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FOTO San Gennaro, Folignano ha celebrato con gioia il suo Patrono

FOLIGNANO – «Vescovo Gianpiero e cari fratelli, ricordando e celebrando con fervore la memoria di San Gennaro siamo chiamati a fare nostre le virtù che sono state sue: carità profonda, coraggio di testimoniare Cristo fino in fondo e legame protettivo con il territorio. In questa occasione lasciamoci interrogare dal saggista e scrittore francese Georges Bernanos, che si è interrogato sulla memoria dei santi e sul perché andassero ricordati. La risposta è che la celebrazione e la memoria di un santo significa conformarsi a Cristo, imitando quotidianamente l’esempio del santo celebrato».

Con queste parole don Joseph Katembwe Kalubi ha introdotto la cerimonia in onore di San Gennaro, Santo Patrono di Folignano, che si è tenuta nella giornata di domenica 20 settembre alle 18:00, presso la chiesa di San Gennaro. Il rito si pone al termine di quattro giornate particolarmente intense, che hanno visto Folignano rendere grazie al Santo con un ricchissimo programma religioso e civile.

La funzione è stata presieduta dal vescovo Gianpiero Palmieri, concelebrata da don Joseph e don Jean De Dieu Tathy Tchibinda, rispettivamente parroco e vicario parrocchiale delle chiese di San Gennaro in Folignano e di Santa Lucia in Piane di Morro, e animata da un efficientissimo coro parrocchiale.

Per l’occasione, la chiesa si è riempita di moltissimi fedeli, tra cui il sindaco di Folignano, Matteo Terrani, e molti bambini che hanno approfittato della presenza del vescovo Gianpiero per far benedire gli zaini al termine della celebrazione.

L’omelia del vescovo Palmieri: «Dio chiama e lo fa sempre»

Dopo la proclamazione delle letture e del Vangelo del giorno, prende la parola il presule per l’omelia, che ha riguardato, in particolare, l’amore incondizionato dei protagonisti delle parabole raccontate da Gesù:

«Sentiamo e sentite vicinissima la presenza di San Gennaro, eppure è un Santo di cui conosciamo molto poco: sappiamo che ha fondato una comunità cristiana e che per essa ha versato del sangue. Quello che Gesù vuole rivelare ai discepoli in questo capitolo 20 di Matteo è “com’è il cuore degli uomini?”. Al tempo di Gesù i lavoratori venivano pagati a giornata: si davano appuntamento in una piazza dove, all’alba, passava il padrone della vigna per raccogliere lavoratori a giornata; tuttavia, questo padrone di casa, come lo definisce il Vangelo, è un po’ folle: passa all’alba, alle nove, a mezzogiorno, alle tre e alle cinque, quando manca una sola ora di lavoro, e chiama a prescindere. Qui c’è il messaggio che questa parabola vuole lasciare: Dio chiama e lo fa sempre. Lo fa all’inizio della vita e al tramonto, affinché noi tutti lavoriamo nella sua vigna, rendendo così il mondo come Dio lo vuole, e la cosa meravigliosa è che il lavoro c’è per tutti, anche per chi se ne accorge all’ultimo momento della propria vita.

Cosa interessante da notare è che i lavoratori dell’ultima ora si comportano in modo sfacciato, perché, quando il padrone chiede loro perché avessero passato la giornata oziando, loro rispondono: “Perché nessuno ci ha chiamato”, come se non sapessero che il Signore era già passato a chiamare tre o quattro volte nella piazza e loro, forse, erano al bar, rendendosi disponibili solo alla fine della giornata. Il Signore, allora, fingendo di credergli, propone loro di venire a lavorare per lui.

La ricompensa da Lui preparata era un denaro: eccellente ricompensa per i lavoratori a giornata che, così, potevano garantire il sostentamento alla propria famiglia per un’intera giornata. Questo padrone si mostra giusto e generoso: ricompensa equamente chi lavora nella propria vigna, anche chi lavora solo l’ultima ora; infatti, vuole che tutti loro possano provvedere debitamente alle rispettive famiglie.

Questo padrone assomiglia a tutti gli altri personaggi del Vangelo. Per esempio, assomiglia al padre della parabola del figliol prodigo, che non dà importanza al fatto che il figlio avesse sperperato metà dei suoi guadagni; infatti, per lui era importante che il figlio fosse tornato. Assomiglia al padrone del campo che sparge il seme ovunque, sia sulla strada, sia sul terreno sassoso, sia sul terreno spinoso. A lui non importa: il seme dev’essere sparso ovunque. Assomiglia al padrone di casa a cui il servo ruba oro e grano perché quest’ultimo aveva bisogno di una casa. Quando lo scoprì, il padrone gli disse: “Hai fatto bene. Ora hai una casa”. È così il Signore che Gesù racconta nel Vangelo: un uomo spesso esagerato nella bontà, nell’amore e nel dono. Questo perché Dio non si sottrae al dono dell’amore senza avere nulla in cambio.

Nel momento, però, in cui quelli che hanno lavorato di più si lamentano con il padrone per aver guadagnato come i lavoratori dell’ultima ora, il Signore risponde loro: “Io sono buono, se non avete capito questo è il caso che andiate via, perché non avete capito nulla”.

Questa parabola è meravigliosa e ben si accompagna con la Prima Lettura, tratta dal profeta Isaia, che riporta: “Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie”».

Benedizione degli zaini

Al termine della celebrazione e prima di mettersi in processione, il vescovo Palmieri e don Joseph hanno invitato i bambini a prendere i loro zainetti, momentaneamente lasciati fuori dalla chiesa, per farli benedire dal presule. È stato un bellissimo momento per questi giovanissimi che, dopo aver iniziato la scuola la scorsa settimana, affronteranno questa seconda settimana con nuovo spirito.

Processione attraverso le vie del quartiere

Concluso il momento dedicato ai bambini, i fedeli si sono radunati nel piazzale antistante la chiesa e, con la guida di don Joseph e don Jean, si sono messi in ordine per la processione. Protagonisti di quest’ultima sono stati la banda musicale, che ha animato il corteo, e la statua del Santo Protettore, che è stata portata per le vie del paese.

 

 

 

 

 

Alessandro Palumbi: Nato ad Ascoli Piceno il 05/11/2001. Diplomato presso il Liceo Classico "Francesco Stabili" di Ascoli Piceno nel 2020. Laurea Triennale in Lettere Classiche ottenuta presso UNIMC nel 2023 Laurea Magistrale in Filologia Classica ottenuta presso UNIMC nel 2026