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Terremoto, 10 anni dopo San Benedetto e Accumoli ancora unite dal cuore grande della Caritas. Domani l’incontro

Gli operatori, i volontari e gli utenti della Caritas diocesana

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ci sono legami che nascono nei momenti più difficili e che il tempo non riesce a cancellare. È il senso dell’iniziativa «L’abbraccio che continua», promossa dalla Caritas diocesana e dalla Fondazione Caritas San Benedetto del Tronto ETS, in programma domani, sabato 7 novembre, a 10 anni dal terremoto che colpì il Centro Italia e costrinse migliaia di persone ad abbandonare le proprie abitazioni.
Il programma si aprirà alle ore 10.30 con l’accoglienza presso l’Hotel Relax, dove sono previsti un incontro, ricordi e testimonianze. Alle 12, nella Cappellina dell’Immacolata, sarà celebrata la Santa Messa presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri. La giornata proseguirà alle 13.30 con il pranzo e un momento di festa.
La giornata, intitolata «10 anni dopo: custodire la memoria, ricostruire la speranza», vuole ripercorrere una pagina della storia recente sambenedettese: quella dell’accoglienza delle popolazioni terremotate, in particolare delle famiglie provenienti da Accumoli, che trovarono sulla costa un luogo in cui essere ospitate e accompagnate dopo la perdita delle proprie case.
La risposta di San Benedetto del Tronto cominciò a prendere forma già nei giorni successivi alla prima scossa del 24 agosto 2016. La città mise a disposizione le proprie strutture ricettive per accogliere le persone rimaste senza abitazione. I primi gruppi provenienti da Accumoli arrivarono il 7 settembre: inizialmente trenta persone appartenenti a nove famiglie. A metà settembre erano circa 260 gli abitanti del comune laziale ospitati negli alberghi sambenedettesi, in attesa delle soluzioni abitative di emergenza.
Accanto all’accoglienza materiale si sviluppò un lavoro di prossimità che coinvolse la Chiesa locale, le parrocchie e il volontariato. La Caritas diocesana, diretta da don Gianni Croci, attivò una rete di volontari nei luoghi in cui erano accolte le persone sfollate e promosse una presenza anche nelle comunità dell’entroterra colpite dal sisma. Un impegno sostenuto dai gemellaggi con altre realtà ecclesiali: per la popolazione di Accumoli e Amatrice fu coinvolta la delegazione Caritas della Puglia, mentre per le comunità dell’entroterra arrivò il supporto delle delegazioni della Calabria e del Piemonte.
Non si trattò, dunque, soltanto di rispondere alle necessità immediate, ma di accompagnare persone e comunità in un percorso più lungo, fatto di ascolto, vicinanza e condivisione.
A dieci anni di distanza, «L’abbraccio che continua» intende dare valore proprio a questa storia di relazioni. Non soltanto il ricordo di un’emergenza, ma la memoria di una comunità che seppe aprire le proprie porte e riconoscere nella sofferenza degli altri una responsabilità condivisa.
In questi giorni, inoltre, nei locali della Caritas diocesana, volontari e utenti hanno lavorato fianco a fianco per preparare un dono destinato a tutti gli abitanti di Accumoli: un cuore che batte insieme, simbolo concreto di un legame che, a dieci anni dal terremoto, continua a unire le due comunità.
Un’occasione per ritrovarsi, rinnovare legami e riconoscere il valore di un’accoglienza che, nata nel tempo della prova, continua a parlare alla comunità ecclesiale e civile. Perché custodire la memoria significa anche non interrompere la vicinanza e continuare a costruire speranza.

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