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Bielorussia, il sistema giudiziario usato come strumento di repressione

Le autorità della Bielorussia utilizzano sistematicamente il sistema della giustizia penale per reprimere il dissenso e colpire persone considerate oppositrici del governo. È quanto denuncia il Gruppo di esperti indipendenti delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Bielorussia in un nuovo rapporto presentato al Consiglio Onu per i diritti umani, nel quale si documentano violazioni commesse dal 1 maggio 2020. Secondo gli esperti, forze di polizia, servizi di sicurezza, procure e magistratura avrebbero agito in modo coordinato per limitare diritti e libertà fondamentali. “Non emerge un quadro di violazioni isolate, ma di un sistema in cui le istituzioni statali sono state sistematicamente utilizzate per reprimere il dissenso e le libertà fondamentali”, ha dichiarato Karinna Moskalenko, presidente del Gruppo. Il rapporto documenta arresti arbitrari e violenti, spesso senza mandato, pestaggi, minacce, negazione dell’accesso agli avvocati e pressioni sui detenuti affinché registrino video di “pentimento”. Nei centri di detenzione vengono segnalati sovraffollamento, condizioni igieniche precarie, privazione del sonno e cure mediche insufficienti, oltre ad abusi specifici contro le donne. Anche i procedimenti giudiziari, secondo gli esperti, sono caratterizzati da gravi violazioni delle garanzie del giusto processo: detenzioni preventive fino a 2 anni, udienze a porte chiuse, limitazioni alla difesa e condanne quasi sempre confermate in appello. Sono inoltre aumentati i processi in contumacia contro persone che vivono all’estero. La repressione proseguirebbe anche dopo la scarcerazione, attraverso forme di sorveglianza preventiva, controlli elettronici, limitazioni agli spostamenti e nuove detenzioni. Alcuni prigionieri politici, inoltre, sarebbero sottoposti a condizioni carcerarie disumane, isolamento e privazioni di cibo e sonno. Gli esperti chiedono alle autorità bielorusse di liberare tutte le persone detenute per motivi politici, indagare sulle violazioni, perseguire i responsabili e garantire riparazione alle vittime. Alla comunità internazionale chiedono di mantenere alta l’attenzione e di promuovere l’accertamento delle responsabilità. “La comunità internazionale non deve voltarsi dall’altra parte”, ha affermato l’esperta Susan Bazilli.

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