CUPRA MARITTIMA – C’è anche Lucilio Santoni, di Cupra Marittima, tra i 200 autori selezionati per la call internazionale di grafica dedicata a Pinocchio, promossa dal Museo MAGMA di Civitanova Marche in occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi. Il suo manifesto è stato scelto tra le proposte che andranno a comporre la mostra dedicata al celebre burattino, chiamando gli autori a reinterpretarne la figura attraverso un linguaggio contemporaneo. Al centro del lavoro di Santoni c’è un tema universale: la speranza. Un elemento che si lega alla storia di Pinocchio e alla sua continua ricerca di una possibilità di cambiamento e di crescita.
Partiamo dalla selezione: cosa ha significato per lei sapere che il suo manifesto era stato scelto tra le 200 proposte che saranno esposte al Museo MAGMA?
Sono stato molto contento, soprattutto per il fatto che il mio progetto concettuale evidentemente è stato capito e apprezzato. La call chiedeva di reinterpretare Pinocchio con uno sguardo contemporaneo, mantenendo però il legame con l’opera di Collodi.
Come ha affrontato questo equilibrio tra tradizione e contemporaneità?
Il lavoro che ho realizzato si chiama “Il cuore di Pinocchio”. Oggi non è un burattino, bensì un piccolo robot, che dialoga con l’umanità intera. Ho affrontato questo rapporto con la consapevolezza che ogni storia è interpretazione di altre storie alla luce di un linguaggio che si rinnova sempre, perché legato al presente e all’esistenza.
Nel suo manifesto il tema centrale è la speranza. Perché ha scelto proprio questo aspetto per raccontare Pinocchio?
Al mondo d’oggi la speranza è fondamentale. Proprio per questo dobbiamo capire bene, con la mente e col cuore, cosa significa.
Che cosa rappresenta la speranza per Pinocchio?
La speranza non è quella delle frasi fatte e dei luoghi comuni. Non è la speranza di vincere la lotteria oppure dire: “Io speriamo che me la cavo”. Nella risposta che Pinocchio dà, nel mio manifesto, forse c’è una traccia di percorso verso la vera speranza.
Pinocchio è un personaggio che attraversa difficoltà, errori, tentazioni e cadute, ma continua a cercare la propria strada. Quanto è attuale, secondo lei, questo messaggio?
È attuale in quanto mostra che, se abbiamo lo sguardo verso un orizzonte lontano, allora il nostro camminare può avere un senso. Se teniamo lo sguardo basso sui nostri piedi per paura di inciampare, allora davvero la vita può essere un inferno.
Quando ha iniziato a lavorare al manifesto, aveva già in mente questa interpretazione?
Sì, certo. Ho realizzato il manifesto proprio volendo parlare di speranza; e volendo farlo nell’unico modo possibile: utilizzando un linguaggio poetico.
Quanto è importante, nel graphic design, riuscire a comunicare un concetto complesso attraverso un’immagine che deve essere immediatamente comprensibile?
Non sono propriamente un grafico. Mi definirei uno che usa il disegno per collocare le parole nello spazio della pagina, cioè nello spazio del mondo. In tal senso, come evidentemente è successo con i giurati del concorso, anche le parole più profonde e “difficili” possono essere comprese con l’evidenza di un lampo che illumina il mistero.
Pinocchio è uno dei personaggi italiani più conosciuti nel mondo. Secondo lei, cosa permette ancora oggi a questa storia di parlare a generazioni e culture diverse?
È una storia universale, dove c’è la commedia e c’è la tragedia, la bontà e la cattiveria, il ridicolo e la nobiltà: insomma, ci sono tutti gli ingredienti della vita vissuta.
Essere tra i 200 autori selezionati significa anche confrontare il proprio lavoro con 199 interpretazioni diverse dello stesso personaggio.
In effetti, non vedo l’ora di vedere tutti gli altri. Sarà una bella esperienza.
Infine, se dovesse spiegare in poche parole cosa vorrebbe che arrivasse a chi guarda il suo manifesto, quale messaggio sceglierebbe?
Che spesso, dentro di noi, pur nella disperazione, c’è una speranza invincibile. Bisogna imparare a coltivarla, perché è solo da lì che possiamo ripartire.





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