Antonella Roncarolo e Samba Manneh

DIOCESI – L’accoglienza dei migranti, le nuove norme europee su asilo e migrazione e le conseguenze concrete che queste producono sulle persone.

Sono questi i temi al centro del primo appuntamento del Festival del Sociale, in programma lunedì 21 settembre alle ore 18 alla Bottega del Terzo Settore di Ascoli Piceno. L’incontro, dal titolo “Accoglienza e nuovo patto europeo su migrazione e asilo. Nuove norme, diritti, esperienze concrete, la storia di Samba”, metterà a confronto il quadro normativo con le esperienze vissute sul territorio.

L’iniziativa è promossa dalla Caritas diocesana di Ascoli Piceno insieme alla Caritas diocesana di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, all’Associazione PAS Polo Accoglienza Solidarietà, all’Associazione Betania Odv e alla Fondazione Caritas di San Benedetto del Tronto, nell’ambito del Festival del Sociale organizzato dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Ascoli Piceno.

A intervenire saranno Oliviero Forti, responsabile del Servizio accoglienza e integrazione migranti e rifugiati di Caritas Italiana, la professoressa Antonella Roncarolo, volontaria Caritas e scrittrice, e Samba Manneh. Al centro dell’incontro ci sarà proprio la sua storia, utilizzata come punto di partenza per affrontare il tema dell’accoglienza e delle nuove procedure in materia di migrazione e asilo.

A spiegare il senso dell’iniziativa sono Giorgio Rocchi, direttore della Caritas diocesana di Ascoli Piceno, e don Gianni Croci, direttore della Caritas diocesana di San Benedetto del Tronto.

“Nel corso del Festival del Sociale organizzato dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Ascoli Piceno proponiamo una riflessione sul tema dell’accoglienza dei migranti nelle nostre comunità e nel nostro territorio. Come Chiesa cerchiamo di sostenere e vivere il valore e il dovere dell’accoglienza, della dignità e della tutela dei diritti umani dei migranti, tra l’altro cercando in maniera operosa di metterci a disposizione per essere, per quanto possibile, accoglienti. In un quadro comunque complesso di disponibilità, per la carenza di strutture adeguate, proponiamo di confrontarci con le novità legislative che derivano dal nuovo patto europeo su asilo e migrazione, novità che si innestano nella progressiva trasformazione dell’immigrazione in una questione di sicurezza nazionale, processo avviato con il decreto Cutro.

Ci sono esperienze che ci mettono a confronto, duramente, con speranze tradite, sogni infranti, ma anche diritti umani calpestati. Le esigenze di sicurezza, sacrosante, non possono trovare spazio solo nella contrazione dei diritti e nell’inasprimento delle regole. Per questo, raccontare la storia di Samba è un’occasione per misurarsi con un’esperienza reale vissuta dalle nostre comunità. Partito in compagnia, Samba è arrivato qui tra noi da solo, non così distante da noi, non un numero nelle statistiche, ma un volto, occhi che possiamo incrociare. Ogni barca che arriva – ha ricordato il Papa Leone affacciandosi sull’Atlantico – non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita? Abbiamo da fare la nostra parte”, spiegano Rocchi e don Croci.

A portare la propria esperienza sarà quindi Samba Manneh, che nel corso dell’incontro racconterà anche le difficoltà legate alle diverse procedure previste per chi presenta una domanda di asilo in Italia e in Europa.

“Adesso, in Italia e in Europa, hanno cambiato tante leggi sulla migrazione e l’asilo. Se provieni da un Paese che l’Europa considera sicuro, come il Gambia, il Senegal, il Marocco, il processo è velocissimo. In un mese arriva la convocazione, ti presenti alla Commissione territoriale ad Ancona e, dopo una settimana, massimo, arriva la risposta negativa. Decreto di espulsione. Via. Allora che cosa fai? Richiedi di nuovo asilo, oppure pensi di andare in un altro Paese europeo. Ma lì succede la stessa cosa: una risposta negativa.

Se invece vieni da un Paese considerato non sicuro, Mali, Sudan, Niger, parte della Nigeria, il processo è molto più lento. Aspetti quasi un anno. E anche se alla fine arriva un decreto positivo, tu hai perso tanto tempo. Un anno della tua vita congelato. Il problema vero è questo: quando il decreto arriva, tu non hai fatto niente. Non hai lavorato, non hai studiato l’italiano, non conosci nessuno. Come fai a integrarti? Gli uomini, le donne, i bambini, spesso non accompagnati, che arrivano dall’Africa affrontano tanti pericoli per fare questo viaggio. Se gli dai la possibilità di lavorare, di avere una casa, allora si integrano, allora costruiscono una vita. Altrimenti rimangono seduti sulle panchine. E la rabbia di chi non ha niente incontra la rabbia di chi ha paura di perdere tutto. Questo non riguarda solo l’Africa, ma vale per tutte le migrazioni”, racconta Manneh.

Alla storia di Samba è legato anche il lavoro della professoressa Antonella Roncarolo, che ha scritto il romanzo “Eravamo due ragazzi”, dedicato proprio al viaggio di Samba e dell’amico Ebrima dal Gambia all’Italia.

“Ho scritto il romanzo “Eravamo due ragazzi” per raccontare la storia di Samba e di Ebrima, due amici che hanno affrontato il viaggio dal Gambia all’Italia, dove hanno incontrato la violenza, la paura e anche la morte. Nel suo lungo racconto, Samba parla spesso dei bambini. Dice che sono loro a soffrire di più, perché sono piccoli e non meritano di vivere quelle esperienze di violenza e di morte. E voglio ricordare qui le parole di Papa Leone XIV per la Giornata del Migrante e del Rifugiato: Riconoscere il bambino nella sua dignità, prima ancora della sua condizione di migrante, e tutelarne i diritti fondamentali: alla vita, all’educazione, a un livello di esistenza che gli consenta di crescere e svilupparsi pienamente.

Nel romanzo i bambini sono straordinari. Sono sempre positivi, sempre vicini a Samba e al suo amico in tutto questo lunghissimo viaggio. E anche nella vita di Samba, quando ha dovuto affrontare dolori enormi. Ma la loro speranza non basta. La loro forza non basta. L’Europa è chiamata a garantire un’accoglienza che li sottragga a un’attesa senza futuro, che dia loro dignità, la possibilità di studiare, di integrarsi, di trovare un giorno un lavoro. Non speranza sospesa nel vuoto. Accoglienza vera, che riconosca in questi bambini persone con diritti e con un futuro”, sottolinea Roncarolo.

Il Festival del Sociale proseguirà poi mercoledì 23 settembre alle ore 18, sempre alla Bottega del Terzo Settore di Ascoli Piceno, con il secondo appuntamento dal titolo “Terzo settore, volontariato e giovani tra presente e futuro”, che sarà dedicato al rapporto tra volontariato, terzo settore e nuove generazioni.

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