(Foto Vatican Media/SIR)

“Cristo non deve diventare una parola straniera nel nostro mondo”. E’ l’appello del Papa, nell’udienza ai rappresentanti della Federazione Luterana Mondiale.

“Il nostro mondo ha bisogno di testimoni ecumenici di Cristo che lo facciano conoscere attraverso le loro vite e azioni, perché solo lui è la fonte viva capace di soddisfare i desideri più profondi dell’umanità”, ha ribadito Leone XIV nel suo discorso in inglese. “L’ecumenismo non è un esercizio di diplomazia ecclesiale, ma un cammino di grazia”, la citazione di Papa Francesco: “Non dipende dalle negoziazioni e dagli accordi umani, ma dalla grazia di Dio, che purifica ricordi e cuori, supera atteggiamenti di rigidità e indirizza verso una comunione rinnovata”. “Nel nostro percorso comune dal conflitto alla comunione, ci sono momenti speciali”, ha sottolineato il pontefice ricordando che il 2030 segna il 500° anniversario della Confessione di Augusta: “un’esperienza ecumenica profonda che può dare nuova energia e gioia ai passi che compiremo verso l’unità piena e visibile”. “Quando la Confessio Augustana fu letta ad Augusta il 25 giugno 1530, l’unità della Chiesa occidentale era messa in pericolo ma non ancora spezzata”, ha ricordato Leone, ed “era originariamente intesa come un documento di riconciliazione all’interno della Chiesa”: “Solo più tardi è stata vista come un testo di confessionalizzazione divisiva”.

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