Di Lucilio Santoni
Leggiamo e ascoltiamo da ogni parte un’esaltazione delle eccellenze. Quelle del territorio. Quelle imprenditoriali. Quelle del Made in Italy. E così via. La nostra società, “dinamica e innovativa” magnifica ciò che fa aumentare il p.i.l., che fa notizia, che genera ammirazione per come si impone sul mercato, che vince i Talent Show.
Ma è giocoforza che a fronte di alcune eccellenze (“uno su mille ce la fa”, cantava Gianni Morandi), tutti gli altri sono scarti. In tal senso, possiamo realmente dire che il nostro mondo, celebrando oltre misura quelli che arrivano primi ai traguardi mondani, produce scarti umani in grande quantità, da gettare nella spazzatura.
Purtroppo abbiamo completamente dimenticato la saggezza delle Scritture. Salmo 118: “la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra angolare”. Versetto ripreso dal Vangelo di Matteo (21, 42): “E Gesù disse loro: Non avete mai letto nelle Scritture: la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra angolare.
E poi, a proposito dei Talent Show, siamo indotti a credere che il talento sia una capacità che qualcuno ha per vincere premi e arricchirsi. Mentre, la verità sta nella Parabola dei talenti, sempre in Matteo (25, 14-30), laddove si chiarisce che il talento è un dono che viene dato e che deve fruttare, cioè dare frutti buoni per tutti, buoni per il mondo e chi lo abita.
Vecchio e Nuovo Testamento sono ancora oggi fonte inesauribile di ricchezza spirituale, di vita autentica.