“Si evince la necessità di un profondo ripensamento della politica nazionale dei Cpr, a cominciare dalla scelta di un ulteriore ampliamento della loro rete”. Lo scrive mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo e presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, in una nota sulla detenzione amministrativa dei migranti e sul progetto di un Centro di permanenza per il rimpatrio a Castel Volturno, unendosi alle preoccupazioni del vescovo di Capua e Caserta, mons. Pietro Lagnese. Per il presule, all’ampliamento delle strutture “non corrisponde un proporzionale incremento dei rimpatri”, mentre le denunce di degrado, carenze sanitarie e sofferenza psicologica nei Cpr restituiscono “un quadro difficilmente conciliabile con il rispetto della dignità umana”. Nei territori segnati da sfruttamento e criminalità organizzata, avverte, c’è “il rischio che si manifesti maggiore determinazione nel controllo di chi vive condizioni di vulnerabilità e non nel contrastare i meccanismi di sfruttamento”. Richiamando il monito di Papa Francesco sul “populismo penale” e l’esortazione “Dilexi te” di Leone XIV, mons. Lorefice chiede di privilegiare “strumenti alternativi alla detenzione amministrativa”: “La sicurezza di una comunità non può essere misurata soltanto dalla sua capacità di controllo”. L’auspicio è che Castel Volturno diventi “occasione di un discernimento più ampio e di un confronto autentico sulle politiche migratorie del nostro Paese”.