DIOCESI – C’è una parrocchia invisibile che non ha campanili o confini territoriali, ma si muove lungo i corridoi delle Questure, sale sulle volanti e abita le stanze dove si gestiscono le tensioni delle nostre città. È la parrocchia della Polizia di Stato, una comunità di oltre 108 mila anime in Italia che, sul nostro territorio, incrocia lo sguardo e l’ascolto di don Adam Baranski, parroco delle comunità di San Marco Evangelista in Caselle di Maltignano e di Santa Maria delle Grazie in Maltignano e cappellano della Polizia di Stato presso le Questure di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata.
Il presbitero, che unisce alla cura delle sue anime cittadine il delicato ruolo di Cappellano della Polizia per le Questure di Ascoli, Fermo e Macerata, è rientrato da pochi giorni da Roma. Nella Capitale, dal 27 al 29 ottobre, si sono dati appuntamento i 75 sacerdoti d’avanguardia che in tutta Italia svolgono questa “pastorale d’ambiente”. Il tema sul tavolo? Tutt’altro che teorico: come sostenere gli agenti e le loro famiglie nell’era dei social pervasivi, dell’intelligenza artificiale e dello smarrimento educativo degli adulti.
L’incognito e la bussola
Il titolo della tre giorni, “E si misero in cammino…”, ha preso spunto dal Vangelo di Luca, ma è nella provocazione lanciata dal Cardinale Gianfranco Ravasi che don Adam ha trovato la sintesi perfetta del momento storico che stiamo attraversando.
«Il Cardinale Ravasi ha offerto una metafora straordinaria partendo proprio dal racconto dei discepoli di Emmaus – racconta don Adam – ricordandoci che Emmaus, storicamente, resta un luogo dal posizionamento geografico incerto, quasi sconosciuto. Eppure è lì che si fa l’incontro con il Risorto. È un’immagine potente per la Chiesa di oggi: spesso ci sentiamo confusi, sospinti verso un futuro che appare come un incognito totale. Ma è proprio in questo cammino verso l’ignoto che l’incontro con Cristo diventa l’unico elemento chiarificatore, il vero punto di partenza per non perdere l’orientamento».
L’orizzonte non è solo teologico, ma si scontra con la realtà digitale dei nostri giorni, sviscerata durante il convegno anche grazie agli apporti del Nunzio Apostolico, l’arcivescovo Edgar Peña Parra, e dello psicoterapeuta Tonino Cantelmi. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti i social network e le nuove solitudini virtuali, dinamiche che colpiscono i giovani ma che interpellano direttamente le famiglie degli agenti e il loro ruolo di genitori in una società complessa.
Esserci sempre, oltre la burocrazia
Quello del cappellano di Polizia è un ministero peculiare: a differenza dei cappellani militari, questi sacerdoti sono integrati nelle diocesi, designati dai Vescovi locali e solo successivamente decretati dal Ministero dell’Interno. Una doppia appartenenza che per don Adam rappresenta una ricchezza, un modo per gettare ponti tra la Chiesa locale e le istituzioni.
Il valore di questa presenza è stato riconosciuto ai massimi livelli durante il convegno, che ha visto i sacerdoti a fitto colloquio con il Capo della Polizia, Vittorio Pisani, e il Prefetto, Lamberto Giannini. «Momenti istituzionali di alto livello – commenta il parroco marchigiano – che tuttavia si sono capovolti in occasioni di sincera vicinanza e, lasciatemi dire, di autentica amicizia».
Dagli stimoli emersi a Roma prenderà forma il prossimo progetto pastorale nazionale della Polizia di Stato. La sfida per don Adam e per i suoi confratelli sarà quella di declinare il celebre “motto” della Polizia, “Esserci sempre”, non come un semplice motto operativo, ma come una promessa di fraternità evangelica. Una presenza che, prima di tutto, sa ascoltare.