiamato l’immagine della Chiesa pellegrina che, sostenuta dalla fede, cammina verso la città del cielo, dove i santi e tutti i giusti già vivono nella pienezza della comunione con Dio:
“Ecco perché siamo qui! Ecco perché oggi è un annuncio di Pasqua! Dio è il Dio della vita, il Dio dei viventi e non dei morti! Nel Suo cuore, tutti i nostri fratelli e sorelle sono vivi ed abitano già la Gerusalemme del Cielo che ci attende. La nostra esistenza non è destinata a quattro assi di legno e a un po’ di polvere; è destinata alla pienezza della comunione con i fratelli e le sorelle nel cuore di Dio“.
Un messaggio di consolazione e di speranza che ha accompagnato l’intera celebrazione, rinnovando nei presenti la consapevolezza che la vita umana è chiamata a un compimento che va oltre i confini della morte.
Al termine della Messa, il vescovo Gianpiero Palmieri ha impartito la benedizione al cimitero e a tutti i defunti che vi riposano, affidandoli alla misericordia del Padre e invocando per loro il dono della pace eterna. Un gesto semplice e solenne che ha concluso una celebrazione caratterizzata da raccoglimento, memoria e fiduciosa attesa della risurrezione promessa da Cristo.