SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La scrittura è una passione che può nascere da una piccola osservazione, da un ricordo o da un’emozione e trasformarsi in una storia capace di arrivare agli altri. Lo sa bene Letizia Mattoni, studentessa del Liceo Scientifico Rosetti di San Benedetto, che con il racconto “L’ippocastano” ha conquistato il primo premio al concorso “I Brevissimi di Energheia 2026”. Ma chi è Letizia al di là di questo riconoscimento? Conosciamola meglio, tra vita quotidiana, amicizie, passioni e sogni per il futuro.
Partiamo da lei: quanti anni ha, dove vive e come si descriverebbe a chi ancora non la conosce? Quali sono le caratteristiche del suo carattere a cui è più legata?
Ho 17 anni e vivo a Castorano. Sono una ragazza piuttosto timida, ma intraprendente all’occorrenza. Del mio carattere apprezzo molto la sensibilità e l’empatia, anche se talvolta possono rivelarsi un’arma a doppio taglio.
Frequenta la quarta A del Liceo Scientifico Rosetti. Come vive la scuola? Quali sono le materie che preferisce e come riesce a conciliare lo studio con le sue passioni e il tempo libero?
Ritengo che la scuola sia un ambiente molto importante per la crescita di ogni individuo: è un luogo fatto di nuove esperienze e conoscenze, utili a costruire ciò che un giorno diventeremo. Non ho una materia preferita: mi appassionano sia le discipline scientifiche sia quelle umanistiche e le studio tutte con interesse. Non sempre riesco a conciliare studio e scrittura: prevalentemente scrivo la sera, prima di andare a dormire.
Ha vinto il concorso “I Brevissimi di Energheia 2026” con il racconto “L’ippocastano”. Come è nata questa storia? C’è un episodio, un ricordo o un’emozione particolare che l’ha spinta a scriverla?
Per scrivere il mio racconto mi sono ispirata a un ricordo di mia madre che, quando era piccola, all’inizio dell’autunno andava con suo padre a raccogliere i frutti degli ippocastani vicino casa, per poterli tenere nelle tasche dei pantaloni durante l’inverno, con la speranza di non raffreddarsi mai. Nel mio testo cerco dunque di esprimere appieno il legame tra padre e figlia in cui credo.
La scrittura è una passione che coltiva da diversi anni, anche attraverso il Laboratorio di scrittura creativa della scuola. Quando ha capito che scrivere era qualcosa di speciale per lei? Preferisce mettere nero su bianco quello che vive in prima persona oppure inventare personaggi e situazioni?
Coltivo la passione per la scrittura da quando ero piccola. Ho sempre apprezzato la possibilità di mettere su carta ciò che provo, ma che a voce non riesco a esprimere. Per farlo, piuttosto che parlare di me in prima persona, preferisco creare personaggi con caratteristiche interiori particolari e fragilità che mi rappresentano.
Che ragazza è Letizia nella vita di tutti i giorni? Quanto sono importanti per lei le amicizie e quanto riesce a condividere con gli amici questa sua passione per la scrittura? Capita che siano proprio loro a leggere per primi i suoi racconti?
Letizia è una ragazza comune, con i suoi pregi e difetti. Stringere legami importanti non è una delle mie qualità migliori, ma ho comunque molte persone che mi sono vicine, anche perché condividiamo la passione per la scrittura e frequentiamo insieme il laboratorio del nostro liceo. Nonostante ciò, non sono loro i primi lettori di quello che scrivo. Preferisco infatti leggere i miei testi prima ai miei genitori e poi condividerli.
Quando non studia e non scrive, come le piace trascorrere il tempo? Ha hobby, interessi o passioni che magari non tutti conoscono? Preferisce stare in compagnia oppure ritagliarsi anche dei momenti tutti suoi?
Oltre alla scrittura, i miei due hobby principali sono la lettura e l’ascolto della musica. Proprio per la natura di queste passioni, tendo a trascorrere il tempo libero principalmente da sola. Ovviamente non mancano i momenti di condivisione, come le uscite in famiglia o, a volte, con gli amici.
Il suo racconto premiato parla di ricordi, affetti e legami familiari. Quanto conta la sua famiglia nel sostenerla nelle sue passioni e nelle scelte che fa? E quanto pensa che le esperienze e le persone incontrate nella vita possano influenzare ciò che scrive?
La mia famiglia è fondamentale. Tengo moltissimo ai miei genitori e a mio fratello: sono in assoluto i miei primi sostenitori e non mi fanno mai sentire in difetto. Come dicevo, sono loro i miei primi lettori e, quando capita di essere premiata in qualche concorso, sono sempre i primi a voler partire per accompagnarmi. Penso che gli incontri e le esperienze di questi anni abbiano influenzato profondamente la mia scrittura. Nei miei testi la realtà prevale sempre sulla finzione: sono un insieme di sfumature agrodolci, in cui il “bene” ha bisogno del “male” per esistere, anche se poi, quasi sempre, è il bene a prevalere.
Guardando al futuro, è ancora una studentessa e ha davanti tante possibilità. Ha già immaginato che cosa le piacerebbe fare dopo il diploma? Vorrebbe continuare a scrivere, magari pubblicare un libro, oppure ha altri sogni e progetti che vorrebbe realizzare?
Dopo il diploma, il mio obiettivo sarebbe frequentare la facoltà di Medicina. Questo percorso, però, non spegnerà la mia volontà di continuare a scrivere. Il sogno di pubblicare un libro un giorno c’è sempre. Per ora ho diversi incipit e trame messi da parte nel cassetto, che non vedo l’ora di rispolverare e sviluppare con calma.




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