SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il costo delle abitazioni, la riduzione degli alloggi disponibili per le locazioni a lungo termine e la carenza di edilizia residenziale pubblica stanno rendendo sempre più difficile vivere a San Benedetto del Tronto. Una situazione che coinvolge non soltanto le persone in condizioni di povertà, ma anche giovani, lavoratori precari, famiglie e anziani. Ne parliamo con Daniele Primavera, delegato provinciale e membro del Direttivo nazionale dell’Unione Inquilini, che indica le criticità del territorio e le misure necessarie per garantire il diritto alla casa.

Partiamo da San Benedetto del Tronto. Il diritto alla casa è diventato un tema sempre più complesso, che non riguarda soltanto le persone in condizioni di povertà, ma anche lavoratori e famiglie con redditi regolari. Qual è il quadro che emerge oggi sul territorio? Quali sono le principali difficoltà che vi vengono segnalate come Unione Inquilini?

Anche a San Benedetto, come in tutta Italia, abbiamo assistito alla crescita dell’incidenza dei costi complessivi legati alla casa (non solo affitto, ma anche utenze e ordinaria manutenzione) sul reddito disponibile di cittadini e famiglie. Nella nostra città c’è però una specificità, dovuta al sommarsi di più fattori: il post sisma, il mercato turistico con tutte le sue conseguenze, la scarsità di risposte pubbliche sul tema casa e anche l’esaurirsi degli spazi di espansione edilizia. Urbanisticamente, San Benedetto è una città che non vede da decenni grandi piani di espansione e non può vederne per ragioni oggettive. Tutti questi fattori concorrono a un’offerta scarsa e a prezzi sproporzionati rispetto ai redditi medi.

I prezzi degli affitti e quelli degli immobili in vendita rendono sempre più difficile trovare una soluzione abitativa sostenibile. Quali sono le fasce della popolazione maggiormente penalizzate? In particolare, quali prospettive hanno oggi i giovani che vorrebbero rendersi autonomi e le coppie che desiderano costruire una famiglia?

I cittadini più colpiti sono sicuramente quelli che hanno redditi bassi e precari o spese significative. Molto spesso questa condizione riguarda quattro fasce demografiche: quella degli anziani con pensioni modeste, quella dei giovani precari o con partita IVA, le famiglie numerose e i partner separati, a volte con figli a carico. Nessuna di queste fasce ha accesso all’acquisto, ma tutte hanno necessità legate alla città, come la scuola, i servizi sanitari o il lavoro, per cui avrebbero tutto l’interesse e la convenienza a vivere a San Benedetto. Si scontrano però con un mercato che li respinge, sostanzialmente inaccessibile. Chi può contare su una rete sociale consolidata a volte riesce a risolvere tramite amici o parenti, mentre chi è più isolato, come i migranti, fa più fatica. Per tutti è preziosissima l’azione del terzo settore, che interviene per strutturare interventi personalizzati, ma gli sforzi e la buona volontà, da soli, non sempre sono sufficienti.

Lei ha richiamato l’attenzione anche sui cambiamenti demografici che stanno interessando San Benedetto del Tronto. In che modo il costo delle abitazioni sta modificando la composizione sociale della città? C’è il rischio che le famiglie con minori disponibilità economiche siano spinte a trasferirsi nei Comuni limitrofi, mentre la costa diventa sempre meno accessibile?

Non è un rischio, è una realtà tangibile. Si tratta di un tracollo molto superiore ai dati nazionali. Nella fascia 6-10 anni avevamo 1.860 bambini nel 2019; oggi sono 1.642. E la situazione è destinata a peggiorare: i neonati a San Benedetto sono passati da 301 a 236. Lo abbiamo fatto presente, ricordando che queste statistiche non sono numeri astratti, ma incidono profondamente sul tessuto sociale della città, persino sulla sua struttura economica. Al di là delle sofferenze umane e soggettive degli «espulsi», che per noi restano la questione centrale, ci chiediamo se la città stia riflettendo sul proprio destino, se lo abbia scelto o se semplicemente lo stia affrontando come inevitabile, o addirittura non lo abbia visto arrivare. Una città senza giovani e selettiva per censo è davvero una città più ricca, nel medio periodo? Noi pensiamo di no.

Un altro aspetto riguarda il turismo e la diffusione degli affitti brevi. Quanto incidono questi fenomeni sulla disponibilità di abitazioni da destinare alla locazione a lungo termine? Quali strumenti potrebbero aiutare a conciliare le esigenze del comparto turistico con il diritto dei residenti a trovare una casa a prezzi sostenibili?

A San Benedetto il turismo è stato eccessivamente mitizzato: molti credono che la città viva di turismo, ma semplicemente non è vero. Solo rompere questo tabù ci aiuta ad affrontare la questione in modo corretto e non ideologico. Un appartamento che resta chiuso nove mesi e viene affittato per tre mesi dà alla città molto meno di quanto darebbe una famiglia che ci vive dodici mesi l’anno, sotto tutti i punti di vista. Chiarito questo, la soluzione è conseguente: occorre trovare un modo per limitare e ridurre la destinazione turistica di alloggi che sono stati costruiti come residenziali. Non è un problema solo sambenedettese: tutte le città turistiche e i centri storici d’Europa stanno vivendo lo stesso problema e, infatti, oggi se ne discute a tutti i livelli: Comuni, Regioni, Stati nazionali e Unione europea. Alcune regioni, come la Toscana, si sono dotate di strumenti per gestire il fenomeno. Per ora nelle Marche si è deciso, invece, di non intervenire, con le conseguenze sotto gli occhi di tutti. Ci si nasconde dietro le «esigenze del turismo», ma la realtà è che probabilmente si vuole soltanto fare il gioco di quei proprietari che preferiscono un approccio speculativo.
Il turismo come comparto economico, come industria fatta di lavoro diffuso, non c’entra nulla con la speculazione immobiliare. Quest’ultima genera una città impoverita e quindi è nemica del turismo. Nessun turista viene a San Benedetto aspettandosi un villaggio turistico.

Per chi non riesce a sostenere i canoni del mercato privato, l’edilizia residenziale pubblica dovrebbe rappresentare una risposta fondamentale. Qual è la situazione a San Benedetto del Tronto?

In queste settimane ERAP e Comune stanno provvedendo a consegnare alcune decine di alloggi: un risultato finalmente positivo grazie all’impegno dell’ex assessore Andrea Sanguigni e di quello attuale, Simona Alfonsi. Ma complessivamente la situazione è disastrosa, perché da decenni le amministrazioni non pianificano interventi sostanziali e, di conseguenza, non si è intercettata alcuna risorsa significativa, come hanno invece fatto altre città. Il patrimonio di edilizia residenziale pubblica sambenedettese è scarso e spesso in condizioni di manutenzione insufficiente. Occorre una grande pianificazione e, soprattutto, un grande finanziamento per rimediare, ma siamo così in ritardo che, anche se si facesse, ci vorrebbero anni. Al momento ci sono oltre 270 famiglie richiedenti, di cui 249 aventi diritto: la stragrande maggioranza di queste non avrà una casa popolare per anni. Più che un servizio sociale che garantisce un diritto, a volte sembra di trovarsi di fronte a una lotteria spietata, in cui i richiedenti vengono messi l’uno contro l’altro e i singoli disagi – sfratti, disabilità, anzianità, figli minori e così via – diventano elementi di confronto invece che questioni da affrontare. È una condizione comune a tutta Italia, ma a San Benedetto la competizione è particolarmente dura e alimenta invidie malriposte e contrapposizioni che poi la politica non riesce a contenere.

Come Unione Inquilini, quali iniziative state portando avanti sul territorio per sostenere chi incontra difficoltà nell’accesso alla casa? E quali richieste avete rivolto alle amministrazioni locali affinché l’emergenza abitativa diventi una priorità concreta dell’agenda pubblica?

Come associazione sindacale siamo attivi su più fronti: nella definizione di canoni agevolati che siano quanto più accessibili, insieme alle altre rappresentanze; nel supporto di sportello agli inquilini (e spesso anche ai proprietari) che hanno bisogno di chiarimenti o informazioni; nella collaborazione con le amministrazioni per agevolare l’erogazione dei servizi sulla casa (compilazione delle domande, proposte politiche ecc.); e poi, naturalmente, nell’aspetto più politico, che esercitiamo localmente, a livello nazionale ed europeo. A San Benedetto abbiamo proposto diverse soluzioni per intervenire subito e attendiamo un riscontro dall’amministrazione. Ma ovviamente non basta e occorre agire a tutti i livelli: in questi giorni, per esempio, la nostra delegazione ha presentato proprio a Bruxelles una proposta per il diritto all’abitare, insieme a oltre 300 associazioni da tutta Europa.

Nel dibattito sugli affitti ricorre spesso l’argomento secondo cui molti proprietari preferirebbero lasciare gli immobili sfitti a causa della burocrazia, delle tasse e dei rischi legati alla locazione. Lei ha contestato questa lettura, sostenendo che gli adempimenti siano relativamente semplici e la tassazione dei canoni contenuta.

Assolutamente sì. C’è una generale diffidenza nei confronti dei contratti di locazione, amplificata da una stampa che su questo ha preferito fare allarmismo invece che informazione. Ci sono proprietari che, a nostro avviso male informati, sovrastimano la possibilità di problemi legati alla riscossione dei canoni o alla disponibilità dell’immobile. Ovviamente i contratti sono accordi impegnativi per le parti, ma, se fatti con la dovuta attenzione, sono molto più sicuri di quanto molti credano. Del resto, nella nostra esperienza, la conflittualità è bassissima e i dati del ministero dell’Interno, pubblicati la scorsa settimana, lo confermano: 81 sfratti complessivi in tutta la provincia di Ascoli nell’anno 2025. Ottantuno sfratti sono 81 famiglie in difficoltà e un’emergenza abitativa di cui le istituzioni devono tenere conto, ma, sulle migliaia di alloggi affittati in tutta la provincia, sono una quota davvero bassa. Chi dice il contrario, semplicemente parla per sentito dire o riporta casi specifici dovuti, nella maggior parte dei casi, a leggerezza in fase contrattuale. Affittare una casa oggi è sicuro se fatto con criterio e produce di gran lunga la rendita meno tassata in Italia. Lo dico senza timore di essere smentito. Ne è prova il fatto che i proprietari «professionalizzati», che affittano molti appartamenti, non pensano neppure a tenerli chiusi o a venderli e, infatti, i prezzi degli immobili salgono.

Guardando ai prossimi anni, quali interventi considera indispensabili per affrontare l’emergenza abitativa? Se dovesse indicare le priorità per San Benedetto del Tronto, da quali misure partirebbe per rendere effettivo il diritto alla casa, soprattutto per i giovani e per le famiglie con redditi medio-bassi?

L’intervento più importante e a portata di mano è un forte intervento sull’edilizia residenziale pubblica. Occorre un piano ventennale che metta in cantiere almeno 250 alloggi popolari in città. Il secondo intervento riguarda il contenimento degli alloggi destinati agli affitti brevi, ma per questo è necessaria una cornice normativa che passi per la Regione Marche. Certamente gli enti locali possono avanzare formalmente questa richiesta, magari tramite mozioni consiliari nei Consigli comunali.

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