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Leone XIV: no ai “profeti di sventura”

No ai “profeti di sventura” che, “sebbene accesi di zelo per la religione vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia”. Con queste parole, prese in prestito dal discorso con cui Giovanni XXIII ha aperto il Concilio, il Papa ha inaugurato in piazza San Pietro un ciclo di udienze sulla costituzione pastorale Gaudium et spes, che tratta del rapporto della Chiesa con il mondo contemporaneo. “Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa”, la consegna di Papa Roncalli, oggi santo, che Leone XIV ha rilanciato: “Tre anni dopo, la promulgazione di Gaudium et spes riconosceva in tale discernimento un elemento essenziale della natura della Chiesa, descrivendo come costitutiva la sua indole pastorale: da qui la definizione di ‘Costituzione pastorale’”.

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