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FOTO e VIDEO Martinsicuro abbraccia San Gabriele: tre giorni di festa per il suo nuovo cittadino onorario

Si ringraziano il fotografo Riccardo Piccioni e le parrocchie Sacro Cuore di Gesù, Madre Teresa di Calcutta e San Gabriele dell’Addolorata per la gentile concessione degli scatti fotografici

MARTINSICURO – “Sono metà musulmano e metà cristiano, ma voglio vedere San Gabriele. Posso?”. È iniziata con questa frase, pronunciata con la disarmante semplicità di un bambino di circa 10 anni e rivolta ad un prete a Villa Rosa, la Peregrinatio del Corpo di San Gabriele dell’Addolorata a Martinsicuro. Un’immagine tenera e potente, che ho avuto la grazia di osservare pochi minuti prima dell’arrivo del Santo nella cittadina abruzzese, avvenuto Mercoledì pomeriggio, 28 Ottobre 2026, alle ore 18:00. Un’immagine che, da sola, è capace di raccontare meglio di qualsiasi discorso come il giovane Santo passionista continui ancora oggi a parlare ai ragazzi, a suscitare curiosità, a creare ponti, a richiamare persone diverse attorno ad un messaggio universale di fede, speranza, fraternità e gioia.

Il tanto atteso appuntamento spirituale, che è terminato ieri, 30 Ottobre, ha avuto come titolo “La mia vita è una continua gioia”. Ed è proprio all’insegna della gioia, tipica dei giovani di cui il Santo è protettore, che sono stati vissuti i primi momenti di questa iniziativa promossa dalla Confraternita San Gabriele dell’Addolorata ed accolta con entusiasmo dalle parrocchie Sacro Cuore di Gesù e Madre Teresa di Calcutta, che ne hanno curato l’organizzazione.

L’appuntamento ha coinvolto tutta la cittadina martinsicurese, a partire dal primo cittadino Massimo Vagnoni, che ha partecipato a tutti i momenti di accoglienza dell’urna del Santo nei vari punti del territorio. Oltre a lui, a Villa Rosa, nella chiesa San Gabriele dell’Addolorata, erano presenti anche il parroco don Francesco Ciabattoni ed il collaboratore parrocchiale don Albert Kalafula. A Martinsicuro, invece, ad accogliere il Santo è stato mons. Piero Coccia, vescovo emerito di Pesaro-Urbino, insieme ai parroci don Anselmo Fulgenzi e don Roberto Antonio Melone. Il primo incontro è avvenuto nel giardino di villa Barnabei, dove il giovane Gabriele, prima che divenisse Santo, soggiornò e fu curato in occasione di un viaggio. Qui erano altresì presenti i fratelli Luisa e Gianni Barnabei, eredi di coloro che ospitarono San Gabriele. La numerosa folla si è poi incamminata in processione verso la chiesa Sacro Cuore di Gesù, dove mons. Coccia ha presieduto l’Eucaristia, concelebrata insieme a don Roberto, a padre Raffaele De Fulvio, rettore del Santuario di San Gabriele dell’Addolorata a Isola del Gran Sasso, e ad altri padri passionisti.

Dopo tre giorni intensi di appuntamenti, preghiera e celebrazioni, ieri sera il Corpo Santo di San Gabriele dell’Addolorata ha ripreso la via per tornare al Santuario, a Isola del Gran Sasso. Di questi giorni restano numeri elevatissimi di presenze davanti alle reliquie del Santo, sia di giorno sia di notte, e una grande eredità spirituale, che i presbiteri della comunità si augurano possa restare per lunghissimo tempo nei cuori dei fedeli.

Riviviamo insieme i momenti più significativi dell’intera peregrinatio.

L’arrivo a Villa Rosa: la devozione silenziosa di un popolo in preghiera

La prima tappa dell’accoglienza si è svolta a Villa Rosa, dove il Corpo di San Gabriele dell’Addolorata è stato accolto in un clima di intensa spiritualità. Ad attenderlo, sul sagrato della chiesa, vi erano varie famiglie con bambini piccoli e neonati, anziani, persone malate e numerosi fedeli che da sempre nutrono una particolare devozione verso il santo abruzzese. L’atmosfera era raccolta e profondamente partecipata. Alcuni volti segnati dalla sofferenza, altri dalla gioia, le mani giunte in preghiera, gli sguardi rivolti con commozione verso l’urna del Santo e il silenzio: tutto ha restituito l’immagine di una comunità che riconosce in San Gabriele un compagno di cammino, un intercessore e una figura capace ancora oggi di parlare al cuore delle persone.

A grande richiesta dei fedeli presenti, c’è stato un gradito fuori programma: il Corpo di San Gabriele è stato trasportato dentro la chiesa per poter essere raggiunto più facilmente dalla folla sempre più numerosa che nel frattempo era accorsa.  Queste le parole che il parroco don Francesco Ciabattoni ha rivolto al Santo: “Ti salutiamo con il cuore colmo di gratitudine, come nostro amato patrono e protettore. Vederti qui dentro alla nostra chiesa è un dono grande, una carezza del Cielo che passa lungo le nostre strade per dirci che non siamo soli e che la grazia di Dio cammina al nostro fianco. Fin dal 1999, quando il nostro amato e compianto don Antonio consacrò questa chiesa a te affidata, tutto il popolo ha sviluppato la devozione, presente in questa regione e non solo, a Te grande Santo, adagiato ai piedi del Gran Sasso. A Dicembre di quell’anno ti fermasti qui per alcuni giorni. Ora sei tornato. La nostra gioia è immensa, mista alla commozione di una iniziativa inaspettata. La tua presenza tra noi ci ricorda la bellezza di una vita donata interamente a Dio e all’Amore della Madonna Addolorata. Con il tuo esempio di giovane dal cuore puro, sorridente, entusiasta e affidato alla Volontà divina, continui ancora oggi a parlare alla nostra parrocchia e a essere guida sicura per le nostre famiglie”. Il presbitero ha quindi affidato al Santo, in modo particolare, i bambini ed i giovani, con la preghiera di “custodire l’innocenza dei primi e di proteggere il loro cammino”, donando loro “la gioia di crescere nella fede” e di “aiutare i secondi a non aver paura di sognare in grande, ad ascoltare la voce di Dio e a trovare risposte vere ai loro desideri più profondi”.

Sembrava finita lì, ma così non è stato, perché a gran voce i fedeli presenti hanno chiesto che venisse celebrata una Santa Messa. In accordo con tutti i presenti, vista la disponibilità dei Passionisti e visto anche che l’orario lo consentiva, don Francesco ha presieduto la Messa, che è stata concelebrata anche da don Albert. Durante l’omelia, don Francesco ha richiamato i fedeli a vivere questa visita non come un semplice evento esteriore, ma come un’occasione di autentico rinnovamento spirituale, sottolineando come la testimonianza di San Gabriele inviti ciascuno a riscoprire la propria vocazione alla santità e a percorrere con fiducia la strada indicata dal Vangelo e affidando al Signore le sofferenze, le speranze e i desideri più profondi del cuore. Ha inoltre evidenziato la freschezza e l’attualità del messaggio del giovane passionista, capace di parlare ancora alle nuove generazioni con il linguaggio dell’entusiasmo, della fede e della scelta radicale dell’amore.

Villa Barnabei: il ritorno di San Gabriele nel luogo della memoria

Dopo il momento di raccoglimento a Villa Rosa, la peregrinatio ha raggiunto Villa Barnabei, uno dei luoghi più significativi legati al passaggio storico di San Gabriele dell’Addolorata nel territorio oggi appartenente a Martinsicuro. Proprio qui la memoria popolare custodisce il ricordo del soggiorno del giovane passionista durante il viaggio che lo avrebbe condotto verso gli ultimi anni della sua vita religiosa. L’accoglienza è stata caratterizzata da un clima decisamente festoso e vivace. I bambini hanno fatto da cornice all’arrivo del santo con un entusiasmo contagioso, mentre famiglie, associazioni e cittadini hanno animato la cerimonia con una partecipazione calorosa, trasformando il momento in una vera festa di popolo.

Il primo a dare il benvenuto al Santo è stato il vescovo Piero Coccia, il quale ha portato il saluto del vescovo Gianpiero Palmieri e ha ringraziato i presenti per “la bella testimonianza di fede, manifestata in maniera grintosa”. Ha detto mons. Coccia: “La presenza di Gabriele è un dono. Un dono immenso, perché ravviva la fede. Il dono, dunque, ci è stato dato; ora tocca a noi accoglierlo e valorizzarlo. Gabriele è qui con noi e ci esprime la testimonianza di una fede giovane. Una fede seria, che ci impegna nel cammino della vita e che ci porta a questo senso di possibilità, di opportunità, di felicità. A volte si dice che i giovani non abbiano la fede. Non è vero. Stasera vedo la dimostrazione evidente di una comunità ricca di giovani, vivace, che può compiere un cammino di fede e quindi va guidata. San Gabriele è il Santo dei giovani – lo sapete -, ma tutti dobbiamo avere uno Spirito giovane, quindi è il Santo di tutti noi!”.

Mons. Coccia ha quindi invitato i fedeli a valorizzare i giorni della missione cittadina come tempo favorevole per la preghiera, la confessione, la partecipazione più intensa all’Eucaristia e la riscoperta della testimonianza lasciata da San Gabriele, affinché questa esperienza possa lasciare un segno profondo e duraturo nel cuore della comunità. A tal proposito, ha salutato anche gli amministratori presenti – il primo cittadino di Martinsicuro e altri sindaci della Val Vibrata – , con il monito di “fare un’esperienza amministrativa spesa e tesa a creare quel bene comune di cui San Gabriele ci ha dato testimonianza preziosa“.

A seguire, è stata data la parola alla signora Luisa Barnabei, la quale, visibilmente emozionata, ha espresso parole di profonda gratitudine verso gli organizzatori e anche la gioia immensa di vedere la storica dimora nuovamente associata al ricordo di San Gabriele: “In questo spazio, un tempo c’era una casa in cui abitavano il mio bisnonno, che era medico, e suo fratello, che era prete. Entrambi facevano parte della Confraternita di Colonnella, che all’epoca aveva regole molto stringenti, come la sepoltura nella cripta comune nel cimitero di Colonnella, dove oggi il loro corpo riposa. Quando San Gabriele, durante un viaggio, stette poco bene, il parroco, il sindaco ed il priore della Confraternita, ritennero opportuno farlo alloggiare qui, affinché il mio bisnonno si prendesse cura di lui. Mia madre tante volte ci ha raccontato questa storia, ma pensavo si trattasse di una specie di leggenda. Quando invece alcuni Martinsicuresi hanno contattato me e mio fratello Gianni e ci hanno spiegato cosa avessero intenzione di fare, abbiamo capito – e finalmente creduto – la verità”. Nel vedere una comunità così numerosa riunita nel loro giardino, la signora Luisa ha concluso: “Spero che questo spirito di unità, fraternità e desiderio di ritrovarsi insieme, continui e si perpetui nel futuro”.

Ultimo ad intervenire è stato il sindaco Massimo Vagnoni, il quale, dopo aver salutato le varie autorità civili, militari e religiose, ha definito la presenza del Corpo di San Gabriele “un evento storico per la città”, sottolineando la profonda emozione vissuta dall’intera comunità. Ha ricordato come il santo rappresenti un modello particolarmente significativo per i giovani:

“San Gabriele è morto a 24 anni: aveva l’età di tanti ragazzi anche qui presenti. Non è il santo dell’estate lontana: è un santo che ha avuto i dubbi, le passioni, le fragilità e li ha trasformati in una scelta di amore radicale. Diceva: ‘La vita è un sogno; la vita è un fumo. La gioia di quaggiù dura poco’. Non per disprezzare la vita, ma per dirci di viverla fino in fondo, senza sprecarla. Sappiamo che da sempre i giovani, nella loro crescita verso la maturità, avranno bisogno di esempi e di modelli di identificazione. Spesso, però, questi modelli sono banali e superficiali, legati all’effimero, a volte addirittura negativi, risultando – invece che costruttivi -, distruttivi per la loro formazione. Gabriele dell’Addolorata è, invece, un modello a cui ispirarsi“.

Il sindaco ha poi anticipato che al Santo sarebbe stata conferita la cittadinanza onoraria alla memoria, spiegandone le ragioni: “La comunità martinsicurese riconosce nella sua figura un riferimento di speranza, vicinanza alla sofferenza e solidarietà e, attraverso questo conferimento, rinnova i valori di ospitalità e di attenzione alla persona che caratterizzano la memoria collettiva, affidandoli alle generazioni presenti e future. San Gabriele è davvero il Santo che ci insegna a vivere la gioia anche nel dolore, a scoprire la bellezza nella semplicità e ad avere una fede che non conosce ostacolo. Il suo messaggio di speranza, che ci invita ad abbracciare la vita con ottimismo e spirito di servizio, è sempre attuale e deve essere fonte di ispirazione per tutti quanti noi! E allora accogliamo San Gabriele non solo nella nostra città, ma nel nostro cuore!”.

La processione e la Messa: un popolo in festa e il richiamo ad una fede giovane e autentica

Dalla villa, il lungo corteo processionale si è snodato su via Roma, verso la chiesa parrocchiale, accompagnato dai canti dei piccoli e dalla preghiera e dalla partecipazione di centinaia di fedeli. Un cammino scandito dalla gioia e dalla consapevolezza di vivere un momento destinato a rimanere impresso nella storia religiosa della città.

La Celebrazione Eucaristica è stata presieduta da mons. Piero Coccia, che ha portato il saluto del vescovo Gianpiero Palmieri, e ha invitato la comunità a custodire il dono della presenza di San Gabriele come occasione concreta di crescita nella fede.

Nel corso dell’omelia, il celebrante ha anzitutto espresso un sentito ringraziamento alla comunità, ai sacerdoti, ai religiosi e a quanti, a diverso titolo, contribuiscono alla vita ecclesiale e civile del territorio. Un particolare riconoscimento è stato rivolto a coloro che operano quotidianamente per il bene comune, ricordando come, secondo l’insegnamento di san Giovanni Paolo II, esso rappresenti “il bene di tutti e di ciascuno“.

Il cuore della riflessione si è poi concentrato sulla figura di San Gabriele dell’Addolorata, presentato come “esempio luminoso di una fede autenticamente giovane, seria e gioiosa, capace di orientare l’esistenza verso il bene e la felicità vera“. Muovendo dalle parole dell’apostolo Paolo, il vescovo Coccia ha richiamato il significato profondo dell’essere “concittadini dei Santi e familiari di Dio“, sottolineando come il santo passionista abbia edificato la propria esistenza su quella “pietra angolare” che è Cristo Gesù.

San Gabriele è stato quindi indicato come modello di una fede autentica e matura, capace di riconoscere la fragilità della condizione umana senza smarrire la speranza. La sua testimonianza richiama ogni credente a interrogarsi sul fondamento della propria vita, poiché, “se esiste un progetto decisivo e centrale, questo è la fede”. Solo in Cristo, infatti, l’uomo può trovare un senso pieno e duraturo alla propria esistenza, affrontando con fiducia prove, delusioni e difficoltà. Coccia ha quindi ricordato che la santità non appartiene soltanto al passato, ma continua a essere “una chiamata rivolta a tutti, specialmente ai giovani, affinché sappiano dare alla propria vita un orientamento forte e significativo“.

La riflessione si è quindi allargata alla realtà contemporanea, descritta come ricca di opportunità, ma segnata da profonde fragilità relazionali. In una società che rischia di trasformarsi in un insieme di “tante isole” ripiegate sui propri interessi, il Vangelo propone un criterio diverso, fondato sulla solidarietà, sulla condivisione e sulla responsabilità reciproca. Da qui l’invito a riscoprire Cristo quale fondamento non solo della vita personale, ma anche della famiglia, del lavoro, della politica e delle relazioni sociali.

In conclusione, l’omelia ha indicato nella testimonianza di San Gabriele una via concreta per il presente: custodire una fede radicata e operosa, capace di sostenere il cammino delle persone e delle comunità. L’auspicio finale è che i giorni di festa possano aiutare tutti a ritrovare “questa radice bella e solida della fede” e a costruire il proprio futuro sulla certezza che Cristo resta la vera “pietra angolare” della vita umana e sociale.

L’incontro con le varie fasce della comunità: studenti, associazioni, malati e confraternite per celebrazioni, rosari, adorazioni

Le giornate di Giovedì 29 e Venerdì 30 Ottobre si sono configurate come un intenso itinerario di spiritualità e partecipazione comunitaria, scandito da momenti di preghiera, celebrazioni liturgiche e occasioni di approfondimento dedicate alla figura di San Gabriele dell’Addolorata.

Già Giovedì, fin dalle prime ore del mattino, il programma ha alternato Rosari meditati e Celebrazioni Eucaristiche arricchite da riflessioni sulla vita e sulla testimonianza del giovane santo passionista, offrendo ai fedeli un’opportunità concreta per riscoprirne il messaggio evangelico e l’attualità del suo esempio.

Particolarmente rilevante è risultata la partecipazione delle scuole del territorio. Bambini e ragazzi hanno preso parte ad un incontro specificamente pensato per le giovani generazioni, durante il quale hanno potuto conoscere più da vicino la vicenda umana e spirituale di San Gabriele, avvicinandosi ai valori che hanno caratterizzato la sua breve ma intensa esistenza. L’iniziativa ha rappresentato un significativo momento educativo e formativo, capace di coniugare dimensione religiosa e crescita personale.

Nel corso del pomeriggio il cammino di fede è proseguito con la recita della Coroncina della Divina Misericordia, seguita dall’incontro con le associazioni del territorio, in particolar modo quelle sportive. L’appuntamento ha offerto un’importante occasione di confronto sul valore dell’impegno, della testimonianza e della responsabilità educativa alla luce del messaggio lasciato da San Gabriele. L’adesione registrata, con la presenza di centinaia di ragazzi e giovani, ha confermato il forte coinvolgimento della comunità e la capacità del Santo di parlare ancora oggi alle nuove generazioni.

A suggellare la giornata è stata l’Adorazione vocazionale, vissuta come un intenso momento di raccoglimento e preghiera, durante il quale la comunità si è unita nell’invocazione di nuove vocazioni alla vita consacrata e sacerdotale, affidando al Signore le attese e le speranze della Chiesa.

Anche la giornata di Venerdì ha registrato un programma particolarmente ricco di celebrazioni ed appuntamenti spirituali. La mattinata si è aperta con il Rosario meditato e la Santa Messa, seguiti da ulteriori momenti di preghiera e riflessione dedicati al Santo. Di particolare significato è stata la Celebrazione Eucaristica con il rito dell’Unzione degli infermi, inizialmente prevista per il giorno precedente e successivamente rinviata, che ha rappresentato un’espressione concreta della sollecitudine pastorale della Chiesa verso quanti vivono la fragilità della malattia e della sofferenza.

Le ore successive sono state dedicate alla preghiera personale e al Sacramento della Riconciliazione, mentre l’Ora Media, accompagnata dalla lettura del Transito di San Gabriele dell’Addolorata, ha ripercorso con profonda intensità gli ultimi istanti della sua esistenza terrena, favorendo una meditazione sul valore cristiano della santità e dell’abbandono fiducioso alla volontà di Dio.

Il pomeriggio si è aperto con la preghiera della Coroncina all’Addolorata delle Sette Luci che avrebbe dovuto introdurre uno dei momenti più attesi dell’intera visita: il pellegrinaggio delle Confraternite. Purtroppo, però, a causa del maltempo, non si è svolto, così come neanche la processione prevista verso la chiesa Madre Teresa di Calcutta. La pioggia non ha tuttavia impedito una grandissima testimonianza di comunione ecclesiale e di devozione popolare, che ha visto una folla ingente di fedeli riunirsi presso la chiesa Sacro Cuore di Gesù per la solenne Celebrazione Eucaristica delle ore 18:00, dopo la quale la comunità ha dato il commiato alle reliquie del giovane passionista. Un appuntamento che ha rappresentato il culmine di un intenso percorso di fede, devozione e appartenenza ecclesiale, lasciando nei fedeli il segno di un’esperienza spirituale profondamente partecipata e condivisa.

Il conferimento della cittadinanza onoraria alla memoria, l’affidamento della comunità al Santo e il congedo

 

 

La Messa di chiusura è stata presieduta da padre Raffaele De Fulvio, rettore del Santuario di San Gabriele dell’Addolorata a Isola del Gran Sasso, e concelebrata dai due parroci in solido don Anselmo Fulgenzi e don Roberto Antonio Melone, oltre ad altri tre padri passionisti. Durante la celebrazione, particolarmente partecipata e vissuta con profonda emozione dai fedeli, è stata conferita a San Gabriele la cittadinanza onoraria alla memoria, riconoscimento che ha suggellato ufficialmente un legame custodito da generazioni nella memoria religiosa e civile della città.

Nell’omelia, padre Raffaele De Fulvio ha richiamato i fedeli a riscoprire il cuore autentico della fede cristiana, ricordando che “il centro della nostra fede non è San Gabriele, né qualsiasi altro santo, ma Cristo e, con Lui, la Santissima Trinità: Dio Padre, il Figlio Gesù Cristo e lo Spirito Santo”. I santi – ha spiegato – non occupano il posto di Dio, ma costituiscono esempi luminosi di una vita vissuta secondo il Vangelo: “I santi possono essere venerati, ma l’adorazione appartiene soltanto a Dio“.

Ripercorrendo poi la breve esistenza di San Gabriele, il rettore ha sottolineato come la sua grandezza non sia consistita nel compimento di gesti straordinari, bensì nella capacità di vivere ogni circostanza con amore e totale fiducia nel Signore. “Gabriele non ha fatto nulla di eccezionale agli occhi del mondo, ma ha reso straordinaria ogni cosa attraverso l’amore” – ha osservato -, evidenziando come il giovane passionista si sentisse profondamente amato da Dio e dalla Vergine Maria.

Prendendo spunto dal Vangelo del giovane ricco, padre Raffaele ha quindi riflettuto sul tema della felicità autentica, ricordando che la vita eterna coincide con la pienezza della gioia. “Essere santi significa essere felici per sempre” – ha affermato -, spiegando che Gesù indica due vie essenziali per raggiungere tale meta: vivere i comandamenti e mantenere il cuore libero dall’attaccamento ai beni materiali. Il presbitero ha quindi rivolto un richiamo particolarmente incisivo alla società contemporanea, spesso incline ad identificare la felicità con il possesso e il benessere economico. “La felicità non si compra al supermercato. Non è nell’avere, ma nel dare. La vera gioia nasce quando si dona la propria vita agli altri” – ha ribadito il rettore -, citando l’esempio di San Gabriele e di Madre Teresa di Calcutta. Ha quindi ricordato un episodio della vita del santo, il quale, pur avendo lasciato una condizione familiare agiata per abbracciare una vita semplice e austera, poteva affermare con serenità: “La mia vita è piena di gioia!“. Da qui l’invito conclusivo rivolto ai fedeli a riscoprire la bellezza del dono di sé, “l’unica realtà capace di rendere l’uomo veramente felice”.

Al termine della celebrazione, il sindaco Massimo Vagnoni ha evidenziato il forte legame storico, spirituale ed identitario che unisce Martinsicuro alla figura del giovane passionista, un rapporto tanto profondo da aver indotto il Consiglio Comunale a conferirgli la cittadinanza onoraria alla memoria quale segno concreto di riconoscenza e di appartenenza alla memoria collettiva cittadina. La motivazione del conferimento recita infatti:  «Per il profondo legame storico, spirituale e identitario con la comunità di Martinsicuro, che custodisce la memoria del suo passaggio e dell’accoglienza ricevuta nel luglio del 1859 nel territorio oggi appartenente alla città».  Nel medesimo contesto liturgico, la comunità ha inoltre rinnovato il proprio affidamento a San Gabriele in un gesto di intensa partecipazione spirituale e di rinnovata devozione.

Al termine della Messa alcuni rappresentanti della comunità hanno voluto ringraziare e salutare i padri passionisti per la loro presenza e per la loro disponibilità. Tra loro anche Amedeo Testasecca, il priore della Confraternita “San Gabriele dell’Addolorata” di Martinsicuro, e Piero Ficcadenti, della Confraternita “Madonna del Suffragio” di Colonnella, il quale ha portato il saluto del priore Guerino Reganatini, impossibilitato a partecipare per motivi di salute. In tutti gli interventi si è manifestata la gratitudine al Signore per i tre giorni “intensi ed indimenticabili, vissuti nella gioia, nella devozione e nella preghiera in onore del nostro amato San Gabriele dell’Addolorata“.

Un clima di profonda commozione ha accompagnato infine il congedo delle reliquie: centinaia di fedeli hanno atteso fino all’ultimo l’uscita del Santo dalla chiesa e ne hanno salutato la partenza con lunghi e ripetuti applausi, quasi a voler prolungare ancora per qualche istante una presenza che, per alcuni giorni, ha unito l’intera città in un autentico cammino di fede.

La “straordinaria forza attrattiva” di San Gabriele e l’eredità spirituale lasciata alla comunità

Come ha ricordato don Anselmo Fulgenzi al termine della celebrazione conclusiva, “le innumerevoli celebrazioni, le confessioni che si sono susseguite senza sosta, le preghiere elevate giorno e notte e, soprattutto, i volti rigati dalle lacrime, gli abbracci e la profonda commozione di tanti fedeli hanno testimoniato ancora una volta la straordinaria forza attrattiva di San Gabriele“. Un fascino spirituale che continua ad esercitare una sorta di “campo magnetico” capace di richiamare le persone, toccarne il cuore e risvegliare sentimenti autentici di fede e appartenenza.

“La commozione sincera che ha accompagnato questi giorni rappresenta forse il segno più eloquente della sua eredità spirituale – ha detto il presbitero -; per questo l’auspicio è che tale capacità di attrazione non venga mai meno, bensì continui ad alimentare legami di fraternità, percorsi di conversione e quella profonda partecipazione interiore che ha reso così intensa e condivisa questa esperienza di grazia”.

 

 

Carletta Di Blasio: