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Grottammare, grande interesse per il convegno sull’eredità spirituale ed artistica di San Francesco

GROTTAMMARE – Si è svolto Sabato 19 Settembre 2026, alle ore 16:30, presso l’Oasi Santa Maria dei Monti, il convegno “San Francesco e le Marche: la sua eredità spirituale e artistica”, promosso dall’associazione Pelasgo 968 e dal Rotary Club Hatriaticum Piceno Grottammare. Un appuntamento di grande valore spirituale e culturale pensato per celebrare al meglio gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi (1226–2026).

A relazionare sul tema sono stati padre Ferdinando Campana, docente di Liturgia all’ITM (Istituto Teologico Marchigiano) di Ancona e guardiano del Convento dell’Oasi Santa Maria dei Monti, e il prof. Andrea Viozzi, storico dell’arte e docente di Letteratura e Storia dell’Arte alla Scuola Primaria e al Liceo di Scienze Umane dell’Istituto “San Giovanni Battista”.

Ad impreziosire il pomeriggio è stata la voce recitante di Daniele Di Furia, che ha accompagnato i presenti in un percorso evocativo attraverso testi e suggestioni francescane.

L’eredità spirituale di San Francesco nel Piceno

Nel suo intervento padre Ferdinando Campana ha dapprima presentato i viaggi di San Francesco nelle Marche, specificando come il Poverello d’Assisi fosse di casa nelle Marche:

Francesco ha attraversato la nostra regione almeno 6 volte, secondo le fonti documentate. In uno di questi viaggi per annunciare il Vangelo, Francesco è venuto anche ad Ascoli Piceno ed ha visitato alcuni luoghi dei dintorni che fanno riferimento alla sua presenza, come, ad esempio, Venarotta, Poggio Canoso, Appignano del Tronto, Offida, Acquaviva Picena e, ovviamente, Ascoli Piceno, dove 30 giovani – tra sacerdoti e laici – ascoltando la sua parola, divennero suoi compagni e discepoli. Tra le figure ascolane che hanno seguito San Francesco ricordiamo frate Pacifico, che era il cantautore della Corte di Federico II, ovvero Guglielmo da Lisciano, il re dei versi”.

“Il francescanesimo, però, non si è limitato a San Francesco e al suo tempo – ha proseguito padre Ferdinando -, ma ha attraversato i secoli, grazie alla Custodia di Ascoli Piceno, formata di 12 conventi di frati Minori. Da questa Custodia uscirono papa Niccolò IV, ovvero Girolamo Masci da Lisciano, e il beato Corrado Miliani da Ascoli Piceno. Era di questa custodia anche il beato Corrado da Offida, di cui parlano abbondantemente i Fioretti.  All’inizio del 1300 insegnavano a Parigi tre Maestri di Teologia originari di questa Custodia: Gregorio di Ascoli, Francesco da Appignano del Tronto e Giovanni da Ripatransone. Nel 1400 fiorì San Giacomo della Marca e il suo grande discepolo, il beato Marco da Montegallo, che diedero vita ai monti di pietà, il primo dei quali fu fondato proprio in Ascoli Piceno nel 1458. I due secoli successivi videro protagonisti altre due grandi figure francescane del Piceno: nel 1500 San Serafino da Montegranaro, che visse e morì ad Ascoli Piceno, e nel 1600 il suo confratello il beato Bernardo da Offida“.

Dopo aver ripercorso la spiritualità francescana attraverso le figure ed i luoghi francescani del Piceno, padre Ferdinando campana ha concluso: “Il francescanesimo ha rappresentato, per il nostro territorio, una ricchezza così abbondante che ancora oggi caratterizza le nostre Diocesi con la presenza dei francescani in molti luoghi: ad Ascoli Piceno, in Offida, a San Benedetto del Tronto, a Monteprandone, a Grottammare e a Montedinove, senza dimenticare le Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza a San Benedetto del Tronto”.

L’eredità artistica: da testimone di povertà a icona di contemplazione

Il secondo relatore, il prof. Andrea Viozzi, ha focalizzato il suo intervento sull’eredità artistica che Francesco e il francescanesimo hanno lasciato nel Piceno:

“Nelle Marche, terra intimamente legata alle origini del movimento francescano e descritta nei Fioretti, l’iconografia di San Francesco si sviluppa attraverso un’evoluzione formale e concettuale ben precisa. Dai primi affreschi due-trecenteschi nelle comunità dell’Appennino – come le testimonianze nell’area maceratese e picena – fino alle grandi pale rinascimentali e barocche, tutta l’arte locale riflette il profondo legame del territorio con l’Ordine, trasformando l’immagine del Poverello di Assisi da testimone di povertà evangelica a icona di intensa contemplazione ed estasi“.

Viozzi ha quindi evidenziato come l’esperienza francescana abbia influenzato non soltanto i contenuti dell’arte sacra, ma anche il modo stesso di rappresentare il rapporto tra l’uomo, la natura e il divino. Nelle opere dedicate al Santo emergono, infatti, temi che diventeranno centrali nella spiritualità cristiana: la fraternità universale, il dialogo con il creato, la semplicità della vita evangelica e la ricerca di un rapporto diretto con Dio.

Lo storico dell’arte ha inoltre sottolineato come il territorio marchigiano conservi un patrimonio di straordinario valore che non solo testimonia la diffusione del francescanesimo, ma continua ancora oggi a raccontare la forza di un messaggio capace di attraversare i secoli.

Dalle testimonianze storiche ai capolavori artistici disseminati nel territorio marchigiano, l’incontro ha ribadito ancora una volta l’attualità della figura di Francesco, che, a otto secoli dalla sua morte, continua ad ispirare percorsi di fede, cultura e il modo di intendere la relazione con l’altro e con il Creato. Un’eredità viva, che nelle Marche, e nel Piceno in particolare, trova ancora oggi espressione nei luoghi, nelle opere e nelle comunità picene e che custodiscono e tramandano lo spirito francescano alle nuove generazioni.

 

Carletta Di Blasio: